“Mezzogiorno di fuoco, il duello abbia inizio..” – Omelia Xa T.O. – C

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Nei vecchi western arriva sempre il duello finale, il cowboy buono e quello cattivo, il ghigno, le pistole, tutte la gente attorno.
Il vangelo di oggi è così: due cortei di folla si incontrano alla porte di Nain: da un lato Gesù coi discepoli e la grande folla, dall’altro il morto, con la madre e molta gente. Pare la resa dei conti. Mezzogiorno di fuoco. Chi segue la vita.. chi segue la morte. Vittoria o sconfitta. Si incontrano a margine della città. Un confine naturale, urbano, il limite, tra il dentro e il fuori, noi e loro, la vita e la morte appunto, la speranza che fa andare avanti e la disperazione che fa chiudere.. affascinante.
Ricordate il testo della sequenza di Pasqua? Il Victimae Paschali:
“Mors et vita duello conflixere mirando: dux vitae mortuus, regnat vivus..”
trad. “Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto: ora, vivo, trionfa.”
Arriva una donna, Gesù la guarda: forse sta peggio del figlio. Un tetro trionfo del vuoto e della solitudine.
E’ morta come moglie, perché vedova; è morta come madre perché ha perso l’unico figlio che aveva. Resta solo quello: è una donna. Spesso in queste occasioni, si ricorda una curiosità: non esiste in italiano una parola per esprimere, per un genitore, l’aver perduto una figlia, un figlio. Vedova, per il marito, orfano per il figlio.. ma la mamma ed il papà che perdono un figlio.. l’italiano arranca. Pare una condanna: all’anonimato, all’indescrivibile, all’incommensurabile. Davvero “non ci sono parole”..
Gesù tocca la bara. Ben sapendo che avrebbe creato scandalo perché, per la religiosità e la cultura del tempo, il contatto con oggetti e strumenti funerari rendeva impuri. Generava paura. Quindi repulsione ed emarginazione. Sarebbe stato contaminato dalla morte, reso impuro, indegno, emarginato. Sarebbe stato per certi versi, schiavo della paura e quindi.. sconfitto.
Ma se ne frega, come sempre, non ha paura di questo: la vita deve prevalere, la speranza trionfare, germogliare, pur irrigata dalle lacrime. Toccando quella bara, sceglie di andare oltre il potere sociale della morte, non soffoca nell’impurità di un rapporto sbagliato con Dio, segnato dalla paura e dalla lontananza estranea. Quel tocco trasgressivo genera vita, gira pagina, come se assumesse su di sé quel lutto per farlo rivivere. E’ la risurrezione, passare attraverso la morte, verso la vita eterna. Lui ha vinto la morte.
Quando celebro un funerale, è uno dei momenti peggiori, poco prima la cassa scivoli nella tomba: toccarla, prenderla a pugni, graffiarla; casse baciate, carezzate, bagnate di lacrime..
Le tocchiamo, quasi volendo trasmettere loro vita, attraverso il legno prima di vederle sparire per sempre, tra terra o cemento. Impotenti e irrazionali, crediamo che toccandola chissà.. sentiremo ancora vicino il nostro caro.. o come Gesù gli trasmetteremo ancora un po’ d’amore e vita. Non abbiamo altro da fare, in situazioni simili, se non poi.. andarcene.
In momenti così e non solo, invidiamo quella donna, vorremmo Gesù facesse ritornare in vita anche i nostri defunti. Questo nostro desiderio spinto dall’amore sarebbe comunque irrazionale e non illuminato dalla fede. Gesù farebbe rinascere un defunto, ma lo condannerebbe a morire di nuovo, ad oltranza. La morte comunque avrebbe l’ultima parola.
Lui ha fatto di più: la sua vittoria sulla morte non è quella di ritardare di qualche anno la dipartita di un nostro caro. Egli è morto, è passato per il sepolcro ed è risorto non per ritornare in questa vita ma per aprirci la porta dell’incontro con il Padre.
Per farci continuare a vivere in eterno. Gesù riconsegna a quella donna il figlio risorto. Bellissimo il suo silenzio. Solo la comunità presente commenta: “Dio ha visitato il suo popolo”: bellissimo. Il miracolo è quello. Il popolo,  cioè noi, è suo, e Lui visitandolo ha condiviso la sua, la nostra vita. E non se n’è più andato. La morte è vinta, la solitudine superata, l’ha reso eterno con lui.
Da allora anche noi, come siamo abituati a dire prima dello scambio di pace “viviamo nell’attesa che si compia le beata speranza e venga il nostro salvatore Gesù Cristo.” 
Il duello, alla fine, l’ha vinto lui.

 

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