XXXIIa Domenica T.O. – C

temaa16Michelangelo, Cappella Sistina, particolare del Giudizio Universale.

In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 20, 27-38
Gli si avvicinarono alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Per quanto la mia memoria sia buona non riesco a ricordare nulla di quanto stessi vivendo nella pancia di mamma.
E nemmeno sapevo cosa mi stesse per accadere, cioè venire al mondo, quel 24 agosto del 1975 a. C., vedere la luce, iniziare a vivere in modo diverso, inimmaginabile e completo, non immerso nell’acqua, al buio e raggomitolato su me stesso.
Nessuno ad oggi è in grado di immaginarsi cosa sarà di noi dopo la morte.
Possiamo balbettare qualcosa, al limite mettere un po’ d’ordine e rimuovere dati inutili e confusionari.
Ci aiuti questo vangelo: appare come una sfida. A pochi giorni dalle feste dei Santi e dalla commemorazione dei nostri defunti pare di venir costretti a permanere sull’argomento. Come se durante le due feste fossero sorti in noi o si fossero acuiti dubbi e domande e non potendo più evaderle fossimo chiamati dal vangelo ad inchiodarci lì. Oppure contro il rischio di rimettere via troppo presto il pacchetto “morte, cimitero e risurrezione, vita eterna”.. fossimo ancora costretti a sbatterci la faccia. I Sadducei sono una classe di ricchi: forse godendo bene della vita qui se ne fregano del futuro: infatti non credono nella risurrezione e nella vita dopo la morte.
Ma a quel tempo, dal punto di vista culturale, era indispensabile avere figli per poter sopravvivere. La propria discendenza quindi doveva essere garantita dalla legge del levirato, di cui parlano.. con l’esempio dei fratelli e moglie vari. Gesù ricorda loro che nell’aldilà non servirà più procreare per sentirsi vivi e sopravvivere perché la vita oltre sarà definitivamente segnata dall’immortalità. Ecco lo sfondo da cui nasce la provocazione.
Questo smantella il falso presupposto che la vita oltre la morte sia una semplice continuazione nelle stesse condizioni (piramidi, egiziani, salme imbalsamate assieme ad oggetti cari.. ).. Non avrebbe senso far morire per poi restituire vita e corpo come prima. No a proiezioni nell’aldilà di quel che viviamo qua.
Quella che noi chiamiamo morte è solo l’abbandono di quella forma di vita fragile, ferita e provvisoria che conduciamo in questo mondo prima di rientrare in quello di Dio..dove saremo rivestiti di un altro corpo..” incorruttibile, glorioso, pieno di forza spirituale” (1Cor 15, 42-43).
La nostra vita e l’amore speso ci donano una identità precisa, la nostra storia terrena fatta di relazioni, sentimenti ed esperienze. Tutto questo non andrà dimenticato (buddhismo e reincarnazioni). Il patrimonio di bene e amore vissuto, patito e goduto non andrà sprecato ma risorgerà, trovando cioè finalmente pienezza e compimento. La qualità di amore che abbiamo vissuto qui troverà il suo vertice e compimento. Ameremo e saremo amati in maniera perfetta e definitiva senza ostacoli spazio-temporali. Tutto ciò che qui e ora ci fa vivere umanamente “limitati” di là sarà assunto da Dio e portato a pienezza… vivremo in un modo inimmaginabilmente più pieno e completo. Sia come quantità che qualità!
Come quel bambino che non riesca nemmeno ad immaginare che il mondo in cui sarà sbattuto non sia una pancia ma..
Il titolo della goccia è anche titolo di un libro interessante..
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5 pensieri su “XXXIIa Domenica T.O. – C

  1. Clod

    E’ proprio vero che, a distanza di qualche migliaio di anni, insisto a ripetere gli stessi errori.
    Troppe volte ho visto passare, ho ascoltato, ho visto vivere i “Giovanni” di oggi e, al massimo, ho aggrottato le sopracciglia e inspirato profondamente col naso…
    Ma quanti Tuorldo e Lorenzi Milani e Carlo Carretto e exmissionari40annidiAfrica dovranno attraversarmi la strada perché mi riesca di aprire finalmente e del tutto gli occhi del cuore?

  2. Maria G.

    .”……ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti….”
    ci sarà una selezione,in base a quello che avremo fatto durante la nostra vita,dell’amore che avremo donato,….La vita eterna non sarà per tutti.
    Il timore di non essere tra i prescelti guasta il pensiero della risurrezione,.
    Misericordia o Giustizia? (questo è il problema !)
    Nel Vangelo si parla della Geenna,…di Lazzaro e del ricco condannato all’inferno …..
    E noi cristiani siamo consapevoli dei nostri peccati….
    ????
    Grazie.

  3. Clod

    …sono parole dure.
    Dure e pur necessarie…
    Dure da comprendere, da digerire, da credere.
    Applicare, necessariamente, le abituali modalità di sviluppo logico alle sue parole è davvero una sfida “dura”.
    Ma è un Logos che sfida la nostra logica: … “se aveste una fede grande quanto un granello di senapa…”.
    Davvero per me non c’è che da ripetere: Signore, io credo, ma ti prego: … “aumenta “…!
    Perchè, lo si voglia o no, è qui che si gioca la nostra finale di Champions L.

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