“Dove mi hanno fatto le scarpe da ginnastica?” – Omelia IV Domenica di Pasqua – B

Qui davanti c’è L’altra bottega: fa parte di una catena di negozi che si impegna a vendere generi alimentari, abbigliamento o tanto altro che sia stato prodotto da scelte economiche eque e solidali: significa senza sfruttare nessun lavoratore, risorsa o terreno dei paesi più poveri; come pure di favorire per quelle persone delle condizioni di vita, lavoro e sviluppo più umane e dignitose.
In teoria quando acquisto qui sono tranquillo: i miei soldi non contribuiscono a nessuno scandalo ne ignobile sfruttamento. Anzi, faccio del bene. In teoria, quando acquisto altrove.. posso non esser sicuro di fare altrettanto, rischiando invece di incentivare (piuttosto che boicottare) scelte economiche che favoriscano sfruttamento, miseria e sottosviluppo.
Curioso: la giustizia come eccezione.. o come vezzo..
Lo so: siamo costretti a questo stile di vita e non possiamo certo campare solo di cioccolato o caffè.. da chi siamo costretti?
Ma ci faccia almeno riflettere sulla nostra presunta libertà e indiretta connivenza. Ad oggi mi risulta impossibile acquistarmi un paio di scarpe da ginnastica, ad es.. non costruite in un paese povero.
Quando il vangelo parla di lupi, questa domenica, parla di questo. Persone che accanto e noi a purtroppo spesso grazie a noi, alle nostre scelte economiche indotte o alla nostra placida indifferenza, sfruttano gli altri, le pecore.. vittime dell’egoismo, del calcolo e dello sfruttamento di certa nostra evoluta civiltà occidentale. Gente come noi, con notevoli competenze economiche o finanziarie, lauree e master ma che quando si guarda attorno non vede pecore da curare, ma da spremere. Questo è solo un esempio. Penso ad aziende  come Indesit, Elettrolux.. o migliaia d’altre. A tutto il mondo del lavoro che è stato messo in crisi.  Ma ci porti al di là del Mediterraneo. Da dove partono i famigerati barconi che vorremmo far affondare per non essere giustamente invasi. Ma il problema è non farli partire?  O chiedersi: perché non se ne stanno a casa loro? Già: io lo vorrei tanto! Se ne stessero tutti a casa loro: io qui non li voglio. Li voglio lì. Protagonisti della loro vita senza bisogno di nessuna accoglienza o carità, in grado di badare a loro stessi lavorando e producendo da protagonisti, come un qualsiasi stato moderno.
La carità che diamo qui è il prezzo di una giustizia che manca lì.
Gli scafisti sono i mercenari del vangelo? Può essere. Sembrano proteggere il disperato gregge di pecore nere.. per traghettarlo verso la terra promessa. Ma sono loro le pecore nere? O è certa economia, certe manovre politiche e giochi di potere di grandi compagnie o multinazionali.. le pecore nere. Perché non se ne stanno a casa loro? Perché quel che potrebbero fare a casa loro, lo facciamo noi per loro ma senza di loro. I poveri restano sempre più poveri. E non è un effetto collaterale ma una decisione presa a tavolino. Noi andiamo, sfruttiamo, cresciamo e loro li lasciamo li. Si stanno forse.. idealmente, venendo a prendere ciò che è loro, perché troppa nostra economia mondiale.. e locale.. campa alle loro spalle. O peggio sulle loro vite. Da noi fuggono i cervelli, da loro.. si fugge e basta.
Gesù oggi dice di essere il pastore buono: colui che da la vita per le pecore: è il titolo più disarmato e disarmante che Gesù abbia dato a se stesso. Eppure questa immagine non ha in sé nulla di debole o remissivo: è il pastore forte che si erge contro i lupi, che ha il coraggio di non fuggire; il pastore bello nel suo impeto generoso; il pastore vero che si frappone fra ciò che dà la vita e ciò che procura morte al suo gregge. Che alza la voce e si indigna.
Gesù non è qui il buon pastore del salmo da cui il canto.. che sa prendersi cura e camminare al fianco, ma è quello che sente arrivare il lupo e lo prende a bastonate: fuor di metafora.. che sa dire di no, riconoscere il pericolo e gli scandali, denunciare l’ingiustizia ed il sopruso perché ama il suo gregge, lo conosce.. sa indignarsi, se la prende con forza con chi fa male e lo sfrutta.. e questo perché Lui è pronto a dare la propria vita per loro. Quell’amore del pastore rende il gregge tutto uguale, unito da un unico amore, quello che rende fratelli e sorelle.
Cosa significa per noi questa pagina del vangelo? A noi che tra pochi minuti pregheremo il Padre nostro.. ci sentiremo parte di questo gregge universale per cui il Pastore è pronto a dare la sua vita?  Pensiamo alla nostra chiesa: l’impegno missionario, in tutto il mondo, penso al gruppo missionario o al DiMMi.. ma anche restando qui vicino. Ad esempio siamo dentro ad una collaborazione pastorale, ogni parrocchia ha il suo consiglio pastorale, abbiamo una pastorale giovanile (sanitaria, sociale..), siamo dentro un anno pastorale; l’uso di questa parola parte esattamente da qui.
Quando la chiesa agisce.. fa pastorale; vive cioè quel mandato che Gesù ha iniziato dando la sua vita. La chiesa continua a dare la vita nelle sue iniziative pastorali. E non significa morire, anche se non possiamo spegnere l’attenzione sui nostri fratelli e sorelle cristiane che oggi vivono il martirio.. significa letteralmente dare vita, dare qualità di vita migliore, più bella, libera, sana, umana.
Rendiamoci conto che quando educhiamo come scout, ads.. noi stiamo dando vita.. che tutto quello che facciamo, siamo chiamati a compierlo con gli stessi sentimenti e passione del pastore che ora, oggi, ha solo le nostre vite come suoi strumenti di pace, giustizia e carità. Siamo chiamati a farlo riconoscendo in Lui la nostra forza ed il nostro modello. Attingendo con la fede alla relazione con lui sapremo essere presenti a questo mondo con intelligenza, spirito critico, una coscienza che sa indignarsi e guardare oltre, che non si lascia anestetizzare dall’indifferenza (il peggiore dei lupi), ma che sa riconoscere in tutte le persone che soffrono dei fratelli e sorelle da salvare dai tanti lupi e mercenari attorno e spesso anche dentro di noi.
L’eucaristia, cioè Gesù che ci offre la sua vita sia la forza e l’impegno a fare della nostra vita un dono e del nostro servizio un azione davvero pastorale.
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