“Lasciamolo servirci a qualcosa..” – Omelia XIXa T.O. – C

08082016

Il punto centrale di questo vangelo è che Dio è a nostro servizio.
Cerchiamo di comprenderlo assieme. Perché per quanto sia vero noi non siamo abituati a pensarlo ne a viverlo, anzi lo rifiutiamo.
Fermiamoci su un dettaglio: il padrone torna di notte, è stato a nozze, bussa e trovando i servi svegli e operativi, compiaciuto, che fa? Se ne va a dormire perché han fatto solo il loro dovere per il quale li paga? No. Prepara loro da mangiare e si mette a servirli!? Troppo strano per non insospettirci. Cerchiamo di coglierne il senso: forse paragonare Dio ad un padrone che torna all’improvviso ha fatto più male che bene, se spontaneamente ce lo fa/ha fatto percepire minaccioso ed esigente.
Ecco perché questo brano va colto nei dettagli.
I servi erano stati pronti. A che? Ad accoglierlo. A riconoscerlo alla porta che tornava.. Pronti a fare il loro dovere quindi, disponibili.
Un dettaglio sono le vesti ai fianchi: a quel tempo le persone indossavano tuniche lunghe alle caviglie. Ma per mettersi in viaggio o fare dei lavori, se le dovevano cingere ai fianchi con cinture, per essere più agili.. un po’ come rimboccarsi le maniche.
Ma questo non deve farci agitare nel senso della frenesia del lavoro, delle affannate cose da fare, no.. Gesù ci sta annunciando quel Dio al mio servizio, di cui parlavo. Solo se lo colgo così, come un padre premuroso che ha a cuore la mia vita e la vuole servire allora comprenderò come e perché rimboccarmi la veste, cioè le maniche, insomma.. vivere da “pronto”. Pronto allora significa disponibile, ricettivo. Direi innanzitutto a credere a tale annuncio. Smantellare in noi l’idea di un Dio che si aspetti sempre da noi chissà cosa, da compiacere e soddisfare, che io tra i miei mille impegni, devo anche fare le cose cristiane per farlo star buono. No, il contrario! Lui è felice quando gli lasciamo fare il suo lavoro, di Padre nostro e ci facciamo salvare. Quando è Lui a bussare alle porte del nostro cuore per servirci, dare cioè alle nostre vite direzioni inedite e prospettive insperate. Lui vuole preparare la tavola per noi, e servirci. Proviamo ad esempio solo a pensare a cosa risponderemmo ad una domanda come questa: a cosa ci serve, Dio? A cosa ci serve essere cristiani? Noi faremmo solo e subito l’elenco delle cose che facciamo, dei valori, delle tradizioni e poi resteremmo miseramente muti e confusi.
Quel che Gesù ora racconta in parabola, la notte del giovedì santo lo farà davvero, nella lavanda dei piedi. La fede parte da qui. Nella messa tante volte sentiamo dire che Lui è il nostro salvatore, che ci dona salvezza.. ma che significano concretamente per noi queste parole? Chi fa cosa, chi salva chi.. come..
Lasciamoci ristorare oggi, carissimi, da questo sollievo, nella fede. Come la più bella delle ombre, la più dissetante delle bibite, la più fresca delle brezze marine..
Beati loro, dice Gesù. Ma dove fare questa esperienza? Penso ad esempio al matrimonio come sacramento. Gesù Cristo si offre con la propria grazia agli sposi perché continuino ad amarsi, accogliendosi giorno per giorno. La Sua misericordia, anche se l’anno ad essa dedicato sta per concludere, è per noi un bagno rigenerante di umiltà e semplicità, penso al sacramento della riconciliazione o alla buona pratica serale di un esame di coscienza per restare vigili e pronti, protagonisti di quanto viviamo. Un ascolto bello del Vangelo da vivere come una Parola viva, al nostro fianco, col quale restare sintonizzati per cogliervi direzioni, suggerimenti, attenzioni da avere, una buona notizia continua per noi, per come siamo. Una pausa di solitudine e silenzio ogni tanto, entrando in una chiesa, spegnendo la tv, lasciando riposare il cellulare. Rientrando in noi stessi e ascoltando la Sua voce nelle nostre coscienze dove Lui parla sempre per primo e ci sussurra il meglio qui e ora per noi. Beati noi quando ci lasciamo servire, lasciamo che sia Lui a prendersi cura di noi, come un navigatore che indica soltanto direzioni che non conosciamo, ma di cui abbiamo così bisogno.
Chiediamo allora a questo Padre a nostro servizio di donarci un cuore disponibile a lasciarlo entrare, riconoscendo che con delicata determinazione lui continua a bussare alle porte delle nostre vite, lasciamolo entrare. Al resto, ve lo assicuro, penserà Lui.

 

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