Domenica XXIVa T.O. – B

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

090915

 

In Ascolto del Vangelo secondo San Marco 8,27-35
Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.

 

Carissimi Gocciolati..
Sono giorni un po’ speciali, questi per me: pulsa forte ancora il cuore pensando alla cara città di San Donà lasciata da poco più di 24 ore. Le emozioni delle feste di saluto vissute assieme, il calore della gente, la stima respirata con l’affetto e la complicità. Nel sito della parrocchia, mi hanno avvisato, son perfino presenti le tracce audio dell’ultima omelia e del saluto. Grazie a tutti..
Ho di fronte, poi, il cammino verso Santiago de Compostella, che inizierò da Lisbona, attraversando il Portogallo, entrando in Galizia e raggiungendo la stessa Santiago per poi spingermi sulla costa fino a Finisterre.. credo si tratti circa di poco più di 800 km.
Parto questa notte quindi urgono preparativi e organizzazioni varie.. tornerò in Italia il 12 ottobre. Pensatemi..
Diverse persone mi hanno chiesto che fine faranno le Gocce. Troppo buoni: le gocce continueranno a disturbarvi (verbo non casuale.. il vangelo ci disturbi pure..)
oltre l’esperienza di San Donà. Il blog 29febbraio è mio personale. Fatene buon uso!
Durante il mese mi sto organizzando per spedire ugualmente le stesse Gocce che avranno, potrete comprenderlo, un tono un po’ più essenziale.
Non viaggerò con un pc portatile ovviamente ma solo con il mio iphone da cui cercherò di fare del mio meglio.
Non metterò foto sul blog, non sono un blogger.. (non ne sarei capace ne mi va di farlo). Manderò a qualcuno qualche whatsapp.. e basta.
Con un vangelo come questo.. volete pure la Goccia? Mi volete davvero umiliare. Non vi pare fin troppo esplicito, crudo, schietto?
Gesù guardingo chiede conto del gossip su di lui.. e poi li inchioda a prendersi la responsabilità della propria risposta personale di fede.
Da.. come parlano di GesùDioChiesaVaticanPreti.. al lavoro, in classe, in famiglia, in spogliatoio, a Zumba, per strada..
a.. e io? So parlare solo dei logori valori della religione cattolica? So dire solo cose, prestazioni?
Pietro mi ricorda la chiesa quando mette da parte Gesù o il vangelo.. miscelandolo di buonsenso, di luoghi comuni, di compromessi e tiepidezze varie. Lo annacqua.
Il vangelo puro è da vertigini, inebriante e soprattutto.. incredibilmente scomodo. Questo accade anche nelle nostre parrocchie e vite ordinarie. Nei nostri matrimoni e funerali “in ciesa”.
Rischiamo di lasciare Gesù appeso al crocifisso della chiesa dove ci siamo sposati e ci facciamo travolgere dai “risi” uscendo.. o dall’incenso.
Ma Lui vorrebbe tanto venire con noi.. ha promesso la Sua grazia a quella coppia.. e la Sua risurrezione.. a quella famiglia segnata dal lutto.
Carissimi: questa domanda facciamocela spesso. Sarà come guardarsi allo specchio e capire.. ascoltare, ripartire.
Andare dietro di lui.. sentire che siamo nel suo specchietto retrovisore.. pensare come Dio..
Bellissimo. Noi daremmo ragione a Pietro.. pensa da uomo.. e che dovrebbe fare altrimenti?
Gesù vuole che impariamo a pensare come Dio, col suo stesso amore, con misericordia, mitezza, bontà, audacia, fantasia..
Mette in imbarazzo solo a pensarlo. Come si fa? Come faccio a pensare come Dio?
Forse iniziando a mettere Gesù davanti.. alle mie scelte, sentirlo accanto, confrontarmi con Lui, chiedere per le mie scelte.. camminargli dietro e a fianco..
Io intanto inizio a camminare.. fate i bravi! Pregate per me.
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Domenica XXIIIa T.O. – B

(Tempo di lettura previsto: 7 minuti)

010915

Franco Battiato

https://youtu.be/rTRM9ub6a2E

In Ascolto del Vangelo secondo San Marco 7,31-37
In quel tempo Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Gesti plastici, inediti: intimi tanto da apparire quasi invadenti; l’umidità della saliva, quella che ti scompare dalla bocca quando hai paura o sei sfinito.. lasciandoti a bocca asciutta.
Le dita negli orecchi, i ciuffi di capelli da spostare, lo sguardo al cielo, la testa di quella persona tra le mani e.. delicatissimo.. quel sospiro emesso, quasi un gemito.. Apriti!
Immagine delicata, sacra. “Adesso mi prendo io cura di te”, sembra dirgli.
Un gesto simile, non così maestoso, lo abbiamo ricevuto tutti noi, battezzati. Nel rito infatti è l’ultimo segno che il sacerdote compie sul bambino.
Toccargli labbra e orecchie con un segno di croce, sussurrando la stessa parola. E’ stato fatto anni fa a ciascuno di noi.
Perché non toccarci ora per un attimo le labbra e le orecchie, ripensandoci? Cogliendone il senso?
Fatto?..

Sei muto perché non sai ascoltare. AFFASCINANTE.
I vangeli di queste domeniche ci hanno bacchettato abbastanza su questo. Che cuore hanno trovato? Siccome non ascolti.. non sai parlare.
O meglio.. sai dire cose cristiane-cattoliche, sai biascicare risposte ad hoc ma non sai parlare da cristiano, ne pensare ne vivere. Bene.
Più Lo ascolto, più saprò parlare.. anzi non potrò fare a meno di dire “grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”.
Il resto è volgarissima, meschina, subdola e ipocrita religione civile.. sbandierata ai quattro venti da certa pseudo politica e da associazioni varie che si fanno baluardo del credo cristiano solo perché “fan tanto volontariato, tanto del ben”. Che palle ‘sta fede da Nord Est. Non c’è davvero altro?
Sono fiero di un veneto operoso, attivo, propositivo. Sempre in prima linea con le maniche tirate su. Ma non sono ne cieco, ne baucco.
Fare mercimonio della fede per un pugno di voti, consensi, tradizioni, abitudini e feudi di potere, gratificazione e riconoscimento parrocchiale, facendosi i gargarismi con parole come “cattolico”, “valori”, “tradizioni” e roba varia.
Effata.. apriti.
La vedo come una cosa di cui abbiamo estremo bisogno. Apri le orecchie, resta in ascolto. Il cristiano, se non è in Suo ascolto quotidiano, non è cristiano.
E poi parla.. racconta, narra, testimonia.
La vedo, con un’immagine rubata all’informatica.. come la possibilità, per la nostra vita spirituale, di continuare a scaricare gli aggiornamenti e gli antivirus necessari alla nostra vita di qualità, libera, liberata e liberante. Resto “sul pezzo” ascoltando il Vangelo e provando a vivere così.. non sempre e solo come mi va.
E poi il parlare. Se non ascolti, non sai dire. Spesso siamo totalmente analfabeti delle nostre emozioni, non sappiamo ne esprimerle, ne viverle, ne raccontare; così per la nostra fede. Cantiamo le belle parole dei canti ma ci rivolgiamo sempre e solo in 3a persona a Gesù, con un timore.. che fatica dargli del Tu, prestargli labbra e orecchie e dirgli, nel silenzio del nostro cuore.. aprimi all’ascolto della tua parola, rendimi tuo testimone, fai traboccare in me la tua buona notizia.