Domenica delle Palme -A- Omelia

Era mercoledì 22 febbraio; ci siamo fatti cospargere la testa di cenere ed è iniziata la quaresima: il colore viola, venerdì pesce, basta con gloria e alleluja, pochi fiori, confessioni, l’animazione dei vari gruppi nelle varie domeniche; Alcune opere d’arte ci hanno accompagnato…

la liturgia della Parola ci ha portato nel deserto, dove Gesù è stato tentato dal diavolo…per riflettere su chi comandi davvero nei nostri cuori; siamo poi saliti sul monte: Pietro, rapito dalla bellezza, voleva fare tre tende, mentre Gesù si trasfigurava nella luce di un nuovo mondo e Dio gongolava felice. Davvero la fede cristiana rende bella e convincente la nostra vita? Siamo quindi scesi anche noi, stanchi, arrivando ad un pozzo, dove assetati come la samaritana, ci siamo sentiti assicurare che è Lui l’acqua viva e buona per noi. Abbiamo l’umiltà di riconoscere che spesso stiamo continuando a bere bevande che non ci disseteranno mai? 

Cercando risposte religiose ma non evangeliche? Siamo poi entrati a Gerusalemme scoprendo che un cieco aveva recuperato la vista…sconvolgendo persone che pur sane non sapevano vedere oltre il loro naso; come è il nostro sguardo su noi stessi, su Dio, sugli altri? Infine siamo usciti verso Betània, accostando con rispetto il lutto di Marta e Maria, mentre Gesù stesso in lacrime piangeva per Lazzaro, dandoci poi il segno straordinario della sua rianimazione, perché chi crede in Lui non morirà in eterno. 

Ci crediamo davvero o è solo tradizione?

Ora siamo qui: la Passione di Matteo, il ramoscello di ulivo più bello da scegliere, magari anche benedetto, la lavanda dei piedi, processione quest’anno di Collaborazione e via crucis, la veglia solenne di sabato, se ho tempo mi vado a confessare, la messa perché almeno a Natale e Pasqua! (finché dura), il pranzo coi parenti, capretto agnello asparagi colomba, gli auguri da fare, la gita di Pasquetta, le sorprese dell’uovo di Pasqua, il cioccolato fondente invece che al latte, qualche giorno di vacanza … 

Chiediamo al Signore di saper rallentare e vivere intensamente questa settimana santa, vero cuore e centro della nostra fede: non sia solo un’abitudine religiosa, non ci trovi spettatori annoiati ne zombie affannati di cose morte da recitare. Senza la risurrezione, la Pasqua e la vita eterna già ora del cristianesimo resta un’inutile, insipido e asfissiante galateo meritocratico. Dio ce ne scampi.

Forse anche noi come Pietro potremmo dire che non conosciamo quell’uomo, Gesù… perché lo frequentiamo troppo poco o male. 

Ma ci sentiamo cristiani lo stesso. Forse anche noi come Giuda lo abbiamo già venduto cioè messo da parte perché in realtà ci interessa tutto tranne l’essenziale.

Lo Spirito Santo questa settimana ci faccia ricordare che il primo credente in Gesù Cristo, il primo convertito non è stato né un suo discepolo né un sacerdote né un super devoto;  ma un centurione, un soldato romano, pagano, che sapeva niente di religione ma che ha colto che “davvero costui era figlio di Dio”. Dal suo stupore commosso è nata la fede, la capacità di credere in un cambiamento possibile e bello. La morte è già stata sconfitta, la vita eterna è in corso, la risurrezione una realtà. Nulla può più essere come prima.

Buona settimana santa, per una Pasqua scomoda ma necessaria per….

Omelia 4a Domenica Quaresima -A

La 4a di quaresima e avvento è sempre caratterizzata dalla gioia… sarebbe stato meglio la settimana scorsa visto le letture ma..a proposito Dove eravamo rimasti? Avete visto il balletto del funerale? Qualcosa in settimana vi ha reso fieri o felici di essere cristiani? Vi ha dato soddisfazione, facendovi sentire meglio, donandovi soddisfazione e piacere…

Il Vangelo ci aveva raccontato di un Gesù che facendo finta di voler bere, in realtà svela (attraverso il dialogo con la samaritana) che aveva sete di discepoli autentici che adorassero Dio in spirito e verità, non in maniera ipocrita o bigotta calcolando modi, tempi, luoghi e ….contro un cristianesimo che soddisfa un certo bisogno religioso ma non disturba la vita… 

domenica della gioia …. Chi ci ha fatto una promessa? premio vacanza regalo…

C’è una promessa di gioia dietro la quaresima e l’avvento

risorgere… avere possibilità diverse e inedite, inattese.

Identificare in me dove vorrei mettere una promessa, a partire da qualcosa della mia vita, si ma cosa….

1a lettura Samuele….Davide era quello che ballava nudo con tutte le forze davanti a Dio nell’arca dell’alleanza, per dirgli coi gesti e non con le parole che era felice…ricordate?

Ma chi era sto re Davide? ecco… brano bellissimo: si sta scegliendo il re di Israele e quindi qui c’entra Dio; non i curricula umani… e si dice insomma che attraverso Samuele si decida chi sarà il nuovo re…. tra i figli di Eliàb…che è un padre che fa selezione tra i figli, che si prende il lusso di lasciare nei campi quello che non gli va… capiamo 3 cose

il Padre non mi guarda almeno in 3 modi:  in modo… 

superficiale (come la cultura) di fretta…prime impressioni come il padre di Davide che nemmeno lo considera perché non è come bisognerebbe… e lo lascia nei campi…non è il preferito! Non è adeguato, non è all’altezza, nei canoni.

Vi siete mai sentiti guardare così? un giudizio dopo l’altro…

banale (come tutti)  aspetto, alta statura…cliché…tipo la famiglia del mulino bianco, la donna bella della pubblicità, stereotipi si dice ma che ci contaminano…

Invece si dice che Dio guarda oltre, il cuore, cioè forse la capacità di amare in modo appassionato e fedele…solo Lui può farlo perché l’ha creato…posso essere guardato così, posso sentirmi scelto e amato così.     Mi posso chiedere…. Lo desidero?

Permetto a Dio di vedere il buono che c’è in me? e di amarmi in questo? e valorizzarlo? stimolarlo?

Non significa che Dio non mi veda per quello che sono ma questo non gli impedirà mai di amarmi e volermi figlio…

È quello, racconta ancora il 2Sam..che da re si prese lo sfizio di rubare la moglie a un suo soldato, che poi fece uccidere in battaglia perché la moglie aspettava un bambino…ma questo farà nascere in lui poi una profonda conversione.

Non è che Dio non ci veda ma… la realtà poi è…

Capita anche a noi di essere così come Eliab 

Ciechi… non vogliamo vedere … Capire o sentire 

Penso a quando viene alzata l’ostia consacrata, il messale dice di mostrarla al popolo ma noi anche x abitudine abbassiamo la testa per dire le ns preghiere magari ma in realtà non guardiamo quel pane, quell’agnello a cui però poi ci rivolgiamo dandogli del tu e dicendogli Signore ciao so che non son degno di partecipare alla tua mensa ma sai che c’è .. fa un favore, di soltanto una parola e sarò salvato…   O stiamo mettendoci il gel alle mani

Secondo me non guardiamo perché non vogliamo contemplare e accoglier la pochezza di quel pezzo di pane…per non parlare della

miseria del ministro che lo tiene tra le mani.

Difficile credere a un Dio così troppo poco in quel pane

Io volevo un Dio che riempia le chiese di gente, gli oratori di giovani, che convinca tutti ad essere cristiani felici,  mi faccia salire sul carro dei vincitori e sentire potente coi colleghi di lavoro, che abbia una risposta su tutto e un criterio per ciascun problema, che mi faccia andare a messa i nipoti e i figli, che faccia diventare preti e consacrate i figli degli altri cosi avremo tutte le parrocchie col parroco, non faccia morire mamma, o accadere le guerre, salvi dai tumori, eviti gli incidenti stradali e la malavita, che faccia morire i cattivi e punisca finalmente chi lo merita …

E invece… solo quel pane, piccolo, insipido, friabile… 

Quanto siamo ciechi anche noi… volendo solo vedere un Dio su nostra misura e girando in basso lo sguardo da quel poco pane, come su quello mangiatoia di paglia, di due poveracci per cui non c’era posto…nei nostri presepi in un Dio che ha scelto e sceglie sempre la semplice e scandalosa povertà per non farci sentire in imbarazzo mentre ci guarda con amore di Padre.

Chiediamo la grazia e l’umiltà di accoglier su di noi questo sguardo e di sentirci in questo come Davide, chiamati con la nostra vita a testimoniare non i nostri meriti ma la sua grazia.

4a Domenica di Quaresima ’23 – A


Dal Vangelo secondo Giovanni 9, 1.6-9.13-17.34-38

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

Pensate se ci avesse visto: e si fosse accorto che Gesùbbello, sto mattacchione, sputava per terra e giocando col fango andava a metterglielo sugli occhi. Forse l’avrebbe fermato, dicendogli “Ma che fai? Chi ti conosce? Non si fa, non sta bene”. Lo so, è una battutaccia. Ma come non stemperare tale pagina, intrisa di una triste fissità pseudoreligiosa? Non voglio toccare sempre i soliti temi ma se questi vangeli di quaresima, e non solo, puntano sempre su questo mica è colpa mia. Chi è davvero cieco? Quale è il nostro “sabato” per il quale non vogliamo permettere al Salvatore di salvarci? Di metterci in discussione, di lasciare che ci cambi la prospettiva, che si frapponga tra il noi vittima e il noi carnefice, giudicante, sprezzante, prepotente? Che idea di Dio, di fede e di religione hanno i credenti di quel tempo contro cui Gesù va sempre e volentieri a sbattere, anzi prende proprio la rincorsa come sugli autoscontri? Perché non sono contenti che uno abbia recuperato la vista? Perché quel “sabato” è più importante di Dio tanto da dire che se non lo rispetti, non puoi venire da Lui? Ribadisco… potrebbe essere interessante oggi, ricordando il vangelo di domenica scorsa farci queste domande. Gesù al pozzo aveva in realtà mica sete di acqua ma di far diventare quella donna una adoratrice in spirito e verità…cioè una cristiana che si sentisse figlia amata in comunione col Padre non una dipendente affannata alle prestazioni religiose a ore e nei posti prescelti. Quei samaritani si convertono perché hanno capito e fatto esperienza; oggi questi farisei scelgono di restare ciechi per motivi religiosi. Un casìn…(“casino“, per i non veneti alla lettura). Il cieco si fida di chi gli ha toccato la vita, oltre agli occhi… di chi si è accorto e preso cura di lui. E questo fa crescere in lui la fede. Per questo crede. E noi crediamo per questo? Così, per dire…