XXa T.O. – Anno C

Unknown

Lettura dal Vangelo secondo Luca 12, 49-53
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!
Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera”.

La precisione con cui Gesù insiste nel finale è micidiale. Sembra davvero non voler lasciare fuori nessuna relazione e rapporto.
Insiste pignolo nell’elencare.. e quasi sadicamente prende ad esempio del suo dire proprio la famiglia, a far stridere ancora più fortemente quella divisione stessa.
E’ un tratto del suo volto strano: necessita maggior attenzione e riflessione. Non sta certo mettendo a soqquadro la tradizione, l’antico testamento, l’onora il padre e la madre o l’ama il prossimo tuo come te stesso..
Eppure in questa “iperbole parentale”.. un segno c’è.  La divisione come garanzia di veridicità e scelta.
Come assenza di compromesso, di accordo, di seppellimento di intenti o come tentativo di annacquare il messaggio o insabbiare la qualità e la determinazione.
Ricordo un vecchio amico a cui i genitori impedirono categoricamente in modo clamoroso con gesti e posizioni estreme di entrare in seminario dopo averlo deciso.
O la fatica di altri figli a spiegare alle famiglie alcune scelte religiose, di coppia, etiche, morali per il proprio lavoro o condizione di vita..
La divisione di cui parla Gesù indica che il vangelo e la sua scelta fendono senza pietà ne problema le coscienze e i rapporti anche di sangue.
A dire che la prima fedeltà a cui siamo tenuti è quella alla nostra coscienza e a Dio stesso.
Anche prima dei nostri parenti.. che spesso non approvano, non lasciano andare, non concedono.. o continuano a voler essere presenti, pur in buona fede, nelle nostre vite con atteggiamenti di costrizione, ricatto affettivo, cordone ombelicale ben teso.. con dinamiche atrofizzanti di relazioni che generano solo insicurezza, fragilità, dipendenza..
Quella divisione non è cercata ne voluta da Gesù o dal vangelo per sè stessa. Emerge come effetto collaterale, da non sottovalutare ne dimenticare.
Dietro quella divisione, che è conseguenza, effetto e garanzia di autentica libertà di coscienza.. c’è in trasparenza il volto di quel Gesù stesso che ci sta garantendo che è presente e vivo.. solidale con il nostro bisogno di autonomia e indipendenza. A garantirci la nostra libertà.

Viene in mente il profeta Isaia (cap. 49)
“Si dimentica forse una donna del suo bambino,
così da non commuoversi per il figlio del suo seno?
Anche se ci fosse una donna che si dimenticasse,
io invece non ti dimenticherò mai.
Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani..”

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