Gloria.. manchi tu nell’aria! – Omelia XXVIIIa T.O. – Anno C –

La lebbra suona sempre come qualcosa di orribile, misterioso e lontano. Per la cultura religiosa del tempo era un castigo di Dio per qualche tremendo peccato. Poi, per come si manifesta, essa consuma la carne, le membra del corpo e quindi la vita, ti sfigura fino alla morte. Ti guardi allo specchio e non ti riconosci più, non sei più te stesso. Infine ti esclude dalle relazioni, sei contagioso, brutto, maledetto.
E noi che c’entriamo? Con la lebbra poco ma forse essa ci può ricordare le tante piccole grandi lebbre con cui ciascuno di noi fa i conti tutti i giorni nel proprio cuore e nella propria vita.
Una immagine confusa o sbagliata di un Dio che ti condanna e castiga, che ti ripaga per i tuoi meriti o colpe.
Un rapporto difficile con sè stessi, con il proprio carattere, con la propria storia, col passato.. ferite, difetti, peccati, paure, fobie, ansie, che ti mordono dentro e non ti fanno essere come vorresti. In balia di noi stessi e di quella precisa lebbra.
Infine ci si sente esclusi, non capiti, mai accolti o importanti, indaffarati ad esserci, apparire.. eppure soli e demotivati.
Forse la fede può iniziare quando prendendo consapevolezza di questo, mi lascio provocare dal Vangelo e trovo la forza per dire “Gesù maestro abbi pietà di me”. Cioè mi metto in ascolto di Lui, non più di me stesso. E le mie preghiere si fanno.. preghiera, cioè ascolto e abbandono fiduciosi. Mi arrendo, fai tu..
Solo fidandosi i 10 lebbrosi si incamminano. E solo avendo ascoltato Gesù e fatto la sua volontà vengono purificati..
Cioè resi puri. Non guariti.  Allora le cose si fanno interessanti. Noi la lebbra mica ce l’abbiamo ma possiamo aver bisogno di purificare la nostra vita, cioè di sentirla più pura.. che significa pura? Significa.. quella che é in natura.. come Dio ci ha fatti, a sua immagine, non come noi per mille motivi ci siamo trasformati o lasciati trasformare. Trasparente e vera, reale. Libera.
Gesù ci vuole rendere noi stessi pienamente, fino in fondo. Non lasciandoci in preda o in balia di qualche lebbra umana o sociale.
Il cristiano non é uno perfetto o bravo. E’ uno che nella relazione con Gesù Cristo vivo in mezzo a noi trova una strada per essere più puro cioè più umano e quindi libero.
Poi uno dei 10 ritorna.. e Gesù quasi fastidiosamente ripete per tre volte come mai é solo.. Nessun altro? Forse ad un ascolto frettoloso non abbiamo notato come si esprime: il lebbroso, dice Luca torna per ringraziare. Gesù si lamenta che solo uno sia tornato a rendere gloria al Padre. Che significa rendere gloria? A riconoscere che la nostra vita purificata, salvata, evangelizzata, educata dallo Spirito Santo rende gloria a Dio.
Ad esmpio un papà: é più soddisfatto se fanno i complimenti a lui o ai propri figli? La seconda, no? I figli e le soddisfazioni che ottengono sono la gloria dei genitori.
Così per Dio padre.. le nostre vite purificate, liberate gli danno gloria. Non vuole essere ne ringraziato ne adorato.. é con la nostra vita che possiamo testimoniare il suo volto paterno.
La gloria di Dio é l’uomo vivente”, diceva un padre della chiesa quasi 2000 anni fa.. l’uomo vivente, cioè non solo vivo.. come un animale o una pianta.. ma vivente che vive.. che genera vita.. che non sopravvive. Ecco che allora il nostro stile di vita come cristiani sarà più vero e reale.. e quel Dio di cui spesso ci riempiamo la bocca.. sarà più credibile e desiderabile.
Glorificate il Signore con la vostra vita e andate in pace!
Quante volte alla fine della messa ci salutiamo così? C’è un augurio più bello? Le nostre vite.. proprio quelle che magari riconosciamo più sterili, vuote o fallite.. possono dare gloria.. se ci lasciamo purificare. Gesù vuole purificarci. Ci indica che la salvezza é ben più della guarigione. Quante persone, lo abbiamo già detto, fisicamente perfette portano invece amarezza e vuoto nel cuore.
Gesù ci sta dicendo che la maniera più bella per riconoscersi cristiani é sentirci suoi figli.. che agendo, vivendo, testimoniano quanto hanno imparato dal Padre..
Penso a quando Gesù stesso raccomandava che non chi diceva Signore Signore ma chi faceva la volontà del padre suo gli era fratello.. o quando dice che chi cerca questa volontà e ascolta la sua parola gli é fratello e madre.. ricordiamo?
Ecco come il Vangelo incontra la nostra vita.. per purificarla dalle nostre lebbre..
per ridonarci un volto di Dio sano e reale.. di Padre misericordioso.. per riportare sui nostri volti l’immagine dei persona salvata e in pace.. non corrosa da dipendenze o zavorre che non sappiamo più lasciare.. per affidarci relazioni personali più fraterne e solidali.. in cui scegliere di non scomparire o apparire, ma di ristorarci e sentirci più semplici e veri.
La nostra vita evangelizzata, riempita del suo amore e traboccante per gli altri.. é il grazie più grande da poter offrirgli.
All’inizio di una nuova settimana chiediamo riconosciamo in noi una lebbra… e chiediamo a Gesù che purifichi la nostra vita.
Chiediamogli il desiderio di un prete francese che diceva che il desiderio più bello per un cristiano era solo questo:

Vivere in modo tale che il mio solo modo di vivere faccia pensare che è impossibile che Dio non esista.

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