XV a T.O. – Anno B



Lettura dal Vangelo di MARCO 9,30-37
Partiti di là, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro:
“Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà.
Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao.
Quando fu in casa, chiese loro: “Di che cosa stavate discutendo per la strada?”. Ed essi tacevano.
Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro:
“Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”.
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro:
“Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”.

Essi tacevano…sottile, candida, fraterna ironia quella con cui Marco vuole salvare in corner i poveri discepoli.
Tacevano…li vedo, li, assieme…a guardare in basso, le mani in tasca (anche se le tuniche del tempo credo ne fossero sprovviste…) intenti a guardarsi con attenzione
i sandali o le unghie dei piedi per l’imbarazzo… a pensare…”che figura di m… che abbiamo fatto, ci ha sgammato in pieno…!”
chi fosse il più grande, quello più importante, titolato, gratificante…
quello più in vista, l’indispensabile, il prezioso, l’originale…  il più in vista e riconosciuto
quello da salutare per primo
quello di cui parlare
quello che sa sempre cosa dire, come fare e perchè…
quello che sa sempre tutto
un bambino….
che fantasia, sto Gesù Cristo…dovremmo stamparcela bene in mente questa scena..a quel tempo i bambini valevano cosi poco..
anche se..ora…pur essendo cambiate le cose…mi domando…quanto valgono (il loro futuro, la loro intelligenza, il loro equilibrio, la loro crescita…)
chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Gesù non perde una occasione per dirci che possiamo conoscere e comprendere il vero Dio solo guardando lui…
non facendoci strane idee inappellabili…. che l’unica esperienza di cui possiamo balbettare qualcosa su Dio passa per la sua conoscenza e frequentazione….
più lo conosco e meno mi farò strane idee superflue su Dio

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