“Tra Shakespeare e Gesù..” – Omelia Va Domenica di Pasqua – C

“Caro amico, per l’amore di Gesù astieniti, dallo smuovere la polvere qui contenuta.
Benedetto colui che custodisce queste pietre, 
E maledetto colui che disturba le mie ossa”

260416

“Non sia mai ch’io ponga impedimenti all’unione di anime fedeli; Amore non e’ Amore se muta quando scopre un mutamento o tende a svanire quando l’altro s’allontana.Oh no! Amore e’ un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;e’ la stella-guida di ogni sperduta barca,il cui valore e’ sconosciuto, benche’ nota la distanza.Amore non e’ soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote dovran cadere sotto la sua curva lama; Amore non muta in poche ore o settimane,ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio: se questo e’ errore e mi sara’ provato,Io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.”
(Sonetto 116 – W. Shakespeare)

In questi giorni tutto il mondo ricorda W. Shakespeare, il drammaturgo inglese, le sue opere teatrali e i suoi versi. Questo sonetto sull’amore credo bene ci introduca al senso del Vangelo di Giovanni che abbiamo appena accolto e di cui assaporiamo solo due parole: Ora e Come.
Ora.. l’inizio della fine: Giuda se ne va a vendere Gesù che capisce non si tornerà indietro e di essere spacciato. Ma non lo ferma. Noi sappiamo che non sarà la fine ma il fine, cioè il significato, il senso.. era venuto per amare e amarci. E chi lo fa non può che farlo ad oltranza. Gesù ci insegna questo. Dio non poteva evitare a Gesù di morire. L’aveva mandato per amore e per amare. Il resto lo abbiamo fatto noi. Lui è rimasto fedele ad oltranza: Egli, offrendosi liberamente alla sua passione, prese il pane e rese grazie, lo spezzo.. sentiamo dire ogni domenica nella consacrazione..
“Glorificato”, confermato, lodato, riconosciuto (come il giorno del battesimo al Giordano, dice il vangelo di quella voce con cui Dio dice “ecco il mio figlio”).. ecco il nostro stile di vita, fino alla fine.
I grandi amori sono così, definitivi.
Vedete, c’è sempre qualcuno che dice di non credere perché di Dio non ci sono prove.. ma capiamo, Dio non è un problema che richieda soluzioni o un prodotto da esporre e comperare alla televendita. Dio non si dimostra ma si mostra. Non si fa dimostrare da noi. Dio si mostra. E dove?
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri”: e qui le cose si fanno interessanti.
Non siamo cristiani perchè lo diciamo, o scegliamo di sposarci in chiesa o il battesimo. No. Ma perchè “abbiamo amore”; espressione bellissima, avere amore, gli uni per gli altri. Siamo riconoscibili non per titoli, onori, apparenze o visibilità ma perchè innanzitutto abbiamo amore. Non siamo buoni o andiamo d’accordo o ancora non facciamo del male a nessuno.
Basta credere e dire che essere cristiani significhi volersi bene, andare d’accordo, far del bene. Noi cristiani e la chiesa non abbiamo per fortuna il monopolio della bontà e della generosità. Anzi spesso diamo testimonianze opposte.
Ma qui introduciamo la seconda parola: “come”. Non è importante  voler bene tanto o poco, non è questione di quantità, ma di qualità. Farlo “come” Gesù. Lo dice chiaramente. Come io vi ho amato. Cioè? Due versetti prima Gesù ha appena lavato i piedi ai discepoli: l’icona del servizio. E’ lo stile di Gesù.
Un ateo e un cristiano possono amare, voler bene, essere generosi.
Ma il cristiano ha uno stile: il servizio, Gesù che si mette a lavare i piedi, l’attenzione agli ultimi, il mettersi da parte, il dare la precedenza.. avere amore allora è diverso da essere buoni e bravi, che sa di scuola e morale. Una coppia che si sposa in chiesa, dei genitori che battezzino.. devono ricordare questo.
La chiesa, cioè le nostre parrocchie, deve continuamente verificarsi in questo: abbiamo uno stile cristiano? Abbiamo amore come Gesù? O coltiviamo feudi, divisioni, rancori, superbia, ci teniamo di più a fare io, fare “a modo mio” (sentendomi indispensabile col sottile ricatto di andarmene, magari) o COME Gesù?
Non quanto lui, impossibile per noi vivere la sua misura, ma come, con lo stile unico di Gesù. Ecco la differenza.
Anche la chiesa oggi è chiamata  come non mai ad essere testimone di questo stile. Viviamo per fortuna in un mondo fatto anche di tante iniziative sociali e umanitarie. Ma chi è discepolo di Gesù risorto sa che c’è un nuovo “come” che ora rende gloria al Signore. C’è urgenza di cristiani non indaffarati e protagonisti, ma che lascino trasparire tale stile, che il Signore cammina al mio fianco e mi ama, ed io vivo da “amato”. lo ha detto Gesù. Solo perché ti senti amato, potrai amare, avere, mettere amore in ciò che fai, gli uni per gli altri.. cominciando dagli ultimi.
Sostenga in ciascuno di noi, il Signore, tale desiderio ed ispiri, per mezzo del suo Santo Spirito, alla nostra collaborazione pastorale, atteggiamenti e scelte di umiltà e pace. Questo è quanto ci ha raccomandato e testimoniato.
Solo questo darà  ora.. gloria a Dio, come diceva il vangelo.
Solo da questo ci riconosceranno, come credibili, non credenti, con lo stile cristiano di Gesù, anche noi, ripensando ai versi di Shakespeare, saremo poeti cristiani d’amore.
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