Perchè sono felice? – Omelia XVIIIa T.O. – Anno C –

Quando é stata l’ultima volta in cui vi siete sentiti felici?
Cosa era successo, quale il motivo.. cerchiamo di ricordarlo.
Tutti desiderano essere felici, é la promessa infinita che alimenta speranze e comportamenti in noi.. ma poi che significa concretamente? Cosa deve accadere per potersi sentire così? Proviamo a riconoscerlo assieme.
Personalmente mi sono sentito così in alcune occasioni: anche di recente.. una serata coi miei cari, la visita ad un posto particolarmente emozionante e bello, la possibilità di vivere una esperienza significativa, momenti precisi di felicità.
E’ successo anche a voi?
Sentirsi sereni, fortunati, al posto giusto, realizzati.
Occasioni concrete in cui ho percepito come la vita sorridermi e mi son reso conto che stava andando tutto bene. E me lo son detto.
Ho provato a riflettere ancora: la felicità non la sento come una meta lontana da inseguire finchè la raggiungerò ma come un modo di vivere. Non é nemmeno uno stato permanente di vita. Quella sarebbe una illusione. La sento come qualcosa di cui a volte mi stupisco e che riconosco con gioia e gratitudine.. mentre mi sento a mio agio, fortunato, al posto che Dio ha sognato per me.
Allora i momenti felici sono occasioni precise in cui ti accorgi che la vita ha un sapore particolare.
Ho provato a riflettere: in genere questi momenti mi vedono in relazione con me stesso, con alcune persone amate, con la realtà che mi circonda. Che ne pensate? Non c’entrano mai le cose, l’avere, il possedere, se non come cornice.
Provate a ricordare le vostre di vite.. vi siete sentiti felici profondamente quando eravate con.. o avevate cosa.. facendo che.. contavano di più le persone o le cose?
Il Vangelo di oggi ci chiede di riflettere in modo schietto e concreto sullo stile di vita che stiamo avendo.
Due fratelli non riescono a mettersi d’accordo. Questione di “schei”. Curioso notare come l’eredità, cioè qualcosa che va diviso.. in realtà sia essa stessa a dividere! Non servono esempi, no?
La sottile bramosia di denaro che si fa calcolo, previsione, desiderio. Quanto è rassicurante. Già ci sentiamo meglio e ci giustifichiamo. Più sicuri di noi, delle nostre possibilità, del futuro. Può succedere che.. ma io intanto mi son prevenuto.
Abbiamo sentito tutti, da piccoli, la storia della cicala e della formica.
Gesù non se la prende certo con le cose, coi beni, con la ricchezza.
L’ideale cristiano mica è una vita miserabile.
La ricchezza non è un male, Gesù non l’ha mai condannata.
Ha solo e sempre messo in guardia dall’effetto che essa può produrre nei cuori se non gestita. Sarà lei a gestirti!
sarà rassicurante, anestetica ma alla fine.. illusoria.
I beni non possono comperare cioè garantire automaticamente la salute, la pace interiore, l’amore, la serenità, la realizzazione..
L’ideale cristiano.. non è essere poveri ma LIBERI..
Avere un cuore libero.. che usa dei beni, delle ricchezze, delle proprie conquiste.. con libertà, in modo sobrio e misurato.
Accumulare “per sè”.. non serve. Sembra rassicurare ma alla lunga preoccupa o genera ansia. A poco a poco se ne diventa schiavi.   Si gioca qui un approccio alla realtà e alla vita: abbiamo il coraggio, come cristiani, di verificarci su questo, a partire dalla Parola di oggi? Di chiederci come stiamo vivendo concretamente. Il modo in cui ci mettiamo in relazione con il mondo attorno a noi.. fatto di persone, cose, fatti.. come guardiamo? Gli altri, noi stessi?
La cronaca é purtroppo ricca di esempi di persone che vogliono solo possedere, accumulare, non lasciare andare.. sono bambini capricciosi, viziati, immaturi.. penso ai casi di femminicidio, allo stalking, alle dipendenze sempre in aumento, a corruzione e spreco.. all’avere sempre e solo diritti, perfino quello di un figlio su misura.. o di conservare il proprio status di vita..
Un’atmosfera, una mentalità invadente che crea in tante persone la sicurezza dell’aver diritto a tutti i costi, a spese degli altri che in pratica vengono vissuti come oggetti, a propria disposizione. La famigerata crisi non é stata causata da cuori che hanno vissuto così? Sarebbe utile verificarci e passare da uno sguardo che sia di possesso, accumulo, consumo,  di proprietà egoistica e miope.. ad una percezione di dono, opportunità.. per me, per noi..
Delle responsabilità che mi sono date da Dio per fare del mio meglio per me e per gli altri, per lasciare il mondo meglio di come l’abbiamo trovato.
La mia vita é un dono da condividere e far fruttificare o una cosa privata da riempirmi? Il padrone di cui parla il Vangelo.. aveva solo beni e cose.. non parla mai di persone e affetti.
Dio ci ha creati per collaborare con Lui alla creazione. Attraverso il nostro lavoro, fatto “cristianamente” noi lo possiamo fare.
Sentire la responsabilità di essere suoi strumenti. Possiamo col nostro lavoro e il nostro stile di vita custodire e migliorare il Creato, il mondo, le persone, la società nel suo nome. Come dei doni.. una vita percepita come un dono, una opportunità che mi viene offerta per “esserci con gli altri” in un certo modo, per un certo scopo, con un certo stile, per un determinato fine..
Forse come cristiani é questa la nostra prima testimonianza. Vivere in modo sobrio e liberi in questo mondo, testimoniando quali sono le cose che danno sapore vero alle nostre vite, colmandole di bellissimi momenti felici. Arricchirci davanti a Dio é solo questo.. una vita offerta e condivisa.

Hanno chiesto al Dalai Lama, la massima autorità buddhista..
“Che cosa L’ha sorprende di più dell’Umanità?”
Egli ha risposto:
“Gli Uomini.. perché perdono la salute per fare soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Perché pensano tanto ansiosamente al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente né il futuro.
Perché vivono come se non dovessero morire mai e perché muoiono come se non avessero vissuto mai.”

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