IVa Domenica di Quaresima – A

(Tempo di lettura previsto: 7 minuti)


U2.. in una città che..  youtu.be

In Ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 9, 1-41
Passando, vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». 
Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.
Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».
Scommetto che non hai letto tutto il vangelo perché troppo lungo e sei venuta..venuto a leggere subito il commento…
A cercare insomma effetti, applicazioni, spiegazioni, qualche spunto efficace per riflettere. E poi?
Spesso si confonde, nel parlare comune, la riflessione con la preghiera. Si pensa, sostiene che credere sia fermarsi a riflettere tra sé e sé, passeggiando da soli, cercando silenzio, solitudine ecc.
Ma riflettere è stare tra sé … da soli con sé stessi, cosa di cui spesso c’è assoluto bisogno (posto il fatto di avere il coraggio di mettere i nostri smartphone in modalità aereo)..
pregare invece è percepirsi alla presenza: il che vuol dire che un cristiano non è mai solo. Ma sempre alla presenza del Padre, con Gesù a fianco e lo Spirito Santo che gli gira attorno e lo provoca da dentro il cuore e la coscienza.
Ecco cosa significa credere in un Dio trinità…(Nel nome del Padre e del Figlio e dello SS) essere immersi in questo abbraccio…allora non sei mai solo, e ..riflettere è pensare alle tue cose; pregare è guardare alla tua vita assieme a loro.
Sono due cose totalmente diverse. Quando davanti ad uno specchio io mi ci rifletto…vedo solo me stesso per quello che sono. Non male, certo.
Ma la preghiera e l’ascolto della Parola… mi fanno guardare a me stesso come Dio mi guarda….
cambia tutto. Luce e buio.. vedere e non vedere, chi crede di vedere in realtà vede niente o quel che vuole vedere… chi non crede di vedere, impara a vedere con occhi nuovi.
Io sono la luce del mondo, ci ha detto Gesù: lasciamoci illuminare.
Rileggi il vangelo…almeno 3 volte…gustalo, immergitici… e lascia stare i miei commenti.

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“Qual’è la tua vera sete?” – Omelia IIIa Quaresima A-2017

Questo vangelo è molto lungo ma mi pareva bello accoglierlo per intero; pagina intensa, che andrebbe analizzata con calma per comprenderla bene nella sua potenza. Si, potenza: questa è una pagina potente. Non è cronaca ma annuncio! Gesù attraverso la Parola a messa, tocca le nostre vite, le vuole liberare e rinvigorire. Vediamo allora di pescare qualche perla preziosa: è un dialogo denso, sottile, psicologico, per certi versi erotico. Un uomo e una donna, da soli, ad un’ora in cui non si andava al pozzo per l’acqua ma, lei è li; cosa cerca?  Gesù riconosce la situazione ambigua.

Qui ci mostra innanzitutto lo stile con cui Dio ci vuole incontrare e raggiungere: vediamo…

-provoca: dammi da bere…Gesù ha sete, è nel bisogno. Ci annuncia un Dio assetato di noi. Ho sete di te, della relazione che con te, figlio mio, cristiano, con te qui a messa o per strada.

Mi manca poterti raggiungere e servire. Noi pensiamo che essere cristiani sia fare delle cose per Dio o per la parrocchia? no, è innanzitutto permettere a Dio di amarci come vorrebbe, cioè dando luce, pace, forza, qualità alle nostre vite quotidiane. Lasciare sia lui a lavarci i piedi, a prendersi cura di noi. Uscire da questa messa ristorati e rinvigoriti. Felici. Di questo lui ha sete…di esser per noi quell’acqua viva: la sua parola da accogliere, l’eucaristia per rinfrancarci, la preghiera assieme per confermarci nell’unità e nella collaborazione. Un padre non desidera che la felicità di un figlio, no?? La dice a ciascuno di noi qui, questa sete.

educa…invita cioè a riconoscere non il bene o il male ma..se ci fa bene o male: se quel di cui stiamo vivendo è un’acqua che disseta o qualcosa di effervescente come certe bibite scadenti, che poi ti lascia assetato. Dimostra alla donna che in certi pozzi non c’è acqua vera che ci fa vivere: certi peccati, compromessi, resistenze, tiepidezze. Sappiamo tutti riconoscere cosa stiamo facendo ma che non ci è utile e ne dà vera pace, vera gioia o libertà. Non ci fa vivere in maniera autentica. Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che  io gli darò non avrà più sete…

-suscita desiderio: se tu sapessi… Gesù vuol far rendere conto alla donna di cosa ha veramente sete, quale è il suo bisogno essenziale, cosa sta cercando. Noi siamo i nostri desideri: di senso, amore,

misericordia, autenticità. Abbiamo desideri profondi in noi che non possiamo ignorare, bisogni importanti a cui dare risposte urgenti non scadenti…basta vivere al ribasso e con fragili anestesie.. Signore dammi quest’acqua perché nn abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere  acqua… sentiamo crescere in noi, con onestà, liberante, il bisogno di autenticità?

valorizza il positivo di chi ha davanti: questa donna, la sua storia ferita, i 5 mariti, possiamo pensare di tutto…e va bene. E’ come noi fragile e sola, forse si sente sbagliata e infelice, sempre mendicante di affetto e nuove storie, in balia di desideri spenti…

lo sguardo creatore di Gesù cerca il positivo in lei e lo mette in luce per due volte: hai detto bene; e alla fine della frase: in questo hai detto il vero. Trova verità e bene, il buono e il vero anche in quella vita accidentata. Vede la sincerità di un cuore vivo ed è su questo frammento d’oro che si appoggia il resto del dialogo. Non ci sono rimproveri, né giudizi o consigli, Gesù invece fa di quella donna un tempio. Gli domanda dove adorare Dio, su quale monte? Ma è lei, in spirito e verità, il monte; tu il tempio in cui Dio viene. Ciascuno di noi, lo dirà S. Paolo è un tempio. Nella 2a lettura: l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo (battesimo e cresima!). (…) Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. Quanto distanti siamo da questa consapevolezza? e perché non ci crediamo? Dio non vuole aspettarci: ne ci chiede di cambiare per essere degni di lui. Nessuno allora sarà MAI sbagliato, indegno, irrecuperabile ai suoi occhi. Lui ci vine e prendere dove siamo, dove a noi facciamo magari anche schifo e ci porta su..Pensate a quando verremo alla comunione. Ciascuno sarà tabernacolo. Non perché perfetto ma perché assetato e bisognoso. Li dove siamo il Signore ci annuncia di volerci venire a prendere e soccorrere per condurci alla verità di noi, della nostra sete: non ci giudica ma ci accompagna. Non dobbiamo prima convertirci e poi ..no.. da peccatori fragili e feriti ci lasciamo raggiungere. Questa è la buona notizia. Sia la nostra invocazione e preghiera. Sia questa la nostra sete.

IIIa Domenica di Quaresima – A

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)


S. Koder, La samaritana

In Ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 4, 5-42
5Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. 7Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». 8I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. 9Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 11Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? 12Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». 13Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; 14ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». 15«Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». 
Vedo che tu sei un profeta! 20I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». 21Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». 25Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». 26Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
39Molti Samaritani di quella città credettero in lui. 40E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. 41Molti di più credettero per la sua parola 42e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Il punto di vista scelto dal pittore tedesco Koder è come sempre geniale ed inedito: si immagina dentro il pozzo, come quell’acqua noiosa e ripetitiva, povera, che Gesù “accusa” non farà mai passare alcuna sete. Simbolo di tutto quello di cui tentiamo di dissetarci, non sapendo o ammettendo…che sappiamo non lo farà mai… ma intanto ci accontentiamo. Viviamo al ribasso. Eppure, sottolinea ancora, è proprio in quest’acqua da poco, che la samaritana riconosce il volto di Gesù che le “appare” a fianco.
Ci sarebbero ore di cose da leggere e scrivere su tutte le interpretazioni bibliche ed esegetiche: qui Giovanni supera sé stesso con tanti simboli e allusioni.
Per alcuni il pozzo è la Parola, la scrittura, nel quale “scavare”.. per attingervi il senso e il volto autentico di Gesù…dalla Parola appunto.
Per altri il pozzo è proprio Gesù, vi si siede sopra, quasi ad impadronirsene. Non siamo molto distanti.
Mi piace però l’idea di un duplice svelamento: da un lato riconoscere che quell’acqua non ci disseterà mai, dall’altro che mentre facciamo questa scoperta Lui ci appare a fianco e si offre a noi, nella fede come acqua viva. Ecco come poter interpretare Koder e la sua intuizione.
Stiamo bevendo cose “gassate” ed evanescenti che non ci toglieranno la sete, ma solo ci illuderanno di essere fresche e dissetanti.
Gesù si offre alla nostra vita e fede come acqua viva: come per la bellezza di domenica scorsa, nella mia omelia, noi che siamo costituiti di acqua, che siamo creati per Dio, abbiamo sete di qualcosa-Qualcuno di cui siamo impastati e costituiti…come la risposta al nostro bisogno di senso e direzione. Lui è il “tempio portatile”: la piena reperibilità di Dio.
A quel tempo era inconcepibile…non andare al tempio…Gesù si colloca qui… come nuova e definitiva mediazione nella fede per incontrare e lasciarsi raggiungere dalla buona notizia di un Dio, Padre.

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