Mettiamoci una pietra sopra… Omelia Veglia di Pasqua ’23

Sabato Santo ’23 Fiera -A
Ricordate? L’inizio de I Promessi sposi, i due bravi che aspettano seduti don Abbondio al varco per… raccomandargli quel che sappiamo….
   Un angelo seduto sulla pietra, racconta il vangelo, folgore e neve per descriverlo, e fin qua ci sta ma Matteo…è anche più originale; un po’ sbruffone questo angelo, me lo vedo lì seduto sopra la pietra spostata, soddisfatto, a gambe incrociate a godersi l’alba, gli manca la sigaretta in bocca mentre aspetta impaziente. Povere donne! Andavano ad imbalsamare un cadavere e si ritrovano proprio loro, nullità a quel tempo, invitate a testimoniare la cosa più rivoluzionaria di sempre ai discepoli ancora con la coda tra le gambe. Il cadavere non è qui è risorto, andatevene pure a casa. 
  Così seduto pare proprio voler dire, “su, dai, mettiamoci una pietra sopra” a questo mortorio, lasciate stare i cimiteri e tornate   in Galilea, è vivo. Vi sta aspettando lì.                  PAUSA
   È risorto, allora! Lo abbiamo atteso, ceneri, pesce e quaresima, ulivo, piedi lavati, olii ed eucaristia, passione, croce, processione, silenzio del sabato santo…e finalmente la risurrezione. E adesso? Che ne facciamo? Abbiamo tempo di vivere da risorti con tutte le cose che già dobbiamo fare?
Mi pare un invito audace a provare a mettere una pietra sopra a tutta quelle esperienze religiose-pseudocristiane che continuano a non offrirci vita vera, cioè eterna, ma solo anestetici spirituali, tranquillanti pastorali, narcotici sociali; che ci rassicurano come fieri custodi del sacro ma non ci motivano a scegliere di essere missionari appassionati, sale e luce del mondo, grano di senape; 
“Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo 
hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio..” tuona il 
vangelo di Giovanni a Natale! Una pietra sopra a quanto continua a renderci credenti imbalsamati, che sembrano vivi a parole (Signore, signore), con le dichiarazioni (Darò la mia vita per te!), coi princìpi (non mi laverai mai i piedi!), con il fare compulsivo per continuare a sentirci utili e visibili (Senza di me non potete fare nulla!), coi palliativi pastorali (volete andarvene anche voi?) ma in realtà dentro sono vuoti, o morti …Gesù, piccato, direbbe “guai a voi sepolcri imbiancati”. Ma la buona notizia sta in quella presenza…c’èun angelo sopra quella pietra! Angelo, manca solo la V davanti per ricordarci che vangelo significa buona notizia, annuncio, rivelazione novità!
Quante volte abbiamo definito “un angelo” chi si era preso cura di qualcuno…per passione, coraggio, dedizione, premura. 
Lasceremo che la buona notizia della risurrezione si prenda cura di ciascuno di noi? E come?  “Per mezzo del battesimo, dice Paolo ai Rom nella lettura, anche noi possiamo camminare in una vita nuova. E continua ”Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.”   
Cosa dal battesimo e da questa risurrezione rende nuova la mia vita?      Da cosa si potrà vedere che posso vivere da risorto?
Come posso attingere nel mio concreto oggi, adesso, al potermi considerare vivente per Dio cioè attraverso Dio in Gesù?
     Quale parte di me può passare a vita nuova e insperata?
Abbiamo tutti messo delle pietre, sopra qualcosa -in noi: lì dove ci siamo arresi e accoccolati nella nostra confort zone; in presunti difetti o brutti caratteri, abitudini religiose stantie, volti di Dio disumani e permalosi, in ferite del passato mai affrontate, grumi di orgoglioso individualismo, in amori malati, relazioni ambigue o dannose, in vizi e compromessi che ci fanno sempre apparire belli fuori…ma col buio dentro. Cristo luce del mondo!, ho urlato prima, e voi avete ringraziato Dio per questo. Cosa potremmo permettergli di illuminare in noi? In un’intervista il cantante della rock band U2 ha confidato: “L’unico problema che Dio non può risolvere è quello che proviamo a nascondergli”.
Insomma…O la fede in Gesù, il Messia risorto, è -in ultima analisi- uno dei tentativi umani per vivere il meglio possibile nel mondo che c’è stato dato e che abbiamo trasformato a nostra immagine (a dirla tutta direi senza grandi risultati Marx-Feuerbach), oppure questa fede è la proclamazione che il regno del mondo come noi lo conosciamo è terminato e che si è inaugurata una situazione senza precedenti. In una parola o il cristianesimo è una religione o è una rivoluzione. Se la prima possibilità sembrerebbe molto più razionale e verificabile storicamente (religione cattolica abbiamo fatto a scuola ed è scritto nei documenti) un bel galateo sociale e affettuoso, la seconda sembra più in armonia con le rivendicazioni del suo fondatore, dei suoi primi apostoli e certe dinamiche del vangelo che parlano di se mi vuoi seguire, fuoco, luce, sale, senape, comunione, piedi lavati che corrono,  e amore ad oltranza. Qual è quella giusta o autentica oggi?
Il teologo HUVB ebbe a dire che il cristianesimo è proprio l’unica fede al mondo che crede nell’al di quà o meglio che l’al di là inizia nell’al di quà. Insomma che siamo già ora in grado, avendo ricevuto in dono la vita eterna, di essere contemporanei a Gesù risorto, anche se non ce ne rendiamo conto e non siamo abituati a considerarlo o viverlo nelle nostre Galilee. Siamo nel 2023 durante non dopo Cristo. Lui è già reperibile e disponibile, mantiene la sua promessa e noi possiamo provare a viverci in questo modo nuovo, perché illuminato, come questa notte, dalla luce della sua risurrezione, dall’angelo vangelo.
Per i discepoli tale duplice richiamo a tornare in Galilea suona come…ritorniamo a dove eravamo partiti, dove tutto è cominciato, la nostra vita ordinaria, famiglia, lavoro, l’impegno sociale e civile da cittadini (ci farebbe bene provare a leggere la lettera a Diogneto!) Là mi vedranno…bello sto Gesù veneto, già al lavoro imperterrito (non s’è preso nemmeno un giorno di malattia!)…e che continua a non voler fare tutto da solo e, dopo quanto gli hanno dimostrato, (rinnegato, tradito, abbandonato) continua ad avere bisogno del poco che sono e che hanno da offrire alla chiesa.
Insomma a cosa ci può servire questa risurrezione se non a stimolare la nostra esistenza e le croci quotidiane illuminandole, accordandole a desideri inediti e speranze frequentabili? Poterci impastare col lievito di questa buona notizia fumando insieme con l’angelo… sopra le nostre pietre finalmente rimosse…
A farci sentire di qualità rinnovabile, eterna…a farci percepire possibilmente…diversi, insomma risorti? Mi chiedo…
E perché no?

Venerdì Santo -A ’23

Venerdì Santo ’23 Fiera

Nel 1988 il grande regista italo americano Martin Scorsese nel suo film “L’ultima tentazione di Cristo” lo aveva anticipato: un Gesù che scendeva dalla croce e sposando Maddalena e poi Marta, faceva una vita normale ma bravissimo e perfetto.  Anche noi spesso rischiamo di volerlo ridurre a nostra misura, un Gesù buono e bravo, che sa sempre cosa dire, cioè quello che ci aspettiamo dica. Belle parole, bei sentimenti, buoni valori…una sorta di guru dalle frasi ad effetto, di fronte al quale essere altrettanto bravi e meritevoli, clienti di un particolare personal trainer del bisogno tradizionale del sacro o del consenso sociale. Un Gesù come noi, che tutto sommato non disturba, che non ci chiede nulla perché non abbiamo tempo. E ci faccia essere magari cristiani a modo nostro, legati ma non si sa a cosa.

E magari lo accontentiamo con le nostre pratiche, i meriti, le richieste devuote per dargli le briciole del nostro tempo perché poi impegnati a vivere in modo completamente diverso da quanto il vangelo o la chiesa ci chieda. Lui si, magari, ma la sua chiesa no! No a certi papi e preti, a certe scelte della chiesa, alle collaborazioni pastorali, a certe scelte troppo da comunisti o innovative, a riunioni per decidere, capire, orientare…ma non sei tu il prete? fai tu…No no, noi ci vogliamo bene e facciamo del bene, non basta mica?

Insomma non un salvatore ma uno come noi, del quale prima o poi, passati i fasti o i pruriti religiosi, ci stancheremmo.

    La profezia di Ratzinger si realizza dopo qualche decina di anni: non è più questione di essere atei o contro Dio oggi ma semplicemente indifferenti. Non è quello che viviamo oggi? Alcuni tra gli stati più religiosi e missionari in Europa sono diventati pressoché atei, espellendo dalla cultura la fede cristiana. Della Chiesa e dei suoi valori, dei suoi messaggi, del suo Dio non interessa alla maggior parte delle persone. Stanno bene lo stesso. Senza fede, senza dio, senza religione…stanno bene lo stesso. Per chiedere o pretendere i sacramenti, per noi, i figli o i defunti mica serve la fede o il vangelo, basta il solito, senza tante domande. Siamo sinceri,  i nostri figli o nipoti per il quale ci siamo sgolati perché andassero a messa: ma loro..hanno fatto gli scout, suonato la chitarra al camposcuola, i chierichetti ma poi…son brave persone ma… cosa dobbiamo fare, padre

Per tutti loro siamo noi ad avere problemi o a nasconderci. 

   Invece Gesù dalla croce non è sceso: ecco la prima buona notizia. Doveva mantenere la promessa, come dicevamo ieri sera, per continuare a mostrarci un altro volto di Dio e della fede, un altro significato che la vita ordinaria di ciascuno può avere grazie al vangelo, che anticipa e contestualizza sempre ogni santa pratica o devozione. Uno stile diverso ispirato dal vangelo, dall’essere innanzitutto creduti dal Padre, non credenti a modo mio. Una promessa che nemmeno sospettiamo di poter recriminare, un diritto alla vita eterna che nemmeno desideriamo reclamare.

Davanti a quella croce tutti possiamo continuare a dire a noi stessi: ”per me” lo hai fatto anche per la mia vita. perché ne ho diritto e bisogno, non perché.. bisogna! Prima di tante altre preghiere a memoria, abituiamoci a dire questo. In quella croce io contemplo il desiderio del Padre che si realizza nel figlio di rendermi suo fratello, non schiavo o dipendente. Fratello!

Se quello là appeso alla croce non diventa mio fratello, alleato (nuova ed eterna alleanza), uno che mi lava i piedi e mi ama agratis…cade tutto il palco, anche se non lo vogliamo ammettere perché abbagliati da qualche sterile e misero risultato pastorale. (c’era più gente a messa sta domenica o…quanti cei fanno la prima confessione? ben, dai!  hai confessato?).

Lo aveva intuito ben prima di Scorsese un certo Dostoevskij quando nel suo monumentale I fratelli Karamazov fa dire al figlio quello che deve convertire l’ateo:

«Tu non scendesti dalla croce, quando per schernirti e per provocarti ti gridavano: “Scendi dalla croce, e crederemo che sei proprio tu!”. Non scendesti perché, anche questa volta,
non volesti rendere schiavo l’uomo con un miracolo,
perché avevi sete di una fede nata dalla libertà e non dal miracolo. Avevi sete di amore libero, e non dei servili entusiasmi dello schiavo davanti al padrone potente che lo ha terrorizzato una volta per sempre».

Un po’ come per la samaritana al pozzo, o il ladrone appeso alla croce in Luca, 

Baciando quel crocifisso chiediamogli l’umiltà di lasciargli dissetare la nostra esistenza bucata, affidiamogli quanto vogliamo nella nostra vita sia preso sul serio, rischiarato o sostenuto. 

Che sia una esperienza che ci fa sentire amati e creduti. Che ci doni la consapevolezza di voler essere salvati nelle nostre croci.

L’amore di Dio non protegge da ogni sofferenza. Protegge però in ogni sofferenza. 

Sia questo il desiderio che gli offriamo, scegliendo anche di pregare gli uni per gli altri. 

Stiamo solo mantenendo la Sua promessa… Giovedì Santo ’23

Omelia del Giovedì Santo 2023

Gesù sta solo mantenendo la promessa…quale?

Quella di mostrarci un modo sempre nuovo di vivere con Dio; poterne gustare la presenza accogliente e premurosa, l’amore personale, la pazienza infinita e la confidenza da figli; quella che poi si offre in una vita spesa tra fratelli e sorelle, in un creato dove c’è posto per tutti e da custodire per goderne la bellezza. Provocarci a viverlo, stimolarci a crederlo diverso tanto da mettere in discussione tutte le nostre idee, esperienze ed immagini di un dio fumoso, permaloso, rigoroso, religioso che abbiamo ingurgitato pur in buona fede da sempre e a cui siamo così attaccati. Quale promessa? Dunque…mica possiamo dimenticare il Natale. Se questa è l’ultima cena…la prima quale è stata? A parte i pasti offerti a Maria e Giuseppe a Betlemme dai malfamati pastori, primi destinatari dell’annuncio di gloria, la prima è forse quella di cui parla Giovanni, all’inizio del suo vangelo, le nozze a Cana in Galilea; qui Gesù desidera che la festa continui nella gioia e quel vino che sgorga miracoloso…Mantiene la promessa!

Quella di abitare in mezzo a noi, “mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore”
dirà in sinagoga.

Poi il battesimo nel Giordano, per stare con gli ultimi, perché nessuno rimanendo dietro potesse sentirsi spacciato o estraneo e il Padre ha commentato con favore; poi la vita, i miracoli, i discorsi, le attenzioni artigianali alle persone, in particolari ai più sofferenti ed emarginati, ai più bisognosi di tutto quello che la religione del tempo idolatrava: purezza, perfezione, meriti, rigore, tradizioni, curricula indispensabili, giudizi certi e accuse sicure.

manteneva la sua promessa: l’adultera non condannata, samaritana e il suo popolo nemico accolti e orientati alla vera fede, un messia debole e collaborativo ma sempre ostinatamente dalla parte non di chi ha il curriculum da ricordare ma un desiderio di pienezza da vivere. Chi vede me vede il Padre, chi mangia il mio corpo ha vita eterna. Ma subito le resistenze scettiche, lo vogliono fare re e lui scappa, lo vogliono ingannare, incastrare, accusare, condannare e alla fine ci riusciranno…E lui -ostinato- continua imperterrito, ad indicare con il suo stile il volto di questo Padre: non da solo per fare meglio e prima ma coi 12 disponibili, per insegnare a fare assieme, sempre per strada, nelle case, con tutti, senza etichette, a sanare, ridare dignità, fiducia, speranza, richiamando giustizia, misericordia e responsabilità. Zaccheo, indemoniati, ciechi, lebbrosi, pubblicani e peccatori, e pensiamo poi alle beatitudini. 

E lasciando sempre -tutti -liberi di seguirlo. Mantiene la promessa: il padre è misericordioso e non vuole figli che si ribellino per vivere da schiavi come il minore della parabola o perfetti e compiaciuti dei loro meriti, come il maggiore.

Mantiene la promessa e si inventa quello che stiamo celebrando oggi. Visto che ha intuito di non aver più tempo né futuro…. 

lo vogliono finalmente eliminare per il volto di dio della religione della fede e della carità che continua imperterrito a dare, sceglie liberamente e per amore di andare avanti ad oltranza, costi quel che costi. Del resto le profezie erano chiare ed esplicite.

Così facendo è stato Lui intanto a tradire le attese di Giuda e deludere le aspettative di Pietro e di tutti i discepoli che discutevano su come stare ai primi posti, ben visibili sul carro dei vincitori che cercano compiaciuti consenso e applausi.

   E  ci ritroviamo a questa ultima cena: e cosa si inventa sto mattacchione? Prende il pane ed il vino e ci vede il proprio corpo e sangue spezzati per noi come cibo per restare sempre in comunione con ciascuno di noi. Cosa è l’eucaristia se non il coinvolgerci? Fate questo in memoria di me. fatelo! Siate pane di amore nella collaborazione e nell’unità, date il vostro corpo come cibo per creare comunione, nutrire e curare relazioni, continuate voi con me ora a mantenere la mia promessa. Insomma…siccome io non ci potrò essere fisicamente, ci sarete voi per me…fate questo in memoria di me. Fatevi pane e cibo per tutti, le vostre vite e  parrocchie continuino a mantenere viva questa mia promessa, se farete davvero questo in memoria di me.

e gli olii? consacrati poche ore fa dal nostro vescovo in cattedrale e distribuiti in tutte le nostre parrocchie; servono sempre a mantenere viva e reale quella promessa che Gesù affida a ciascuno di noi:

-con essi battezzeremo, cioè renderemo figli Suoi i nostri bambini e bambine, capaci di amare perché fatti a immagine e somiglianza del Padre, li renderemo capaci di vivere da re, sacerdoti e profeti (cfr. articolo su Voce), saranno resi nostri fratelli e sorelle.

-con essi daremo la cresima, confermando la forza e la potenza dei 7 doni dello spirito santo, 7 applicazioni con cui curare le relazioni con sé stessi, con il vero volto del Padre e con il territorio sociale.

-con essi ungeremo ammalati e anziani…la promessa sarà mantenuta in un Gesù che accompagna e sostiene, recando consolazione e sollievo.

E la risurrezione non ce lo rende contemporaneo? io sarò sempre con voi fino alla fine del mondo, 2023 durante Cristo, e la messa quotidiana o settimanale non ci garantisce la sua presenza anche nella Parola che ascoltiamo? E nella vocazione al sacramento del matrimonio, al ministero presbiterale o alla vita religiosa e consacrata, tutti chiamati da una promessa di vita piena, amata e amabile per sempre. 

Io ho sempre pensato che Lui con me abbia mantenuto la sua promessa con la quale e per la quale sono entrato in seminario e mi ha resto più felice di quanto mai avrei potuto pensare di essere.

   E anche tante altre espressioni….in cui noi, nel suo nome, riuniti qui nel nome del pfss, continuiamo come comunità, -sacramento della sua presenza e tramite della sua salvezza a rendere viva tale promessa…ecco allora

-Lavoro instancabile della Caritas, che nelle nostre due parrocchie, assieme poi al servizio del Centro di Ascolto, garantisce borse spesa a 54 famiglie del nostro quartiere.

-I ministri straordinari dell’eucarestia che seguono alcune persone cui portano la comunione e una presenza della comunità cristiana in casa regolarmente

-Gruppi, scoutismo, catechesi, grest, cori..tutto per far percepire una qualità di vita abitata nel profondo da una promessa da recriminare.

-Azioni missionarie come parrocchia che si esponga verso chi si accosta poco o solo una volta alla vita della stessa magari per i sacramenti o la messa o la scuola infanzia e trovi una comunità viva, aperta ed elastica non un museo di zombie delusi pronti a recriminare o difendere confini, un autogrill accogliente, sorgente di acqua viva, persone la cui vita anche sgangherata la faccia respirare quella promessa realizzata.

Siamo tutti da sempre immersi in un unico flusso, quella promessa che Lui ha inaugurato per poi affidarla alla chiesa, ai battezzati.

Li amò sino alla fine…espressione pazzesca di Giovanni…

non è forse tutto questo?

Ringraziamolo allora in questo giovedì santo perché ci si mette tra le mani…venendo alla comunione. inizio e fine della sua vita son sempre e solo un mettersi nelle nostre mani, come bambino o come pane… chiedendoci umiltà e consapevolezza, con la speranza da rinnovare in un Dio che, come diceva Bonhoeffer

non risponde alle nostre preghiere ma mantiene sempre le sue promesse.