Maria e Mandela – Omelia Immacolata Concezione – Anno A

“Ho combattuto contro la dominazione bianca e contro quella nera. Ho accarezzato l’ideale di una società democratica e libera in cui tutte le persone vivano insieme in armonia e pari opportunità. È un ideale che spero di vivere e realizzare. Ma se sarà necessario, è un ideale per cui sono disposto a morire”.
Con queste parole Nelson Mandela si difendeva in tribunale nell’aprile del ‘64.. prima di esser imprigionato.
26 anni di isolamento davanti possono sembrare la morte, ma lui ha saputo trasformarli in vita ancora più vera, urgente e convinta.
Da questo punto di vista é stato, nella sua complessità, un esempio e una testimonianza di fede nell’uomo e nel futuro. Come anche di servizio all’uguaglianza, al rispetto e accoglienza. All’unità!
E noi cristiani? Il Vangelo non é un ideale per cui morire. E’ una persona da accogliere al proprio fianco. Perchè é morta e risorta lei, per noi. E’ uno stile di vita, un approccio alla realtà da scegliere giorno per giorno, a cui lentamente educarsi, assaporandolo come bello e liberante. Se il sapore non fosse quello.. qualcosa non va, attenzione!
Va accarezzato con speranza, ci si deve combattere dentro per tenerlo vivo, il Vangelo é anche un po’ scomodo, lo devo sentir friggere almeno un po’ nella mia coscienza.. é qualcosa di realizzabile e per cui saper morire.. per dirla con i verbi di Madiba stesso.
Sono verbi che ben descrivono anche la vita di Maria. Essa ci viene posta come mediatrice del figlio Gesù. Mediatrice, intercessore significa che non si prega Maria. Ma le si chiede, di portarci a Gesù. Di aiutarci ad accoglierlo come ha fatto lei. Nella nostra vita, quasi fisicamente. Il centro, il fine é Lui, non lei. Stiamo attenti. Sarebbe come confondere la meta con il cartello che ne indica la direzione.
Arrivare al ponte qui sul Piave e abbracciare il cartello che dice “San Donà” ed esser convinti di aver visto la città! Senza nemmeno entrarci!
Come Maria: nessun ideale, ma un bambino da accogliere, una vita che si fa servizio, uno sguardo su di lei (da parte di Dio) nuovo e inaudito da accogliere.
“Piena di grazia” la chiama l’angelo, Immacolata la dice il popolo cristiano. Ed è la stessa cosa. Non è piena di grazia perché ha detto lei “sì” a Dio, perchè se lo merita o perchè sa tante cose.. ma perché Dio ha detto “sì” a lei prima ancora della sua risposta. E lo dice a ciascuno di noi: ognuno pieno di grazia, tutti amati come siamo, per quello che siamo; buoni e meno buoni, ognuno amato per sempre, piccoli o grandi ognuno si sente guardato da Dio con compiacimento; dice Genesi che Dio vide “era cosa molto buona” me lo vedo li, che si gratta la barba mentre annuisce soddisfatto di noi. E dice “questo mi é venuto proprio bene!”
Si parte da qui, per essere davvero cristiani: non da noi (dal nostro fare), ma dal riconoscerci e accoglierci come preziosi davanti a Dio. Rispondere a questo sguardo, non deciderlo! Ci insegna ad esser figli ogni giorno. Dio si mette nelle nostre mani, si affida alla nostra disponibilità a dirgli di si. Pensate a quando farete la comunione. Lui si metterà nelle nostre mani. Ma se nessuno verrà alla comunione, noi torneremo a riporlo nel tabernacolo.
Accogliere quel suo sguardo compiaciuto su di noi, la sua fiducia, la sua richiesta di accoglierlo e testimoniarlo. Lasciarci come “abbronzare” da quel suo sguardo.. viverlo.
Non può fare nulla per me se non glielo permetto!
Pensate a tutti i miracoli che Gesù compie: non dice mai.. son stato bravo, eh? Guarda cosa ti ho fatto.. ma sempre.. la tua fede ti ha salvato, vai in pace.. la tua fede.. i nostri si, fiduciosi.
Eppure la prima parola di Maria non è un sì, ma una domanda: come è possibile? Sta davanti a Dio con tutta la sua dignità umana, con la sua maturità di donna, con il suo bisogno di capire. Non é ne bigotta ne troppo devota. Non dice “sissignore” e ci mancherebbe altro a scatola chiusa! Usa l’intelligenza e poi pronuncia il suo sì, che allora ha la potenza di un sì libero e creativo. La serva del Signore.
Cioè? La cameriera? Dio cercava una colf? La badante?
Che significa essere la serva? Quant’è sgradevole questa espressione.. la serva.. servire.. Io ti sono servo. ma anche io ti servo. Ma non come il cameriere. Io ti servo a qualcosa.
Maria si sta affidando al sogno di Dio nei suoi confronti.
Dio le sta dicendo che ha bisogno di lei. Lui che ha creato il mondo in 7 giorni.. per creare l’uomo, suo figlio, ha bisogno di una donna, di una storia, di uno spazio e di un tempo, di una famiglia “irregolare”, una educazione umana, una tradizione, un ecosistema, una cucina per fargli da mangiare e un cortile per giocare, un pozzo per fargli il bagnetto e chissà cos’altro.
La serva.. voglio accettare di essere utile. La notizia più bella. Dio ha bisogno di me. Altro che autostima.. partiamo da qua. Ne abbiamo il coraggio o almeno la voglia? Stare davanti a questo annuncio che Dio fa su ciascuna delle nostre vite. Gustarlo. Ringraziare.. Lasciamo stare messa preghierine e confessione.. partiamo da qua: Dio ha bisogno di me, perfino della mia vita, coi suoi buchi, le sue smagliature esistenziali, i suoi compromessi e doppifondi, il mio poco tempo e la mia scarsa confidenza biblica, i miei conflitti irrisolti e i miei sogni. Eccomi.. si leggeva nella traduzione precedente. Ci sono io, tocca a me; sono pronta.
Gran bell’esempio di responsabilità e coscienza di sè.
Il resto parte dopo questo sguardo da accogliere.
Nessun alibi o giustificazione, nessun “non so, non saprei, non son capace, sarebbe bello ma non ho tempo, pensa a qualcun’altro..”
Spalle al muro ma con il sorriso. Faccio io, d’accordo, accetto.
Serva.. voglio accettare di essere utile.
Accolgo un parere positivo e una idea bella e grande di Dio nei miei confronti.
Mi fido più di Lui o dei miei spettri e mostri interiori che mi dicono che non son capace o che non valgo? Delle tante sirene mass mediatiche o culturali che mi disorientano garantendomi ben altro (?)
Avvenga per me.. in mio favore.
Avvenga per me.. strumentale.. attraverso di me..
Forse ci vuol più fede per accogliere questo sguardo d’amore di Dio sulle mia vita che per fare tante altre pratiche devote.
Altrimenti faremo come Pietro, indignato con Gesù, che non vuole gli lavi i piedi perchè deve farlo Lui…e Gesù gli fa capire che é baucco perchè ha capito niente. E’ Lui che si china e si fa servo. Solo da quello poi possiamo servire anche noi. Perchè servìti!
Tutto può e deve partire da qui. Dal modo in cui mi sento guardato da Dio.. Prima di far tante riunioni o catechesi da preparare per gli altri , prima di impegni, doveri, servizi, prima di tanto sterile agitarmi per gli altri e per le cose cristiane da fare.. come sento che Dio guarda alla mia vita? Ci credo che anche questa gli possa servire? A far che?Quanta falsa modestia o pessima umiltà.. Come ci sentiremo davanti al presepio? Potremo anche provare a sentirci guardati da quel basso, da quella mangiatoia.
Allora sarà davvero Natale e serviremo finalmente a qualcosa nella misura in cui ci lasceremo servire da lui..come ha fatto Maria. Chiediamo la sua intercessione, che ci sostenga in questo nostro desiderio, pensando ancora a Mandela e al suo sogno di far cambiare davvero le cose partendo innanzitutto da sè stesso.
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