L’autostima di Dio.. – Omelia Va Domenica di Pasqua – B

Gloria.. al Padre.. Gloria nei giorni di festa. Mi son preso la briga di cercare il significato di questa parola che usiamo in modo automatico e scontato. Lo conosciamo? Ve lo offro perché credo ci faccia bene e spero possa aiutarci a comprendere meglio il nostro modo di credere e di vivere.
Secondo alcuni studi “etimologici” significa “ciò che gli altri sentono dire di te”: insomma un modo di parlare di Dio agli altri e a Lui.
Per noi dire Gloria significa manifestargli il nostro grazie e i motivi per cui siamo felici di essere e sentirci suoi figli.
E’ una preghiera semplice, il Gloria al Padre, ma anche un inno solenne e maestoso che la domenica spesso cantiamo assieme.
E’ uno dei gesti e dei sentimenti con cui viviamo la nostra fede e diciamo al Signore che lo stimiamo, che lo riconosciamo importante per noi.
Ecco un primo segno importante con cui verificarci: quante volte nella mia preghiera trovo spazio per la lode gratuita? Per dirgli gloria a te Signore perché? Perché sei buono, hai creato il mondo e le sue bellezze, hai creato le persone, mi perdoni, mi accompagni, mi illumini e conforti.. Questa attenzione è figlia dell’amore libero e riconoscente. A volte rischiamo di pregare solo con formule a memoria e dimentichiamo che la preghiera più naturale e spontanea, nell’intima confidenza dei figli passa per un parlargli di noi e di quanto stiamo vivendo. Ben più allora di una serie di cose da raccomandargli di fare o di ricordarsi di non fare ma un guardare a Lui con stupore riconoscendolo come autore della nostra vita e di come siamo e possiamo essere.
Ancora potremmo chiederci: ma come parliamo di Dio? Siamo felici di essere cristiani? Cosa sta dando la fede alla mia vita? La rende più forte, luminosa, sensata, autentica? Più umana?
E qui cominciamo ad intuire un altro aspetto che può provocarci e farci bene, direttamente dal vangelo.
Nella pagina appena accolta Gesù dice:” in questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto”. Cosa è il questo di cui parla? Il frutto.
La gloria a Dio sale dalla mia vita, non dalle mie parole. Non chi dice Signore, Signore, ricordiamo? Ma chi fa la volontà del Padre mio. Che significa questa immagine? Una vita che porta frutto. E’ una vita che serve a qualcosa e a qualcuno, che passa dalle promesse in gemm.. alla realizzazione qui e ora di un frutto, qualcosa di buono da mangiare, di sostanzioso e nutriente.
Cosa può voler dire questo? Credo sia una cosa bellissima, un atto di fede e fiducia nell’uomo e la donna che siamo meravigliosi. Dio non vuole essere glorificato a parole: non sta li in poltrona ad aspettare che parliamo bene di lui.. che immagine abbiamo di Dio in noi? Di un vecchio con la barba che non vede l’ora di essere lodato e glorificato con le nostre candele, offerte e preghiere? Non credo. Che se non lo facciamo si offende?
Almeno Dio i problemi di autostima li ha risolti da un pezzo. La Sua gloria è la nostra vita realizzata. Una persona che incontri un cristiano e colga nei suoi occhi una pace ed una gioia profonda… ecco la gloria, ecco la pubblicità più bella per Dio.
Cosa ci sta davvero a cuore? Siamo onesti: fare le nostre cose cristiane, le nostre pratiche devote, i nostri servizi gratificanti e visibili o dargli gloria? E come? Come vuole Lui o come decidiamo noi?
Persone che muoiono affidandosi a Lui come nei barconi nel Mediterraneo o nel collegio in Nigeria.. martiri per la fede e nella fede. Ecco la sua tremenda gloria. Non richiesta ma.. che testimonianza, che esempio! I giovani che nel suo nome ieri sono diventati diaconi o diventeranno preti, i matrimoni in chiesa, gli adulti che chiedono i sacramenti dopo una vita e si convertono.
Proviamo a pensare, ad esempio, a come spesso tra genitori e figli si infiltrino nel bene e nel male cose come queste: una mamma che dica al figlio.. che con tutto quello che ha fatto per lui si aspettava che.. non mi puoi deludere.. devi fare questo lavoro o occuparti di me adesso che..
Dio con noi non fa così: mi domando.. cosa dà gioia e soddisfazione ad un genitore? La vita realizzata del figlio o altri sottili ricatti affettivi che trattengono, schiacciano e mortificano?
Ricordiamo le parole della seconda lettura.. ”figlioli non amiamo a parole ne con la lingua ma con i fatti e nella verità” come son forti e vere: quanta ipocrisia a volte nei nostri atteggiamenti.. facciamo le belle facce sorridenti e compiacenti davanti e poi dietro parliamo male alle spalle, diciamo.. non mi interessa io faccio quello che voglio.
Ecco cosa da gloria a Dio, cosa gli fa pubblicità, cosa testimonia la forza e la bellezza del credere: una vita da credenti credibili.. non di praticanti non credenti. La vita di persone che portano frutto cioè sanno essere nutrienti. Passatemi l’immagine: la mia vita sa nutrire quella degli altri? Sa dare ciò di cui hanno bisogno: affetto, attenzione, giustizia, rispetto, dignità.. la nostra vita quando è carica di gesti d’amore, nutre gli altri. Questo è i frutto di cui Dio vuole godere. Non per sè ma per compiacersi di noi.
Il vangelo ci invita a guardare alla nostra vita come ad una esistenza che sappia profumare di Vangelo. Si fida di noi e sa che solo fidandoci di questa buona notizia sulla nostra esistenza sapremo andare oltre i nostri bilanci negativi su noi stessi o tiepidi rassegnati e vivere di conseguenza. Ogni volta che celebro in maniera onesta e consapevole la santa messa, che cerco di vivere in preghiera le mie giornate nella lode e nel ringraziamento, quando approfitto delle tante iniziative della nostra collaborazione pastorale cittadina per nutrire la mia fede e formarmi come cristiano, quando inizio ad accostarmi regolarmente al sacramento della riconciliazione o frequentare un po’ per conto mio il vangelo o qualche buon libro.. tutti esempi concreti con cui la mia vita da dentro porterà frutto e si coltiverà in questo. Non è vivere l’eucaristia? Fate questo in memoria di me.. diventate anche voi cibo come io lo sto facendo per voi! Ecco la gloria di Dio, il vero volto di un padre che gode della qualità di vita dei propri figli come della testimonianza e della soddisfazione più grandi.
Ti chiediamo allora Signore: aiutaci ad essere umili e metterci in discussione. Sostieni in noi il desiderio di fare della nostra vita un frutto nutriente e un dono responsabile: questo sarà amare coi fatti e nella verità, donaci almeno di desiderarlo quando preghiamo, sia questa la nostra preoccupazione principale, la nostra vita diventi la testimonianza più bella, la gloria che ti daremo, ciò che gli altri sentono dire di te.
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Un pensiero su “L’autostima di Dio.. – Omelia Va Domenica di Pasqua – B

  1. Grazie Don Matteo,colgo con interesse queste pillole di catechesi.Io mi affido al Gloria quando il sole tramonta e mi corico stanca,ma serena per aver donato qualcosa di mio a qualcuno,anche solo una carezza ad un bambino,perchè sono fermamente convinta che quel gesto non sarà inutile e un giorno sarò largamente ricompensata.Grazie Bruna.

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