“Che debiti abbiamo con Dio?” – Omelia Domenica XXIVa TO – A

Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Permettete ma…che debiti abbiamo con Dio? forse abbiamo detto questa frase troppe volte in automatico. Cosa gli dobbiamo? Secondo me…quello che ci ha dato. Cioè?
direi due cose: la vita e la capacità creativa di amare.
La vita: nessuno ha scelto di venire al mondo, di essere maschio, femmina, italiano, veneto o cristiano. Non abbiamo scelto neppure il nostro nome. Abbiamo ricevuto tutto tra le mani, ci ritroviamo sulla scena del mondo e della storia. 
Se noi viviamo, viviamo per il Signore; sia che viviamo sia che moriamo siamo del Signore…dice Paolo ai Romani.
Possiamo vivere da spettatori passivi, lagnosi e viziati, solo alibi e capricci oppure da protagonisti, attivi, consapevoli e responsabili. La parola responsabile sa di risposta…La mia vita è “risposta” nella misura in cui scelgo attivamente, non a parole, di restituirla, offrendola, non trattenendola. Cfr. il chicco di grano nel vangelo.
Non so se come nel vangelo questo la faccia valere diecimila talenti, somma impossibile da accumulare e restituire, quindi pura esagerazione per Gesù…  Solo così trova senso, significato e sapore. La prendo sul serio. E sono felice. Non va tutto bene, ma questo non è indispensabile. La vita per la nostra fede è un dono di Dio, la restituisco a Lui nella misura in cui la vivo bene, trafficando i talenti ricevuti, la sfrutto per essere felice, la prima e fondamentale chiamata che Dio ci fa. Ti ho messo al mondo, creato per te, anzi per voi, perché siate felici e vi sentiate amati e preziosi ai miei occhi. Ecco il primo debito. Vivere bene, fare una vita bella, di qualità. E’ un debito verso di Lui e verso noi stessi: ne siamo responsabili, non possiamo far finta di nulla o continuare a sopravvivere, per inerzia o solo tradizione. Come il servo del vangelo sono chiamato a rendermi conto di questo, il Signore rimette i miei debiti, è misericordioso, mi vuole felice… ma ci devo lavorare. Questo mi rende figlio, figlio adulto! non bambino!
-Il secondo debito, legato al primo, è la capacità di amare. L’ho definita “creativa”: questa cosa ce la ritroviamo dentro al cuore come bisogno insopprimibile…amare, essere amato. Ci rende come Dio, capaci di amare ispirandoci a Lui, in Gesù.
Si apre il rapporto con il mio prossimo, con gli altri, con la qualità di vita altrui di cui sono responsabile. Il dialogo in famiglia, tra coniugi, tra colleghi di lavoro…rimettiamo ai nostri debitori…cosa dobbiamo loro? qualità, carità, pazienza, misericordia, passione, premura, attenzione, correttezza, gratitudine.
Le stesse cose che il Signore ha ogni giorno con noi.
Nessuno da quello che non ha ricevuto. Un cristiano innanzitutto è un accolto, un perdonato, un incoraggiato da Dio Padre. Uno che si lascia lavare i piedi, come Pietro e si sente amato e prezioso. Figlio.
Solo in forza di questo non vedi l’ora di fare altrettanto; cosa invece che non accade nel vangelo e ne vediamo i risultati. 
Più dimentichi o non ti interessa essere figlio (perché a te basta definirti cattolico o cristiano) più dimenticherai di essere fratello e sorella..di un unico Padre. Dio rimette i nostri debiti di vita perché vivendo bene siamo in grado di rimettere i debiti di amore verso gli altri. In questo circolo di amore la nostra vita ha più senso e sapore. Vale la pena vivere così, da figli, altrimenti resteremo servi, anche se devoti o praticanti, ma servi a testa bassa e forse muso duro.
E questo sarebbe purtroppo il peggiore dei debiti che nemmeno Dio, penso, sarebbe in grado di rimetterci..
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