VIa Domenica di Pasqua – B

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

 Arcimboldo (Milano, 1527-1593)
In Ascolto del Santo Vangelo secondo San Giovanni 15, 9-17

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.»

Il discorso dei comandamenti, i famosi “Dieci comandamenti”..viene sempre accolto o affrontato con un ghigno un po’ beffardo, forse anche a ragione.
Abbiamo fatto di tutto per distruggerli…annacquandone il vigore, sganciandoli dal contesto fondamentale che li ha prodotti, dal testo biblico ecc. ecc.
Non son mai stati visti come cartelli stradali ma come doveri da accogliere a capo chino …
Peggio non si poteva fare. Quindi ben venga un po’ di “purgatorio” da questo punto di vista… eppure… l’evangelizzazione oggi ci indica che sono una miniera preziosa a cui attingere per mettere ordine nella propria vita spirituale e nella propria vita… (volendo la stessa cosa, no?).. lo prova ad esempio il grande “successo” che l’annuncio dei “Dieci Comandamenti” sta riscuotendo ormai da decenni in tutta Italia, grazie al prete che ha inventato tale proposta (Don F. Rosini) e a tutti quelli che li stanno portando avanti..
Qui Gesù non sappiamo se intenda quelli… chi lo sa…forse si, forse no, mica sono suoi..o meglio, son di famiglia, certo ma…
Evocano sempre un’ubbidienza coatta a cui non siamo abituati e che ci stona. Eppure questo accade perché ci fermiamo a questo retrogusto scomodo che ci fa emotivamente reagire con una chiusura e così fatichiamo a recepire le parole successive… “rimarrete nel mio amore”…. bello. Rimanere è anche faticoso, richiede una scelta di rinviare o evitare quel che ci vorrebbe far allontanare dalla prospettiva in cui già ci troviamo bene…e scegliamo, nonostante tutto di rimanere. E’ il verbo fondamentale di questo capitolo 15 di Giovanni che in queste due domeniche ci stiamo sciroppando…
A proposito: mettiamo in tasca quella frammette buttata lì con nonchalance… alla fine.. portare un frutto che rimanga.
Perché non avrò coraggio in questi giorni di lasciarmi benevolmente tormentare da queste parole? la mia vita, la mia fede, il mio essere “cattolico”, de ciesa, religioso, praticante..
porta frutto? e cosa? come? per questo siamo stati “costituiti”..
insomma..a cosa mi sta servendo essere cristiano? sono solo cose da fare per Dio o son cose che Lui “fa” per me?
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