“E adesso facciamo i conti” Gioia sia.. – Omelia XXXIII° – A

Da bravi veneti potremmo prendere questa parabola di Gesù come un invito a lavorare ancora di più.. come non fosse già abbastanza triste dover preparare funerali in famiglie nelle quali del defunto, non sanno dire molto di più del fatto che avesse tanto lavorato..
Non è un invito a fare.. infatti ce lo spiegherà bene il terzo servo che per paura, non si mette in gioco. Ma vediamo con calma qualche passaggio del testo più da vicino.
Ebbene “a uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno”, letteralmente “la forza”. Il signore, il padrone conosce i suoi funzionari e sa le loro capacità. Non è stato ingiusto. Ha dato il massimo a ciascuno. Come avesse riempito fino all’orlo bicchieri diversi: boccale, flute.. son differenti, ma colmi.
Don Lorenzo Milani un giorno ebbe a dire, “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.” Questo per aiutarci a comprendere in modo corretto questo passaggio.
Gesù insomma ci sta parlando di un padrone generosissimo, che da tutto il suo patrimonio.. ”i suoi beni”.. Secondo alcuni storici al tempo un talento era un’unità di misura, come dire un quintale: un talento equivaleva a 30 kg d’oro o 20 anni di paga di un operaio, quindi un’enorme fortuna, allora siamo chiamati a contemplare la generosità più che dire che 5 è più di 2.. perché abbiamo capito che ognuno ha ricevuto il proprio massimo.
Ma quali sono questi beni? Perché Gesù racconta questa parabola? Quante volte abbiamo inteso in senso moralistico questa parabola dicendo che i talenti erano le nostre qualità e dovevamo comportarci bene. Forse chiarendo il discorso delle capacità e dei bicchieri.. ognuno in quel senso è diverso e capace..  possiamo anche iniziare a comprendere che quel patrimonio è il dono che Gesù fa a ciascuno di noi. Il dono del rapporto con Lui, i suoi doni .. la Parola, l’eucaristia, il servire, il pregare, il celebrare.. ecco le opportunità da vivere e far moltiplicare, portare frutto. Con questi mezzi noi non siamo più servi costretti a trafficare ma padroni, come Gesù! Siamo figli.. in onore a un padre generoso. Ognuno riceve delle possibilità di vita.. di relazione con Dio e con gli altri.. dei doni, delle potenzialità importanti per vivere.. riceve fiducia! Lui se ne va e non li controlla. Dio ci ha donato il Suo figlio Gesù, Gesù ci dona tutto se stesso nella Parola e nell’eucaristia.. per la salvezza e la qualità della nostra vita.. tutto questo non vale più di talenti e kg di oro?
O ci si fida di questo volto di Dio come di un padre che non ti vuol fregare o ci si lascerà prendere dalla paura. Come fa il terzo che ha una sua idea sul padrone.. e se ne lascia condizionare.
Lui non ci impone nulla, ci chiede fiducia, ci propone.. liberandoci da qualche idea sballata..
Andò a fare una buca nel terreno”. Seppellendo questo talento è come se seppellisse la propria vita, ma costui rimane servo, non si sente signore. Prende tutte le precauzioni, lui non crede nella generosità del suo padrone “e vi nascose il denaro del suo padrone. “Dopo molto tempo il padrone di quei servi viene..” l’evangelista parla al presente, a rappresentare un’azione che continua nella comunità di Gesù, “e volle regolare i conti con loro”. Non viene per farsi restituire quello che lui aveva donato, ma vedere che cosa ne hanno fatto.
“Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: ‘Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. Ebbene a questo punto il signore, il padrone, non chiede indietro quello che lui aveva dato, ma gioisce ed esclama: “’Bene..“, e questa esclamazione assomiglia a quella del creatore nel libro del Genesi quando Dio, il creatore, ammira la sua opera, “Servo buono e fedele – gli disse il suo padrone – sei stato fedele nel poco.. “, dice nel poco, ma si tratta di un’enormità, una fortuna immensa, 150 Kg d’oro, una fortuna straordinaria, e il padrone dice che era poco.
Ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”’. Lo invita a far parte di tutte le sue sostanze, di tutta la sua vita e lo fa passare dalla condizione di servo a quella di padrone, libero come lui. Ecco il volto di un Dio che ci vuol liberare dal dovere e far sentire protagonisti della nostra vita. Vivendola non come una cosa nostra da amministrare con paura (e quindi magari accumulare, metter da parte, consumare, trattenere), ma da donare e vivere con libertà e gioia. E’ un Dio che si compiace del vedere i suoi figli usare, praticare quel che hanno ricevuto.. perché riconoscono la vita come un dono, il servizio come un dono non come un possesso (cfr. la messa di domenica scorsa mercanti tempio)
Pensate alla prima lettura.. alla lode che la Parola fa di quella donna.. che con le sue mani, con quello che sa fare, lavorare, produrre.. nella vita di tutti i giorni viene lodata.. allora qui viene valorizzata la nostra vita quotidiana, il nostra saper fare, sempre in una logica di condivisione..
Riconosciamo questo nella nostra vita? Nel nostro frequentare chiesa, parrocchia, sacramenti.. sono doni da usare.. non strumenti per arricchirci o farci vedere.. come il mercato del tempio.. ci parlano di un volto paterno di Dio generoso o della paura che portiamo nel cuore di un padrone cattivo che ci vuole fregare?
Chiediamo al Signore che ci illumini e ci sostenga nel vigilare sempre nella nostra coscienza e nel riconoscerlo vicino e generoso..
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Un pensiero su ““E adesso facciamo i conti” Gioia sia.. – Omelia XXXIII° – A

  1. Molto bella,importante,chiara,l’omelia ” E adesso facciamo i conti !”
    Non la ricordavo.
    Ci fa amare…sempre di più questo Padre,così speciale.
    A furia di sentirglielo ripetere…credo proprio che essere di Cristo e di Dio,sia l’essenza della gioia.Anche su questa terra!
    Grazie

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