Quello che più in basso non si può! – Omelia Battesimo del Signore 2013 – Anno C

Arrivarci in corriera fa sempre un certo effetto: é il contrario che andare in montagna: ad un tratto la strada inizia a scendere ripida per dei larghi tornanti, mentre il panorama sprofonda sempre più arido e desolato. Siamo al confine tra Palestina e Giordania, presso le rive del Giordano. Proprio dove si svolgono i fatti descritti dal vangelo che abbiamo ascoltato. E’ il luogo che la storia e la geologia considerano in assoluto il punto più basso della terra. 400m sotto il livello del mare. Da più in basso di così il Figlio di Dio non poteva davvero partire per inaugurare il suo ministero pubblico: basterebbe questo…  Quanto è bello e alla mano sto Gesù: nessuna scorciatoia o ingresso trionfale, nessuna auto blu o un “lei non sa chi sono io“… Lo troviamo in coda con i poveri, con quelli che andavano a farsi battezzare perchè si sentivano sbagliati e peccatori. Era un rito di devozione, forse quasi di scaramanzia ma fatto da tutti con fede. Un’umanità fragile, ferita, disorientata carica di bisogni e desideri, di speranze e dubbi. E lui si fa battezzare con loro. Erano in attesa, dice Luca. Non è un dettaglio.
Oggi forse non abbiamo più tempo di aspettare, attendere. Ci scoccia perfino quando il computer ritarda qualche secondo a scaricare ciò che desideriamo o quando la nostra telefonata non viene risposta… oppure mandiamo subito immediati sms stizziti a chi si azzarda a tardare a rispondere…
cultura del sollecito più che dell’attesa, la nostra: eppure Gesù vuol partire ancora da qui, mettendosi ad attendere con noi, insegnandoci che l’attesa ci educa, si fa desiderio paziente e umile si fa speranza che…ciò che sembra tardare arriverà.
L’intuizione bellissima del nostro presepio lo dice bene: quella colonna, anche se all’impatto iniziale può stonare, ci rivela il ruolo che Cristo ha scelto di essere tra noi. Il vangelo ai suoi piedi, l’angelo, la luce, la vita imperturbabile del villaggio: una colonna su cui appoggiarsi, che sostiene, presso cui sostare, da prendere a pugni magari…o da ignorare perchè simile a tante altre. Discreta, silenziosa eppure solida, robusta perchè ben piantata nello spazio e nel tempo della nostra umanità e rivolta all’architrave di Dio.
Ecco come Cristo ha scelto di stare tra noi… ci fa bene ricordarlo, ci fa ancora meglio ogni tanto…sostare a contemplarlo.
Lo coniughiamo ogni tanto il verbo…contemplare…nelle nostre vite? prenderci del tempo in silenzio per assaporare alcuni tratti del volto di Dio che ci ha offerto nel figlio Gesù: come dire, scegliere di attendere, magari appoggiati e sostenuti a quella colonna…Lui è Quello che un giorno dirà…e lo ricordiamo…
Venite a me voi che siete affaticati ed oppressi ed io vi ristorerò… e ci siamo dentro tutti… affaticati e oppressi dal lavoro che manca o vacilla o che abbiamo accettato pur di mantenere la famiglia, dai parenti scomodi, dal mutuo, dalle cose che non vanno o non sono andate come sognavamo, da chi non ci capisce e non ci ama come e quanto meriteremmo…
Quello che dirà di guardare i gigli del campo che senza affannarsi in mille cose sono più belli di noi, per dirci che è Lui che si prende cura dell’uomo, sua creatura per eccellenza..non dobbiamo andare sempre di fretta…
Quello che ci ha garantito che Dio conosce perfino il numero dei nostri capelli, quindi stiamo tranquilli.. non agitiamoci inutilmente, siamo in buone mani…
Quello che laverà i piedi ai propri discepoli… per ricordarci che il più grande ed il più libero, nella vita, è chi sa farsi piccolo e servire…
Quello che vorrà dare agli operai che avevano lavorato solo un ora lo stesso stipendio promesso a quelli che avevano lavorato tutto il giorno… per dirci che la bontà, la gratuità  valgono più di mille calcoli…e di tutti i nostri “non è giusto”…
Quello che dirà, a chi si sente sempre dalla parte giusta…Chi è senza peccato scagli la prima pietra.. cioè nessuno si permetta di giudicare nessuno…ne di sentirsi mai perfetto.
Quello che, condannato alla pena di morte in croce, dirà “Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno…”  infatti a volte la gente neanche sa cosa sta facendo né dicendo, magari quando bestemmia, quando prende in giro la chiesa o i valori cristiani, quando umilia, picchia o maltratta i figli o la moglie o ruba, offende, abbandona, si ubriaca, resta indifferente, si butta via ecc. ecc. va compreso e rieducato…non sa cosa sta facendo e magari, con calma,  a poco a poco, perdonato!
Quello che sulla croce garantirà al ladrone “oggi sarai con me in paradisoperché nessuno si senta mai escluso dalla sua misericordia e salvezza…
Quello che se ne andrà a mangiare e bere coi peccatori, i ladri e le prostitute… perché nessuno si senta troppo sbagliato davanti a lui o escluso dalla sua amicizia…
Quello che non valuta come “poco” quei 5 pani e 2 pesci.. ma che invita ad affidargli il poco che abbiamo, che siamo, per valorizzarci, facendoci portare molto frutto…
Quello che sarà abbandonato dai suoi discepoli prediletti, tradito, e rinnegato…perché nessuno si vergogni di sé stesso davanti a lui.
Quello che ha pianto disperato per la morte dell’amico Lazzaro.. che si è commosso…perché davanti a certe sofferenze, a certe croci, a certe dosi di dolore, alla morte di una persona cara…possiamo solo inginocchiarci e piangere con Lui sapendo …che ci capisce e non finisce tutto qui!
Quello che ha pianto la propria impotenza nel non riuscire a convertire la gente di Gerusalemme… come un genitore, folle d’amore ma impotente davanti ad un figlio che continua a sbagliarle tutte…e a non voler capire…
Quello che ha detto che la cosa più importante è amare il prossimo come sé stessi…cioè che siamo creati, come persone, per amarci, costruendo relazioni di fiducia, pace, accoglienza..
Quello che ha detto che noi, attraverso le nostre buone opere, rendiamo gloria a Dio…perché siamo luce del mondo e sale della terra…
Quello che prenderà in braccio un bambino indicandocelo come modello, perché la smettiamo di prenderci sempre troppo sul serio e facciamo pace con il lato più fragile, più ferito e umano di noi…
Quello che ci ha lasciato un sepolcro vuoto, perché è Risorto per dirci che, da allora, la resurrezione ci ha liberato dal peso della morte e ci aiuta a sperare ancora..
Ecco come vivrà quel Gesù, ecco perché è venuto…perchè e come si é fatto battezzare. Se appena concepito non aveva certo potuto scegliere la mangiatoia, di sicuro a 30 anni con questa sua scelta totalmente personale ha voluto confermare il suo stile e lanciare precisi messaggi. E nemmeno Dio ha avuto dubbi su questo.
Oggi, il nostro battesimo, la nostra vita cristiana la dovremmo confrontare con questa pagina: siamo stati battezzati per non restare in balia di noi stessi, soli coi nostri pensieri e confrontarci con quello che Dio, in Gesù, ha detto per noi. Siamo battezzati per restare in contatto con questo preciso volto di Dio che scopriremo domenica dopo domenica, vangelo dopo vangelo; questo ci permette di chiamarci cristiani, sentirci figli del Padre, fratelli e sorelle tra di noi. Come una colonna presso cui riposare. Per imparare a vivere come Lui e con Lui…per sentire che anche della nostra vita, alle rive del Giordano o del Piave, Dio stesso non vede l’ora di poter dire “tu sei il figlio mio, l’amato, in te ho posto il mio compiacimento”.
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