XXIa Domenica T.O. – C

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

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Ingresso Basilica a Betlemme..
.. una porta in cui per entrare ci si deve abbassare.


In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 21, 22-30

Passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».
Non sopporto quando la gente ammiccando mi dice o fa capire che “siccome sei prete allora tu e Lui.. le tue preghiere.. tu si che.. tu che hai la vocazione, sei un addetto ai lavori..”: mi sembrano delle bestemmie devote. Che per mancanza di spirito critico e di verità ci si abbarbichi su questi luoghi comuni, dimenticando che facendolo si passa e trasmette una certa idea malferma di Dio.
Sono tutte puttanate.. come se DioBBuono facesse differenze. Abbiamo dei problemi se pensiamo questo, quando vediamo un prete o una suora.
Pur riconoscendo il loro ordine sacro e la consacrazione, titoli e titoletti.. studi e competenze, esperienza e tutto il resto.. ma davvero guai a noi!
Che meraviglia: stavolta parlo solo per me o meglio: tra me e me. Una meraviglia questo vangelo, assolutamente liberante nel provocare.
Occhio alla troppa confidenza. Al saper sempre cosa dire, come parlare di Dio, difenderlo, giudicarlo, farne le veci.
Noi addetti ai lavori (e non solo, ma oggi parlo solo per me) abbiamo bisogno di una pagina come questa per non farci sentire ne presumere troppo sicuri di noi stessi, di competenze, esperienze, meriti, metodi, sensibilità.. potremmo rimanere fuori.
Potremmo restare in coda mentre le prostitute ci passano avanti.
Troppo spesso abbiamo o abbiamo avuto bisogno di ridurre Dio ad un tema o a un argomento.. ad una merce da vendere come imbonitori, a qualcosa da inculcare, a cui convincere..
Mangiare e bere in tua presenza.. cioè la confidenza..
O si accettano queste due pagine, pur a denti stretti.. o capiremo mai niente del vangelo.
La cosa bella è che passi per operatore di iniquità.. il tuo affannarsi di devozioni, buone azioni, fioretti, studi, preghiere ecc. ecc. ecc. è iniquo..
vano, inutile…ingiustizia! E i lontani, gli ultimi.. ci precederanno.
Fantastico.
Siamo davvero servi inutili. Non serviamo nulla, non serviamo a nulla. Che enorme libertà ci dona Gesù. Non aspettarci nulla.
Anche se a volte ci fa piegare la testa e sussultare il cuore ma..
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XXa Domenica T.O. – C

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

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In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 12, 49-53

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
Pagina misteriosa, in questa settimana che ci porta al cuore dell’estate.
Ma forse ci fa bene, togliere da Gesù quella patina dolciastra e pseudo emotiva che lo dipinge da santini e “immaginette” sacre e melense. Ce lo riconsegna audace, coraggio quasi sfrontato e brusco. Direi pienamente umano e maschio.
Portare divisione: non male.. eppure penso a quanti fraintendimenti nascano nelle famiglie per scelte di fede e di vita cristiana. A certe famiglie in lotta coi figli per scelte di fede o per percorsi vocazionali intrapresi e.. portati a termine, magari!
Eppure questa previsione invoca anche, proprio perché “augurata” nei legami famigliari, una certa chiarezza e schiettezza.. come pure un altro aspetto: ricordiamo la pagina in cui richiamano Gesù sul fatto che sua madre e i suoi fratelli lo aspettino fuori? E Lui risponde che chi lo sta ascoltando è sua madre e fratello.
Mi piace pensare che poi ciascuno, nella propria scelta di fede, pur debitoire di tantissime persone, sia chiamato anche a riconoscersi, scegliersi e viversi da solo, perfino nei confronti della propria famiglia.
Nessuna concorrenza.. ci mancherebbe.. ma con Lui possiamo vivere i rapporti in modo diverso. Accordandoci a Lui valutare e affrontare tutto il resto.

“Lasciamolo servirci a qualcosa..” – Omelia XIXa T.O. – C

08082016

Il punto centrale di questo vangelo è che Dio è a nostro servizio.
Cerchiamo di comprenderlo assieme. Perché per quanto sia vero noi non siamo abituati a pensarlo ne a viverlo, anzi lo rifiutiamo.
Fermiamoci su un dettaglio: il padrone torna di notte, è stato a nozze, bussa e trovando i servi svegli e operativi, compiaciuto, che fa? Se ne va a dormire perché han fatto solo il loro dovere per il quale li paga? No. Prepara loro da mangiare e si mette a servirli!? Troppo strano per non insospettirci. Cerchiamo di coglierne il senso: forse paragonare Dio ad un padrone che torna all’improvviso ha fatto più male che bene, se spontaneamente ce lo fa/ha fatto percepire minaccioso ed esigente.
Ecco perché questo brano va colto nei dettagli.
I servi erano stati pronti. A che? Ad accoglierlo. A riconoscerlo alla porta che tornava.. Pronti a fare il loro dovere quindi, disponibili.
Un dettaglio sono le vesti ai fianchi: a quel tempo le persone indossavano tuniche lunghe alle caviglie. Ma per mettersi in viaggio o fare dei lavori, se le dovevano cingere ai fianchi con cinture, per essere più agili.. un po’ come rimboccarsi le maniche.
Ma questo non deve farci agitare nel senso della frenesia del lavoro, delle affannate cose da fare, no.. Gesù ci sta annunciando quel Dio al mio servizio, di cui parlavo. Solo se lo colgo così, come un padre premuroso che ha a cuore la mia vita e la vuole servire allora comprenderò come e perché rimboccarmi la veste, cioè le maniche, insomma.. vivere da “pronto”. Pronto allora significa disponibile, ricettivo. Direi innanzitutto a credere a tale annuncio. Smantellare in noi l’idea di un Dio che si aspetti sempre da noi chissà cosa, da compiacere e soddisfare, che io tra i miei mille impegni, devo anche fare le cose cristiane per farlo star buono. No, il contrario! Lui è felice quando gli lasciamo fare il suo lavoro, di Padre nostro e ci facciamo salvare. Quando è Lui a bussare alle porte del nostro cuore per servirci, dare cioè alle nostre vite direzioni inedite e prospettive insperate. Lui vuole preparare la tavola per noi, e servirci. Proviamo ad esempio solo a pensare a cosa risponderemmo ad una domanda come questa: a cosa ci serve, Dio? A cosa ci serve essere cristiani? Noi faremmo solo e subito l’elenco delle cose che facciamo, dei valori, delle tradizioni e poi resteremmo miseramente muti e confusi.
Quel che Gesù ora racconta in parabola, la notte del giovedì santo lo farà davvero, nella lavanda dei piedi. La fede parte da qui. Nella messa tante volte sentiamo dire che Lui è il nostro salvatore, che ci dona salvezza.. ma che significano concretamente per noi queste parole? Chi fa cosa, chi salva chi.. come..
Lasciamoci ristorare oggi, carissimi, da questo sollievo, nella fede. Come la più bella delle ombre, la più dissetante delle bibite, la più fresca delle brezze marine..
Beati loro, dice Gesù. Ma dove fare questa esperienza? Penso ad esempio al matrimonio come sacramento. Gesù Cristo si offre con la propria grazia agli sposi perché continuino ad amarsi, accogliendosi giorno per giorno. La Sua misericordia, anche se l’anno ad essa dedicato sta per concludere, è per noi un bagno rigenerante di umiltà e semplicità, penso al sacramento della riconciliazione o alla buona pratica serale di un esame di coscienza per restare vigili e pronti, protagonisti di quanto viviamo. Un ascolto bello del Vangelo da vivere come una Parola viva, al nostro fianco, col quale restare sintonizzati per cogliervi direzioni, suggerimenti, attenzioni da avere, una buona notizia continua per noi, per come siamo. Una pausa di solitudine e silenzio ogni tanto, entrando in una chiesa, spegnendo la tv, lasciando riposare il cellulare. Rientrando in noi stessi e ascoltando la Sua voce nelle nostre coscienze dove Lui parla sempre per primo e ci sussurra il meglio qui e ora per noi. Beati noi quando ci lasciamo servire, lasciamo che sia Lui a prendersi cura di noi, come un navigatore che indica soltanto direzioni che non conosciamo, ma di cui abbiamo così bisogno.
Chiediamo allora a questo Padre a nostro servizio di donarci un cuore disponibile a lasciarlo entrare, riconoscendo che con delicata determinazione lui continua a bussare alle porte delle nostre vite, lasciamolo entrare. Al resto, ve lo assicuro, penserà Lui.