IV a Avvento – Anno A

“E’ natale da fine ottobre. Le lucette si accendono sempre prima, mentre le persone sono sempre più intermittenti. Io vorrei un dicembre a luci spente e con le persone accese.”
(Charles Bukowski)

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In ascolto del Vangelo di S. Matteo 1,18-24
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:  Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Così fu generato..
Sicuramente i vangeli fanno riferimento a fatti reali anche se difficilmente definibili. Ma quando li leggiamo non ci troviamo davanti a dei reportage giornalistici, ma soprattutto a delle pagine di teologia. Son più le domande e i dubbi a sorgere nel cuore che le certezze della fede.
Ma per fortuna siamo chiamati a non leggere mai la Parola come dettata o una cronaca. Potremmo contestare il brano in mille modi e pure l’atteggiamento di Giuseppe o la verginità di Maria.
Biblisti e storici hanno dedicato tantissima ricerca interessante anche a queste pagine e al loro significato. Soprattutto quello spirituale per noi.
Non è certo questa la sede per affrontarle.. ma vi testimonio la sincera accondiscendenza dovuta a studi e ricerche fatte.. son aderenti alla realtà e alla mentalità del tempo. E poi non serve capire tutto ma accogliere tanto!
Dio chiede a Giuseppe di fare il suo 50%. L’altro lo aveva chiesto alla ragazzina Maria.
“Tu lo chiamerai Gesù.”
Povero Giuseppe: deve riconoscere il figlio.. preservare Maria da scandali vari e anche rispettare se stesso.
A Giuseppe Dio si è rivelato in sogno. Non si tratta di una visione notturna, di una allucinazione.
Il sogno è un’immagine impiegata nella Bibbia per indicare una manifestazione di Dio.
Il modo per tradurre in linguaggio umano una esperienza spirituale. Dio si è fatto capire, insomma.
Ne conferma l’identità.. Dio con noi.. non distante o in cielo o estraneo alle nostre vicende.
Il nome Gesù è Salvatore.. di nome e di fatto. Ci salva da che? Di cosa abbiamo bisogno? Da cosa o da chi dovremmo essere salvati?
Attraverso il profeta.. e .. figlio di Davide.. a dire che Dio mantiene le sue promesse.
I tempi sono i suoi, l’attesa la nostra. Ma alla fine mantiene la sua promessa di raggiungerci e camminare con noi.
Come sto preparando il mio cuore e la mia vita in questi ultimi giorni?
Mi andrò a riconciliare celebrando il sacramento della riconciliazione? Perchè, no?
Proverò a pregare davanti al presepio?
Troverò l’occasione per fare un regalo sobrio  e magari inatteso?
Farò qualcosa di speciale?
Per cosa non avrò tempo?
Scriverò magari qualche biglietto sentito.. utile per dire cose mai espresse chiaramente per vergogna, ma che farebbe un gran bene riconoscere e sentirsi dire?
Buona continuazione

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7 pensieri su “IV a Avvento – Anno A

  1. Caro don Matteo,

    non conoscevo questo spazio e oggi mi ci cimento per la prima volta.

    Ascolto sempre con curiosità e interesse le tue omelie che trovo piacevoli per le orecchie e che scaldano il cuore.

    Se proprio voglio cercare una lacuna nella tua omelia della Messa prefestiva dell’11/01/14,
    trovo che questa è il mancato approfondimento del significato storico e teologico del Battesimo.

    Secondo l’impostazione che hai dato, l’evocazione stessa della parola, dovrebbe suscitare l’energia vitale per poter procedere nel cammino di fede, senza la quale ci dovremmo sentire in difetto.
    Tale approccio, tuttavia, è più assimilabile all’esperienza di una folgorazione divina (che è una Grazia riservata a pochi) piuttosto che alla consapevolezza che ha bisogno di ragionamento, educazione, approfondimento e confronto, riguardante invece la maggior parte dei fedeli.

    Forse il paragone con la promessa degli scout può essere stato efficace per i numerosi appartenenti presenti alla Celebrazione, ma per me, che non sono mai appartenuto a questo movimento (e un po’ me ne vanto) forse un cenno al significato di remissione dei peccati (e soprattutto da quali peccati, dal momento che il Battesimo viene amministrato ai neonati), l’avrei trovato necessario.

    Devotamente

    F.Brichese

    1. Carissimo, benvenuto!
      Ben vengano le mie tante lacune se creano lo spazio per l’acqua buona di tanti altri fedeli….
      Sono d’accordo con te: sul battesimo ci sarebbero tante cose da dire, in primis quelle che hai evidenziato. Ma l’omelia non è una catechesi bensì un tentativo di ascoltare qui, oggi e ora quelle letture. Ecco che quindi ogni omelia non può ne deve avere la pretesa non dico di dire tutto ma nemmeno di dire tanto: solo di provocare e suscitare un ascolto. Terrò senz’altro conto di quel che mi hai detto… l’idea di fondo è cercare di dire sempre cose diverse a partire da quel brano; cioè di scegliere volta per volta un aspetto o un altro.
      Quindi…se permetti..l’appuntamento con quanto sottolinei giustamente…è solo rinviato.
      Ho citato gli scout perché ne avevo davanti almeno una quarantina di 20 anni…e sapevo di cosa avevano parlato poco prima della messa.
      Quanto a me..ho cercato innanzitutto di stimolare “fascino” per la figura di Gesù… per provocare a d una maggiore conoscenza di Lui come porta al Padre.
      Grazie e alla prossima.
      dmt

  2. Mauro

    Lo scopo della Incarnazione è la conversione dei cuori nella storia, non la beneficenza ai contemporanei.Per questo scopo, tre anni sono stati sufficienti per lo scopo da raggiungere. Un ulteriore intervallo di tempo avrebbe aggiunto solo ulteriori aneddoti, inutili per convincere chi non è disponibile ad essere convinto dai tre anni di predicazione. In questa materia, credo che Dio la pensi come Mastro Occam.
    Vorrei ora passare dal sacro all’utile.
    Ogni domenica la tv mostra partite di calcio in orari diversi. Per Lei, don Matteo, è lo stesso vedere Catania-Bologna a mezzogiorno o preferisce assistere a Cagliari-Juventus alle tre del pomeriggio? Forse nel secondo caso c’è, da parte Sua, maggiore partecipazione.
    Se deve andare a Mestre, ritiene giusto poter scegliere liberamente il mezzo di trasporto ( automobile, autobus, treno), o ritiene che l’importante sia arrivare comunque a Mestre ? Sa, qualcuno preferisce l’autonomia del mezzo proprio, qualcun altro la libertà di non dover guidare o di dover trovare parcheggio.
    Dopo aver risposto a queste semplici domande ( altri esempi sarebbero possibili), mi dica perchè ai fedeli sandonatesi non è dato di sapere in anticipo chi sarà il Celebrante di ciascuna delle messe domenicali. In molte parrocchie austriache e tedesche ( compresa Monaco di Baviera) questa è una prassi in uso da molti anni.
    Mi piacerebbe che ne parlasse con don Paolo e prendeste in considerazione l’opportunità di farlo anche voi.
    Grazie per il conforto settimanale della Goccia e buon anno a Lei e ai suoi confratelli.
    Mauro Gressini.

  3. nives

    brr inverno freddo …dicono che verra’ la neve …
    la culla vuota ……guardare quello che non c’e’….
    ma …forse ….e’ proprio quella culla ….che ha tirato fuori quello che c’e’dentro …
    affidarsi …alla vita …
    chissa’ …..che un giorno possa andare a vivere in uno di quei paesi …dove c’e’ sempre caldo ….

  4. Marco Dibe

    Sono stato a cena con quattro coppie di amici, miei amici fin dagli anni della scuola, qualcuno anche dall’asilo. Quante cose abbiamo condiviso: passioni, preoccupazioni, i primi amori, le prime delusioni..le biricchinate (poche in realtà…eravamo bravi ragazzi!!! Sigh…)
    Abbiamo preso le nostre strade…ma siamo rimasti sempre in contatto, restando sostanzialmente gli stessi, a parte i capelli meno folti e sbiancati..
    Poi, a un certo punto, nel giro di pochi anni loro sono diventati genitori di splendidi bambini, uno, due o tre per coppia. E qui le cose sono cambiate.. non tanto nella nostra amicizia, ma nella loro vita. Un cambiamento ben più radicale di quanto non fosse stato l’andare a vivere insieme. Guardando loro e tante altre coppie conosciute mi rendo conto che la nascita di un figlio è una vera rivoluzione. L’annuncio, l’attesa, la nascita e la crescita di un bambino concentrano su di lui o lei tutte o quasi le energie, richiedono di reimpostare tutti gli equilibri, le priorità..e questo non sempre è indolore nella vita personale e della coppia.
    Non mi permetto di giudicare, ma comprendo che nel clima piuttosto individualistico e complesso della nostra epoca culturale e sociale molti scelgano di non avere figli… E allo stesso tempo abbraccio il dolore di chi un figlio lo vorrebbe, ma non può, per tante ragioni.

    Oggi i testi delle Scritture ruotano attorno a questo fatto: viene annunciata la nascita di un bambino.
    Per il re incredulo Acaz, circa 750 anni prima di Cristo, quella nascita annunciata dal profeta era poco desiderabile, perché il re preferiva rimanere succube delle sue paure e dei compromessi messi in atto per evitare una catastrofe politico-militare, che mettersi interiormente in radicale discussione davanti al “segno” di Dio che quell’annuncio rappresentava.

    Anche a Giuseppe, il falegname di Nazareth, l’annuncio della nascita di un bambino ha sconvolto la vita. Anzitutto perché non era ancora sposato (e a quel tempo..), e poi, soprattutto, perché quel figlio non era suo! Maria, la sua promessa sposa rimasta incinta “di un altro”, secondo la legge, doveva essere condannata a morte per lapidazione, oppure, per ben che potesse andare, isolata completamente dalla comunità (e non so quale delle due morti sia la meno dolorosa..).
    Giuseppe non si lascia guidare dai suoi sentimenti e basta. Si lascia abitare dalla Parola di Dio che, attraverso l’immagine letteraria del sogno, gli rivela il senso di quell’anomalia sconcertante e domanda anche a lui di saper generare un futuro per quella donna e il suo bambino. Forse Giuseppe è più padre di quel bambino di quanto lo siano stati tanti padri biologici…
    Io non riesco a non commuovermi davanti alla grandezza di quest’uomo fragile, che poteva mandare tutto all’aria..era suo diritto…forse era anche suo dovere.

    Ma Dio è un “pazzo” a piede libero… impazzito d’amore per un’umanità che, schiava dei propri doveri (cioè dei propri legami col passato) e prigioniera perfino dei propri diritti (cioè dell’assolutizzazione del proprio presente), non sa più trovare salvezza e pace del cuore, perché non sa più generare futuro.

    Mancano due-tre giorni a Natale: non c’è più molto tempo. Ce lo dice a suo modo anche Paolo di Tarso (2^lettura), che come Giuseppe viene sconvolto dall’incontro con Gesù, tanto da diventare, dopo essere stato un persecutore convinto, il suo miglior “Promoter” nel mondo!
    E allora..riusciamo a mettere almeno per un po’ in stand-by i riti rassicuranti (commerciali, religiosi, culturali, enogastronomici..) di queste ore, e chiederci nel segreto della nostra coscienza se questo Bambino siamo davvero disponibili ad «accoglierlo e generarlo nello spirito» come chiediamo nella preghiera-colletta della Messa, sapendo che una volta accolto e generato ci stravolgerà la vita? Guardiamo con onestà in che cosa abbiamo paura di cambiare…perché forse è proprio lì che viene piazzata la culla vuota…

    1. chiara

      “E allo stesso tempo abbraccio il dolore di chi un figlio lo vorrebbe, ma non può, per tante ragioni…”
      “…la culla vuota”

      Natale amaro. Grazie per l’abbraccio che io accolgo.
      Ma non per l’immagine della culla vuota.

  5. Bruno Bisiol

    Giuseppe, l’uomo “giusto” che si aspetta cose “giuste” da Dio, si trova spiazzato: Maria è incinta. Il suo sogno di una vita onesta insieme alla donna di cui è innamorato, viene gettato alle ortiche.
    Spesso ci sentiamo come Giuseppe (almeno io): “mi comporto onestamente, vado a messa, rispetto gli altri, non chiedo tanto a Dio, perché mai non dovrebbe accogliere le mie umili aspettative?”
    Ma Dio non ragiona mai secondo i nostri criteri, ci fa cadere spesso la terra sotto i piedi. Non è logico Dio, almeno secondo il nostro modo di ragionare.
    Ma a ben vedere ci fa mancare la terra sotto i piedi per farci alzare lo sguardo verso il cielo. Giuseppe “mirava” basso, come tutti noi, si accontentava e Dio gli ha dato una visione più alta, un sogno, per fargli capire che nella vita si può avere l’amore di una donna, ma anche la presenza di Dio… Non ha seguito la logica, Giuseppe, non ha ragionato ad occhi aperti, si è fidato… ed ha avuto accanto a sé oltre a Maria anche Gesù per tutta la sua vita.
    E poi dicono che “fidarsi è bene, non fidarsi …
    A conti fatti credo che sia preferibile la “mancanza di logica” di Dio.

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