“Il fine o la fine del nostro mondo?” – Omelia Va Quaresima A-2017

Una cosa che facciamo sempre prima di entrare in chiesa? guardare velocemente le epigrafi…
Controllare “chi xè morto”: scuotendo la testa…troppi, troppo giovane… felici solo di non essersi visti li appesi, diciamo. Ma..riflettiamo: davvero il problema è la nostra morte? Io no, non lo penso. Magari nemmeno ce ne accorgeremo…
La cosa che sento più atroce e disumana è l’impotenza di fronte all’inevitabile morte dei nostri cari: saper di dover partecipare al loro funerale, doverlo inevitabilmente attenderlo, immaginarlo e riprendere poi a vivere senza quel genitore, un figlio, l’amico… ci devasta  dentro. Come Marta e Maria.
Il problema non è la nostra morte ma il dover accogliere e attraversare quella delle persone che amiamo. E reinventarci una vita senza di loro, se non con la lancinante nostalgia di essi….rimorsi e magari rimpianti…Cosa ha da dire la fede cristiana di fronte a tutto ciò? Gesù non ha impedito la morte di Lazzaro. Sosta misteriosamente altri giorni…quasi ad aspettare che muoia davvero.
“Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno.
Non è sua intenzione impedire la morte biologica, ne interferire col decorso naturale della vita. Siamo chiamati a comprenderlo.
Non è venuto per rendere eterna questa vita ma per introdurci in quella che non ha fine, il compimento di tutto. La vita terrena è destinata a finire. E’ l’unica cosa che sappiamo ma facciamo finta di niente…poi durante la messa, al credo diremo meccanicamente: credo la comunione dei santi, la risurrezione della carne, la vita eterna amen… ma poi ci tremano le gambe…
   Il cristiano non crede in una morte e poi in una risurrezione che avrà luogo alla fine del mondo. Crede che l’uomo redento da Cristo non muore. Questo è quello che Gesù ci ha assicurato. A noi resta solo la sospensione da attendere prima di vivere in modo definitivo nell’al di là; la vita qui è continuamente soggetta a limiti, dolori, malattie, fallimenti, cattiverie, abbandoni, sofferenze, solitudini, incomprensioni. Questo non è definitivo. Invoca pienezza e compimento. Dobbiamo uscire da questo mondo per vivere in maniere piena e definitiva. Restiamo vivi solo nell’amore che seminiamo e col quale costruiamo. Noi siamo l’amore che viviamo. Noi siamo i nostri gesti d’amore. Solo questi ci rendono eterni, di buona qualità… vanno oltre. Solo questo ci da un anticipo del paradiso in terra, cosa che abbiamo diritto di reclamare e costruire. Ecco il suo regno.. Vivere già qui un anticipo dell’amore in cui il Signore ci riempirà incontrandolo.
La morte non ha vinto che una battaglia. La guerra l’ha vinta per noi Gesù Cristo con la risurrezione. La vita può proseguire. Un secondo tempo, ma definitivo.
Liberaci Signore da tutti i mali…
sicuri da ogni turbamento, nell’attesa che si compia la beata speranza…e venga il nostro salvatore GC
Molto di più non lo sappiamo, nessuno è mai tornato a raccontarci nulla, no? e se appunto….non fossero tornati a posta? da quanto bene si stanno trovando??
Si vive una volta sola? Sbagliato. Si vive tutti i giorni, una volta sola si muore.
Credere la vita eterna, comincia proprio così!
“Ciò che per il bruco è la fine del mondo, per il resto del mondo è una farfalla” (Lao – Tze)
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