“La Scala: considerazioni evangeliche applicate ” – Omelia XXXIa T.O. – C

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A cosa serve una scala? Salire o scendere? A tutto e due, dipende, certo.
Qui, in una scala, c’è tutto il vangelo: lo SCENDERE.. Pensiamo a GESU’.
Tu scendi dalle stelle canteremo tra qualche settimana a ricordarci che per noi la fede inizia credendo in un re da mangiatoia anonima, in un Dio che si è fatto uomo per farci come lui, divini! In un Padre che ha lasciato andare il Figlio, scendendo dal tempo e dalle nuvole per camminare al nostro fianco giorno per giorno, che è sceso nel fiume Giordano in fila coi peccatori per esserci solidali nel battesimo, che scendeva dalla barca dove predicava per incontrare le persone li dov’erano, che scendeva per terra a scrivere per non condannare l’adultera, guardandola dal basso, più in basso di lei.. che scese a lavare i piedi ai dodici, durante l’ultima cena, per testimoniare loro la scelta del servizio e di una vita che è scendere dai primi posti, dai privilegi, dal carro dei vincitori e dei meriti, dagli scranni santi e devoti per farsi servo e fratello.. a partire dal qui e ora e dal così come sei di chiunque.
ZACCHEO scende di corsa, perché così gli ha chiesto Gesù, che tanto lo aveva incuriosito, scende dal suo ruolo di potere, dalla sua cieca avidità, scende e si fa ancora più piccolo e fragile. Scende perché per la prima volta in vita sua è stato guardato con amore e non giudicato, accusato e giustamente criticato, perché guardato per quello che era, una persona bisognosa, infelice e confusa e non per quello che faceva, rubare. Scende perché deve accogliere Gesù in casa sua, tra i mormorii della folla delusa.. perchè forse speravano andasse a casa loro, che se lo meritavano, no?
E NOI? Da dove dobbiamo scendere? Dai nostri troni di successi, esperienze e meriti, scendere da qualche idea sbagliata che ci siamo fatti su di noi o sugli altri, scendere almeno ogni tanto dalla nostra superbia, dall’orgoglio, dall’autosufficienza, scendere dai ponti di indifferenza e superficialità sul quale siamo sospesi, scendere da paure e compromessi con noi stessi in cui siamo rattrappiti, scendere dalle nostre fragili sicurezze su Dio, chiesa fede preti tradizioni abitudini e parrocchia.. scendere dalla preoccupazione delle canoniche vuote piuttosto che quella per i luoghi di lavoro vuoti di cristiani credibili e riconoscibili.
Come CHIESA sarebbe ora che scendessimo da tante connivenze politiche, da tanti titoli altisonanti e antievangelici, da tante apparenze e visibilità civili, ma anche da tanti ambiti in cui confondiamo il sociale col pastorale, il volontariato con il servizio, il museo con la missione, barattando la fede con la religiosità, la carità cristiana con la filantropia, il regno di Dio da costruire con lo stare bene assieme, la superstizione vuota con la speranza nella risurrezione.
Ma questa scala serve anche a SALIRE, GESU’ sale.. sale eccome: sale a Gerusalemme perché è li il centro del potere religioso che vuole smentire, sale sul Tabor a pregare il Padre nei momenti di difficoltà e scelta delicata a ricordarci che anche noi possiamo farlo, se lo faceva Lui, sale sulle barche per andarsene quando volevano farlo re, non avendo capito chi fosse davvero e come volesse regnare, o per lasciarli lì soli quando capiva che lo cercavano per mangiare e non per ricevere l’annuncio inedito di un Padre di misericordia. Sale sul monte delle Beatitudini per ricordarci che la carta di identità di ogni cristiano non è quanto sono bravo ma quanto posso essere beato.
Sale sulla croce, e non ne scende, perché vuole essere solo fedele al proprio progetto di amarci ad oltranza e nonostante tutto e perchè se fosse sceso, qualcuno sarebbe stato sconfitto e lui non voleva sconfiggere nessuno, ma salvare tutti. Sale sulla croce per insegnarci ad amare per primi, a non pensare sempre e solo a noi stessi, per dire prima te, non io o noi, sale per testimoniare a ciascuno di noi che a lui non gliene frega niente di chi siamo.. di cosa abbiamo o meno fatto perché “oggi sarai con me in paradiso”. Sale, cioè ascende al cielo, per restare con noi come sacramento reale e per vedere come ce la caviamo, trattandoci da adulti, come il migliore degli educatori..
Anche ZACCHEO sale.. su un sicomoro, un grosso albero che lo aiuta a superare il suo limite fisico, della bassa statura e un limite direi quasi sociale, della folla.. sale perché è curioso e carico di speranza, sale perché ha bisogno ed è in ricerca, in cammino, e si fida e si fa anche quella brutta figura, lui, il più ricco e strafottente dei capi dei pubblicani che si arrampica su un albero..
Anche la CHIESA sarebbe ora salisse.. a bordo del vangelo da conoscere, della riconciliazione da vivere seriamente, del servizio che unisce e non divide, dell’essenziale da scegliere, salisse a bordo dell’ultimo carro della fila, tra gli ultimi, su un sogno di chiesa da costruire insieme non da conservare divisi.
Anche NOI siamo chiamati a salire.. a trovare sicomori di vita attorno a noi: tutto può essere sicomoro, cioè luogo in cui ri/salire per vedere meglio Gesù e lasciarci raggiungere da Lui. Perché come spesso accade nella fede, più cerchiamo più ad un certo punto scopri che in realtà era già Lui a cercare te e ad aspettarti..
ogni esperienza, incontro, libro letto o persona accolta, ogni tramonto che ci incanta, ogni colore dell’autunno che ci ammansisce, ogni instancabile onda del mare che, imperterrita, torna ancora lì, ogni lacrima di commozione o impotenza di cui non ci vergogniamo, ogni parola nuova che impariamo, attenzione in più di delicatezza, premura e accoglienza che abbiamo, ogni volta che impariamo ad indignarci, a prenderci a cuore, a non dire me ne frego e tanto non cambia niente.. ogni volta che scegliamo il silenzio e la lode e non la chiacchiera maledetta, l’impegno responsabile alla lamentela sistematica, sono tutti sicomori, tutti gradini per uscire da noi e salire verso di Lui. Salire fuori dalla preoccupazione per la mancanza di preti piuttosto che quella di laici seri e corresponsabili ..e non clericalizzati!
Il vangelo, il volto di Gesù, di Zaccheo, della chiesa e nostro è tutto in questa scala. Salire o scendere.
Chiediamo al Signore che ci dia gambe agili, cuori accesi e sguardo attento per imparare la ginnastica di una nuova vita cristiana attenta e scaltra come Zaccheo che sale curioso e spaventato, e scende felice e deciso a cambiare la propria vita.
Che questa salvezza entri anche nelle nostre case: ci trovi accoglienti e disponibili a fare delle nostre stesse vite un sicomoro, utile per salire verso lo sguardo nuovo di Cristo su ciascuno di noi e per scendere così verso il volto dell’altro.
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