IVa Domenica di Quaresima – B

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

 

“Fear of the dark,
I have constant fear that something’s 
always near 
Fear of the dark, fear of the dark 
I have a phobia that someone’s 
always there”
(Iron Maiden, Fear of the dark, Fear of the dark, 1992)

 

090315

ebbene sì…

 

In ascolto del vangelo secondo San Giovanni 3, 14-21

In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

 

“Se guardi nel buio a lungo,  c’è sempre qualcosa..” (W.B. Yeats)
“Dio ha tanto amato il mondo”.. ma sul serio? Che effetto ci fa leggere questa frase? Diremo “Gloria a te, o Cristo”, dopo averla ascoltata..
Quando la ascoltiamo.. non rischiamo di darla per scontata? Come un rigurgito vecchio del catechismo, ma che non ha la benchè minima attinenza con la nostra vita quotidiana? Dio ha tanto amato il mondo. In quel mondo ci sono anche io, la mia storia, i miei desideri, la mia famiglia d’origine, le mie ferite, i vuoti e i deserti, le cicatrici e le ammaccature.. le gioie, le soddisfazioni e le conquiste.
Dio ha tanto amato il mondo.. questo mondo.
Pensiamo guardando il crocefisso.. che sia/è  il segno definitivo dell’amore di Dio per noi?
Che è quello il trono da cui Lui ci guarda? O che Dio è cattivo, ha condannato il figlio, non l’ha salvato, se n’è fregato..
Dio ha tanto amato il mondo. Ci sentiamo davvero oggetto di tale amore? Di quello sguardo ?
Quando guardiamo al crocifisso.. appeso nelle nostre camere o al collo.. o in chiesa.. segno d’amore incondizionato, ad oltranza, definitivo.. che pensiamo?
Diventasse un nostro “mantra”.. Dio ha tanto amato il mondo.
Rischiamo di guardare al crocifisso.. magari commuoverci un po’, ma poi sentire Dio distante. Estraneo. Schizofrenia spirituale..
Credo che la Parola, (cioè sentire che Dio ci parla attraverso quello che l’ascolto del vangelo provoca in noi, ) sia un segno d’amore per me?
Allora ne posso fissare alcune parole.. ”Dio ha tanto amato il mondo”.. ”abbia la vita eterna”, “salvato”.. ecc.. ecc..
Memorizzarle e ripetermele lungo la giornata, come un mantra.. la Parola ci soccorre, ci tiene compagnia, ci rischiara, illumina, ristora..
Lasciamola agire.. fidiamoci.. non è da capire, analizzare, commentare.. ma da lasciare che ci invada da dentro, lasciarla emergere in noi, frequentarla, darle spazio e voce in noi, mentre viviamo.. li dove ci sentiamo al buio, rattrappiti, spenti, disorientati.. non abbiamo nulla da perdere..
allora la nostra fede si farà più forte ed elastica, aderente alla nostra realtà, interpellata dalle nostre vite..
Allora le luci della domenica dell’ottavo giorno, quello senza tramonto, della risurrezione, inizieranno a toccare i nostri cuori.
Allora non avremo più paura del buio, (fear of the dark) la sensazione che qualcuno sia alle nostre spalle, nei nostri cuori, sensazione di ansia e disagio che ci stiàno per fregare.. non saremo schiavi della paura del buio, ma figli della luce.

 

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Segni scandalosi dal nostro Indiana Jones.. – Omelia IIIa Domenica di Quaresima – B

Il più delle volte papa Francesco ci stupisce. Che usi certe espressioni o non rispetti il protocollo vaticano da un lato impressiona, ma dall’altro fa piacere. Come se una parte di noi dicesse “non si fa, non sta bene, è il Papa” ma subito un’altra voce.. ”era ora, finalmente, che forte, va bene così”. In noi convivono queste due sensazioni: diamo per scontata una cosa, ma in realtà abbiamo bisogno del suo contrario. Esattamente come Gesù, nel vangelo. Diciamoci la verità: che effetto fa immaginarlo nel tempio, con una frusta in mano che pare Indiana Jones mentre fa quella scenata isterica? Abituati come siamo ad una immagine patinata di mansuetudine o di ostinata sofferenza?
Eppure quello che fa è per noi! per aprirci gli occhi, metterci al muro. Avete fatto della casa del padre mio un mercato.
Sta cercando di spiegarci, certo senza giri di parole, che Dio non si compra ne si merita, e che la fede.. è un’altra cosa.
Ci ha messo sulla buona strada S. Paolo nella seconda lettura: scrive ai Corinzi, comunità greca sempre un po’ turbolenta: “i giudei chiedono segni, i greci cercano sapienza”. Interessante.
Non è mai stato facile ne scontato credere, e il messaggio di Cristo non ha mai accontentato tutti.
I primi chiedono segni: forse succede anche a noi? Segni di garanzia, convenienza, decido io se fidarmi in base a quel che vedo, come al mercato prima di acquistare qualcosa. I segni di un Dio tuttofare che risolve problemi, onnipotente come Google a cui posso chiedere qualsiasi cosa. Così allora varrà la pena fidarsi.. me lo sono fatto su misura, come piace a me. E’ come me!
I Greci invece, ovviamente, cercano sapienza: un Dio che li convinca, intelligente, saggio, che ragioni come e meglio di loro, col rischio di imporgli la propria logica e presunta sapienza, riducendolo ad una mentalità, un pacchetto di buone idee utili, un’etica, fatta magari dei famosi valori della tradizione cristiana a cui dover sempre essere così coerenti..
Ad entrambe Paolo augura Gesù Cristo crocifisso: ai primi come scandalo, il segno unico e pazzesco col quale Dio ha voluto raggiungere in modo definitivo l’umanità, il segno di un amore assoluto e incondizionato. Che non puoi provare, ma solo accogliere.
Ai secondi come stoltezza: contro tutti i buon senso, le tradizioni devote, ragionevolmente morali e religiose.
Oggi mi pare la scrittura ci ricordi cosa significhi essere cristiani adulti in una chiesa immersa nel mondo: scandalizzare e apparire stolti col proprio stile di vita e le proprie scelte. Sposarsi in chiesa, battezzare i figli, donare del tempo e delle risorse per gli altri, cercare il silenzio e la preghiera, scegliere di amare e collaborare, preferire il perdono, l’accoglienza, la solidarietà.. darsi delle priorità nella vita e non sempre e solo essere in balia delle urgenze…
Potremmo chiederci: io, come vorrei il mondo, cosa sogno per la nostra casa grande che è la terra? Che sia Casa del Padre, dove tutti sono fratelli, o casa del mercato dove tutti sono rivali?
È questa l’alternativa davanti alla quale oggi ci mette Gesù. E la sua scelta è così chiara e convinta da farlo agire con grande forza e decisione. Chiede anche a noi di imitarlo.
Non possiamo che augurarcelo, se vogliamo lasciarci scalfire da questo Suo volto che oggi il vangelo di annuncia, forse l’esercizio quaresimale più grande parte proprio dal nostro cuore, dalla nostra mentalità.
Chiede a ciascuno di noi di rovesciare i nostri banchi carichi di pensieri scontati, alibi e giustificazioni, di “io penso questo, ho vissuto quello, sarebbe bello ma non ho tempo, mi hanno sempre insegnato così..” sentimenti umani, certo, ma ancora per certi versi così adolescenziali, confidando un un Dio un po’ magico..
Ci chiede di gettare a terra il denaro dei nostri presunti meriti e buone azioni, le nostre attese ricattanti con i quali vorremmo gestire un rapporto commerciale con Dio, come fosse un burattinaio che distribuisce a caso il bene ed il male, del quale avere paura, col quale barattare prestazioni per benessere.
Ci chiede di scacciare fuori buoi, pecore e colombe.. le nostri considerazioni con le quali ci sentiamo a posto o dalla parte giusta.
Avete fatto della casa del padre mio un mercato.. significa: non sopporto che non vogliate vivere da figli.. ma continuare ad essere schiavi impauriti da un Dio distante, da temere, che ti vuole fregare, togliere, opprimere.
Il rischio, vedete, è quello di continuare ad essere degli “atei devoti”.
Il gesto di Gesù ha decretato la fine della religione come moralismo, contrabbando di buone opere, candeline, prestazioni pastorali e sacrifici ed ha inaugurato un rapporto liberante con Dio Padre.
O è liberante.. o non sto facendo esperienza di lui, ma sono guidato dalla paura, dalla convenienza o da altro.
Da questo gesto di Gesù dobbiamo imparare tutti; la chiesa gerarchica stantìa dei suoi titoli “eccellenza monsignore”, le sue controtestimonianze pubbliche, le compromissioni e connivenze con certo potere, la poca trasparenza in alcuni ambiti o la tiepidezza in altri.. non hanno aiutato ne aiutano. Con o senza papa Francesco!
Penso anche alle nostre parrocchie e al tempo della quaresima: coltiviamo nel cuore un Dio da tener buono a fioretti, sacrifici e venerdì di pesce? O un volto di padre che ci vuole far passare dalla morte alla vita? Da una vita spenta, ma devota ad una esistenza piena e da protagonisti?
Se c’è una cosa che amo di questo tempo liturgico è che saranno solo 4 domeniche di quaresima, ma 6 di Pasqua. Vivere solo la quaresima e dimenticarsi la Pasqua già dopo pasquetta.. è il rischio maggiore. Come allenarsi a lungo senza poi giocare la partita. Che spreco.
Questo vangelo che oggi accogliamo ci provochi a riflettere.
Gesù conclude dicendo che ora è il suo corpo il nuovo tempio. Cioè che solo nella relazione con lui, incontrandolo, frequentandolo, possiamo subito vivere da figli. Altrimenti saremo solo schiavi devoti e indaffarati.. come il figlio maggiore della parabola.
Quindi con Gesù l’uomo non vive più per Dio, ma vive di Dio e come Dio. Vivere come Dio significa fare della propria vita un dono d’amore. Questo sarà poi l’unico comandamento che Gesù trasmetterà. Compiendo questo l’uomo sperimenta che l’adesione a Dio non lo diminuisce, ma lo potenzia. Non è quello che ciascuno di noi desidera? Poter amare più di quanto e come possa ritenersi in grado. Essere cristiani alla fine è solo questo. Questo è quanto la Pasqua vuole offrire alla vita di ciascuno di noi, per il quale vivere la quaresima. Inizia tutte le volte in cui rinunciamo al mercato e accettiamo una relazione nuova.. quella che Dio padre ci propone nel suo figlio, posto al nostro fianco come fratello.. oggi, è vero, un po’ nervoso.. con quella frusta in mano.. ma solo a ricordarci che per Dio l’affare più bello è la felicità di ciascuno di noi.

IIIa Domenica di Quaresima – B

(Tempo di lettura previsto: 6 minuti)

 

“La chiesa si rinnova..” – Giorgio Gaber, nel 1965
(Immenso.. quanto mi manca Gaber!!)

 

fotoservizi

Un altro contributo.. ma da un punto di vista diverso..

 

In ascolto del vangelo secondo San Giovanni 2, 13-25

Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divorerà. 
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

 

Vaticano, Chiesa, Religione, fede, religiosità, credo, credere, Dio.. quanta confusione, indifferenza, pressapochismo, ignoranza..
Gaber, come solo lui sapeva fare, ci stuzzica un po’.. con la consueta sagacia ed intelligenza.. cinica, spietata.. evangelica?
Credo che il video messaggio sia un commento sufficiente al Vangelo di oggi.
Oggi siamo al paradosso di compiacerci di un papa.. solo perchè “evangelico”.
Ma sapremo.. come spesso lui ci ha chiesto, rivolgerci a Gesù, piuttosto che fermarci alla sua persona “papale”?
Invocare il nome del Cristo al nostro fianco e non solo “Francesco, Francesco?”
Oggi scelgo un minimo digiuno di parole.. mi perdo davanti a questo Cristo inKazzato nero..
Bellissimo..

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