Dedicazione della Basilica Lateranense – A

(Tempo di lettura previsto: 2 minuti)

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In ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 2,13-22

Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divorerà. 
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

 

Celebrare la festa della “Dedicazione della Basilica Lateranense” a molti sembrerà strano, ignoto, inutile..
Beh.. sinceramente.. lo penso pure io. Ma va ben dai, c’è di peggio.
Il senso di tale festa che se non fosse capitata di domenica.. sarebbe stata qualcosa da addetti ai lavori.. che c’entra con noi?
Dunque..
è un giorno di festa per tutta la chiesa universale: l’evento storico a cui si fa riferimento è la costruzione della basilica lateranense ad opera dell’imperatore Costantino al tempo di Papa Silvestro I (314-335) e la sua dedicazione al Salvatore e al Battista; ma la festa non riguarda ovviamente il monumento di cemento.. ma il suo significato.
L’edificio-chiesa è il segno della Chiesa-comunità di persone e la liturgia odierna allora festeggia il popolo sacerdotale di Dio, corpo di Cristo e tempio dello Spirito (cfr. 2a lettura).
Quella precisa basilica nasce come madre di tutte le chiese di Roma e del mondo. E’ un riferimento alla cattedra di Pietro e ai suoi successori, fino al buon “Francisco” e alla garanzia di unità mondiale-universale-cattolica..
Detto questo passiamo al vangelo, scelto per questa festa ci aiuta a riflettere brevemente sul significato della chiesa.
Gesù con forza si scaglia concretamente contro chi sta continuando a dare una idea di religione e di fede come di un commercio, uno scambio.
Ne emerge un volto di Dio “commerciale”. Dare, avere, meritare, acquistare, ottenere, permettersi, guadagnarsi, conquistare, avere diritto..
Sono elementi sottili, ancestrali, ben radicati in noi e nella nostra coscienza, nel nostro approccio alla realtà, a noi stessi, a Lui e di conseguenza agli altri..
Gi animali erano venduti per fare dei sacrifici (fioretti): dimensione e valore dell’animale a seconda della dimensione/gravità del peccato da espiare o della grazia da chiedere. Per caso in noi permangono aspetti simili? Nessuno magari sgozza colombe e agnellini prima di venire in chiesa ma davanti a Dio, nel fare il proprio servizio, mettendosi a pregare magari.. uno sente nella propria coscienza che..
Davvero quando entriamo nelle nostre chiese ci sentiamo a casa di Dio? Che effetto fa? Eccessiva confidenza o eccessiva paura, timore, senso di ospitalità un po’ imbranata e a disagio?

 

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Dio che si raccomanda a Gesù di.. – Omelia Commemorazione Defunti 2014 – A

Giro per il cimitero: ormai dopo 5 anni ho anch’io qualche defunto qui da salutare. Il mio sguardo si ferma su una lapide. «I fiori più belli li vuole il Signore». Quant’è stupida questa frase. Detta in buona fede.. certo, ma che danni ha fatto!
Quando la disperazione e l’impotenza ci fanno riconoscere come misteriosa volontà di Dio la morte di una persona, sia nel parlare comune sia ahimè in certe espressioni di fede o della liturgia.
Gesù oggi sgombera ogni dubbio e (lo spero), ci fa tirare un sospiro di sollievo, mettere almeno un po’ d’ordine nel nostro complicato approccio alla morte.
Abbiamo sentito il racconto di Giovanni: Gesù sta parlando ai discepoli del suo rapporto con Dio. Interessante. Dice di sè di non essere un battitore libero ma che deve compiere la volontà del Padre suo. (Quando ci mettiamo davanti a Lui a pregare allora, prima di snocciolargli l’elenco della spesa, sarebbe utile e intelligente almeno prima chiedergli di farci percepire quella volontà di vita che Dio ha ogni giorno per ciascuno di noi. Pregare faccia prima rima con ascoltare che con parlare.. vivere in ascolto!)
Dio ha una volontà: la invochiamo nel Padre Nostro, Gesù la deve compiere. Anzi dice che è stato mandato proprio per questo.
Di cosa si tratta? Semplice. Che Lui non perda nulla di quanto Dio stesso gli ha dato. Me lo vedo io, il buon Dio che gli raccomanda di non perdere nulla.. a Gesù, come se stesse portando un vassoio di bicchieri di cristallo e lo sgridasse di stare attento, tenerlo con due mani! Lasciamoci toccare da questi versetti, vanno gustati, non capiti.
La volontà che Dio affida a Gesù è che non gli perda quanto.. ma che è sto quanto? Cosa il buon Dio ha affidato a Gesù? Noi, siamo noi. Si carissimi, non siamo altro che ciascuno di noi, vivi o morti.
Contempliamo questo. Immaginiamo con calma cosa significhi.
La volontà di Dio è vita non morte. Nel «quanto» c’è la vita di ciascuno, bella o brutta, lunga o troppo breve, sensata o vana. In quel quanto c’è tutta la nostra umanità più fragile e ferita.
In quel «quanto» c’è la chemio di Francesco, l’impotenza di Giulia davanti all’Alzheimer del papà che non la riconosce più, la depressione di Olga, il lutto di Mario, le dipendenze da alcool o gioco d’azzardo di… e continuate voi; in quel «quanto» c’è l’amore non trovato o corrisposto, il bene non accolto, la frustrazione patita, il lavoro perso, i sogni interrotti, il suicidio programmato… in quel «quanto» ci sono i bambini abortiti, i ragazzini abusati, le donne picchiate, i morti nel nulla, i figli di nessuno, le vittime di un’economia assassina e irresponsabile, di una giustizia connivente, di una illegalità legalizzata. Non c’è cronaca per quanto ordinaria o anonima, che non sia dentro di diritto in quell’incarico dato al Cristo.
Tutto questo e tanto altro è dentro quel «quanto».. materiale umano di prim’ordine, non merce rara, ma sacra. Sacra perché umana. Sacra perché fatta a immagine e somiglianza di Dio. Sacra perché affidata da Dio a Gesù.. come se gliel’avesse messa tutta quanta tra le mani.
Contempliamoci li, tutti interi in quel «quanto». Ecco la Pasqua! Riconoscere che la nostra vita non è buttata a caso nel mondo, non è una cronaca anonima o un viaggio al buio. Ieri sera, letto al PR, questo quanto mi ha profondamente commosso. Le persone abbandonate, escluse, scartate.. accolte da una chiesa che in silenzio continua a prestare le mani a Cristo stesso per quella missione.
Quel «quanto» ci ricorda che nulla di quello che abbiamo vissuto e patito andrà perso, nessuna lacrima o gemito ignorato, nessuna sofferenza sprecata, nessuna voragine di dolore inascoltata. Qualsiasi scandalo o assurdità, durezza o ferita che stiamo affrontando non potranno mai cancellare quel «quanto». Ecco la nostra fede, la speranza che siamo chiamati a far fiorire nei nostri cuori. Anche i nostri defunti sono lì, li crediamo coi santi, nella definitiva compagnia di Dio. Ecco la volontà di Dio, è portare vita. Uno sbocciare di vita oltre la morte quotidiana. Eterna non nel senso di infinita o che inizierà dopo.. ma di indistruttibile, perché le permette di andare oltre il vissuto e l’accaduto per contemplarsi in una vita più grande di speranza e pace. Preghiamo oggi il Signore perché ci doni la fede di guardare alla vita che stiamo facendo riconoscendolo al nostro fianco, il coraggio di sentirci accompagnati da questa volontà che Dio ha affidato a Gesù, ponendoci al suo fianco, tra le sue mani.

Che gran casino stan facendo lassù in cielo.. – Omelia Tutti i Santi 2014 – A

A che serve festeggiare i Santi? A niente. Loro son già in paradiso, stanno bene…sono a posto. Non hanno certo bisogno che noi da quaggiù, in piena crisi economica o indaffarati come siamo ci si mettia anche a festeggiarli. Eppure se ci pensiamo.. festeggiare è sempre un tempo non utile. E’ scegliere di perdere tempo per.. le cose più importanti.
C’è un verbo o meglio un’ azione su cui vorrei fermare la vostra attenzione. Ed è il contemplare. Lo usiamo poco ma ne abbiamo così bisogno.. noi che non abbiamo mai tempo per..
contemplare è mettersi in disparte dal tran tran e dedicarsi del tempo.. quello che tutti vorrebbero per sè ma che poi facciamo così fatica a ritagliarci. Ed è solo così che noi riusciamo a ritrovare pace e verità, ordine in noi.
Vi invito a prendere il foglietto ed andare al n° 17, la Preghiera eucaristica.. lasciamo stare per un momento le letture e dedichiamoci a quello che la liturgia chiama «prefazio»: è bellissimo e ci aiuterà davvero a comprendere meglio la festa dei santi di oggi.
Oggi ci dai la gioia di contemplare.
Ne siamo consapevoli? Oggi.. ecco il senso della festa..
La gioia.. è per noi una gioia vivere questa proposta?
Contemplare.. è come, vedete, se il Signore ci chiamasse a salire per un attimo lassù e guardare giù, guardarci da fuori.. contemplare.. come quando abbiamo faticato a fare una cosa e alla fine ci mettiamo a guardare soddisfatti com’ è venuta..
La festa dei santi ci invita a gioire perché contempliamo.. cioè possiamo perdere un po’ di tempo per delle cose importanti.
Ma cosa contemplare? Qui ci sono delle immagini belle.. la città del cielo, la santa Gerusalemme, nostra madre.
Una città che ci è madre.. accostamento audace. Quando pensiamo ai santi pensiamo a una città madre.. mi verrebbe da dire.. madre significa casa.. una città in cui sentirci di casa perché abitata da persone famigliari.. perché le abbiamo conosciute e amate.
E che succede lassù? Tutti a pregare in silenzio? Tutti angeli  muti e devoti? No.. una assemblea festosa.. guardate che la liturgia è bellissima e ci spiazza, anche ai più devoti o bigotti.. assemblea festosa: non è una riunione condominiale o una conferenza con Dio che parla.. festosa.. un bellissimo “casino”, mi viene in mente una di quelle cene di paese dove si sta fuori fino a tardi, ci si conosce e rivede volentieri. Allora è una gioia essere cristiani!
Attenzione: qualcuno potrebbe dire che sto esagerando.. ma chi siamo noi per impedire a Dio (con la nostra sufficienza o pudore) di raccontarci quel che ha voluto e preparato per noi?
E festeggiando, continua, glorifica il tuo nome.. festeggiare glorificando, dando gloria, lode, onore a Dio. Bellissimo.
Poi, prosegue.. noi pellegrini, noi qui che ascoltiamo e preghiamo, pellegrini cioè di passaggio sulla terra (siamo qui di passaggio, inutile volerci aggrappare!) verso la patria comune. La nostra patria, la nostra casa e appartenenza prima è in cielo!!
Affrettiamo nella speranza il nostro cammino.. siamo per strada.. con buono o cattivo tempo.. siamo lieti, dice il prefazio, per la sorte gloriosa di questi membri della chiesa.
Anche noi qui, insomma, siamo felici per loro e riconosciamo il rapporto a cui siamo chiamati: «amici e modelli di vita». Nulla di più. Amici e modelli. Ci ispiriamo a loro, per diventare come loro.
Bisognerebbe ora gustare questo quadro che la liturgia ci offre..
E’ qualcosa di festoso che ci da pace e speranza, pensando ai nostri santi in cielo.. tutti i santi, sul calendario o meno.. tutti quelli che ci hanno preceduto.
Carissimi almeno oggi perdiamo un po’ di tempo a contemplare tutto questo. Non ci servirà fare le crociate contro halloween o pensare che essere cristiani sia una cosa seria e doverosa. Quel gran festone che fanno in cielo al cospetto di Dio ci provochi.. a sentire il desiderio.. non per voler morire subito ma per guardare alla nostra vita qui, oggi, con maggior realismo e minor fatalismo. Difficile? Si, se non contempliamo mai.. se non ci fermiamo mai a farlo perché dobbiamo fare le cose cristiane.
Forse per questo la liturgia ci aiuta, facendoci ripetere ogni domenica delle espressioni belle a cui magari non facciamo caso ma che ci possono educare:
Nel credo ad es.: aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.. davvero aspettiamo? Crediamo che ci sia una vita nuova da vivere ancora??? O siamo solo scaramantici e blateriamo qualcosa sulla reincarnazione???
Giriamo pagina sempre nel foglietto..
Perché possiamo ottenere il regno promesso insieme con i tuoi eletti, con maria, i santi, i martiri.. nostri intercessori presso di te..
Sentiamo che ci è stato promesso un regno?  E che loro intercedono, parlano bene di noi a Dio. Non prego i santi. Ma li prego di parlare bene di me a Dio.. il rapporto è con Lui, mai coi santi!
La tua chiesa pellegrina sulla terra.. siamo di passaggio, non affanniamoci.. Gesù lo ha detto in mille modi.. nessuno può aggiungere un solo giorno alla propria vita e certe cose non hanno ne prezzo ne valore!!! Bisogna solo volerle vivere e godere!
Verso la fine.. pensate un po’.. concedi anche a noi di ritrovarci insieme a godere per sempre della tua gloria in Cristo nostro Signore per mezzo del quale ecc.
Ecco cosa facciamo e come scegliamo di vivere..
Gesù che insegna le beatitudini sta semplicemente raccomandando ai discepoli e a noi a contemplare, si quelle situazioni difficili e paradossali, a guardarle.. a contemplarle in modo diverso.. non con rassegnazione o con disillusione ma come opportunità. Non ce le evita, non può! ma ci sostiene e aiuta nel non restarne schiacciato. Contemplandoci in questo suoi figli preziosi.
Allora carissimi oggi contempliamo, perdiamo tempo, sogniamo, affidiamoci alla speranza di vivere da pellegrini su questa terra, attesi con gioia da quell’assemblea festosa in cui un giorno tutti ci ritroveremo. Tutti i santi ci attendono e intercedono per noi.