XXXIII° – A

(Tempo di lettura previsto: 2 minuti)

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“Si dovrebbe voler essere un balsamo per molte ferite.” (Hetty Hillesum)

 

In ascolto del Vangelo secondo San Matteo 25,14-30

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Avverrà infatti come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.

Ah, si, quella dei talenti: la conosco! EEEhh mammamia.. l’ho letta un sacco di volte, la so: a uno 5, a uno 2, a uno.. uno soltanto.
Il padrone è cattivo, loro li portano in banca, le parole le prende l’ultimo perchè ha avuto paura.
Qualche economista e sindacalista avrebbe qualcosa da ridire ma..si sa, è una parabola.
Si, dai, è facile. Un po’ indigesta la parola “padrone”.. la paura ce l’abbiamo tutti ma.. de che? Va ben non importa.
Ah, già, che bello.. ricordo anche quante volte da piccolo, ai campiscuola ho preparato il talentino di carta giallo oro (cioè gialla e basta!) per scriverci i miei talenti, le mie qualità: simpatico, disponibile, generoso.. solare!!
All’altro camposcuola avevamo fatto lo stesso sulle pagnottine di pane perchè c’era il vangelo della moltiplicazione dei pani e dei pesci: stesso cartoncino giallo pane (cioè giallo e basta) però tagliato rotondo.. e magari coi pesciolini in cartoncino azzurro.
Che chic.. gentile, disponibile, altruista. Bingo!
Che bello, come siamo bravi. Che altro aggiungere aspettando la prossima Goccia e il prossimo vangelo?
E il servo inutile.. ma se in un’altra pagina ci avevi detto, o buonGesù, di ricordare che siamo servi inutili? Allora fai confusione?
Mettiti d’accordo con te stesso!
Talenti, 543210, rendite e padroni: potremmo prendere in mano seriamente una domanda tipo:
“ma di cosa ho paura, quando mi metto davanti a Gesù e a Dio Padre?” e restarci coraggiosamente sopra per qualche minuto.
Ma ho paura sia troppo difficile.
Mumble.. mumble..
Potremmo ad esempio, al di là delle pagnottine e dei soldini di carta gialla, del talenti.. parola ormai di uso comune.. provare a mettermi davanti a Gesù e dire.. davvero tu hai donato a me qualcosa? Ho delle risorse? Io?
Ho il coraggio di ascoltarmi, rientrare in me stesso, sostare con me (So-Stare, con me?) e far emergere delicatamente la mia indole, quel che mi caratterizza, una propensione, un dono? Come Dio può aiutarmi a viverlo? Condivi..derlo?
Io valgo?
E’ tutto uno sguardo positivo e performante su noi stessi da iniziare ad avere.. sarà così nella misura in cui saremo riusciti a rifletterlo in quello del Padre. Buono scavo..

 

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2 pensieri su “XXXIII° – A

  1. Bruna

    Spesso dimentichiamo che i talenti che Dio ci ha donato fruttificano solo se vengono usati.Non dobbiamo seppellire i doni che Dio ci ha messo tra le mani,per paura sfiducia o calcoli umani.Scacciamo gli ostacili e diamoci da fare.Grazie

  2. Roberta

    Alcuni anni fa un sacerdote commentando questo Vangelo lo ha descritto così:” Immaginiamo di essere una bottiglia. Ciascuno nella sua varietà, forma e misura. Il nostro progettista ci ha pensati in modo tale che, pur essendo di misure diverse e di diversa capacità di contenere, nessuno possa dire di essere più piccolo o più grande rispetto ad un altro, ma nemmeno possa dire che siamo tutti identici. Abbiamo tutti la stessa importanza e dignità, siamo indispensabili nella costruzione del grande progetto, ma ciascuno con i suoi talenti…”. I nostri talenti, penso io,…i miei talenti, pochi, tanti, che riesco a riconoscere, talenti che gli altri mi riconoscono. Talenti=doni gratuiti dati con amore. Esiste il talento per la musica per la pittura per lo sport e alle volte il talento…..spirituale è quello che ci pare meno importante, lo nascondiamo, non lo curiamo, non lo facciamo crescere e maturare. Curare la parte spirituale è essenziale perchè ti permette di arrivare là dove non avresti mai pensato di arrivare, per paura, per mancanza di fiducia, per pigrizia. L’uomo che parte, che chiama i servi e consegna i talenti, è il Signore, che mi chiama che mi fa partecipe del suo viaggio, che mi consegna i suoi beni che in sua assenza devo far maturare. E’ come un genitore che ti lascia per un po’ suo figlio piccolo, io in quel momento sono il genitore del bambino, non è mio, ma mi è stato consegnato, affidato, il bambino vivrà con me parte delle sue emozioni delle sua azioni e io ne sono il custode.Il servo che ha avuto un talento, secondo me si è impanicato forse pensava di avere avuto poco….ma il Signore, ha dato “secondo le capacità di ciascuno”, quindi con quello che ho in dono posso portare frutto, anche se poco.Il terzo servo ha paura, ha paura del Signore, lo descrive “un uomo duro”…, è la descrizione di chi non ha mai coltivato lo spirito, lo spirito di Dio che abita ognuno di noi.
    Grazie
    Roberta

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