DOMENICA Va di PASQUA C-2019

 

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In ascolto del Santo Vangelo secondo Giovanni 13, 31-33a.34-35

Quando Giuda fu uscito, (dal cenacolo) Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Glorificare… prima è al passato, poi al futuro. Significa forse “riconoscere”, accogliere, rinforzare, confermare. Ti do gloria cioè mi stupisco e ti ringrazio. Nulla sta accadendo a caso. Nulla sfuggirà. Nulla lascia in sospeso o indefinito.

“Io ho amato voi?” davvero? come? quando? cosa posso narrare di mio in proposito?

Avete: manca la r. Sarebbe avrete…no? cioè non adesso ma quando saremo pronti, buoni, meno in ansia, con più tempo e pazienza mi metterò se mi va ad amare tutti. Eppure non è un errore…il verbo è proprio al presente…avete. Adesso.

Mi domando come sto avendo amore per chi mi è vicino…e con cosa faccia rima concretamente sto benedetto amore…

Mi domando “chi viene da fuori” cosa respiri quando vede noi cristiani nelle nostre parrocchie, indaffarati e.. mi domando se possa dire “Da questo”… e gli venga da chiedere…c’è posto per me?

 

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SSSSSSSSSttttt…Omelia IVa Pasqua C-2019

 

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Dio non ha bisogno di alzare la voce. La mitezza del bel pastore ci raggiunge sempre attraverso un tono sicuro, convincente e pacato, un mormorio di vento leggero, come quello che sentì Elia. 

Le pecore ascoltano quella voce e si sentono conosciute: bellissimo! significa accolti, compresi, presi sul serio, di casa! 

>>La nostra esperienza di Dio che possiamo raccontare, è così?

Pensate ad un malato grave, che non riesce a comunicare, ma solo a sentire la voce dei suoi cari…e sgorgano lacrime dai suoi occhi, sorrisi dalle labbra, mani che si stringono…la voce..

  Le pecore seguono Gesù non perché “bisogna” o per dovere ma perché si son sentite scoperte e apprezzate. Il profeta Geremia direbbe “sedotte“. Strepitoso. Gesù è seducente per noi? cioè ci viene voglia di seguirlo, lasciando le nostre fragili certezze e le solite scuse, per vivere con Lui da risorti?

  La voce di un vangelo che ti spoglia di false certezze e ipocrisie bigotte su Dio, il credere e su una religiosità insipida della legge e del merito per rivestirti della dignità del figlio amato. La voce della coscienza che ti sussurra il bene possibile qui e ora, la voce del creato che ti affascina, dei più poveri che ti chiede giustizia e comprensione, la voce dei vicini che ci chiedono di accorgerti.

Dio non ha bisogno di alzare la voce per influenzarci o conquistarci. Per fortuna. Lascia siano altri ad urlare e invaderci.

Stiamo attenti! Viviamo ormai sempre connessi e il rischio c’è. Siamo continuamente esposti davanti a monitor e video (tv, computer, smartphone) in cui lo stile comunicativo non è come quello del pastore ma dei lupi…

Lo fanno i cosiddetti influencer cioè fanfaroni imbonitori di sé stessi, cioè nulla: chi vuole influenzarti, ti garantisce il godimento, ma non ti rende mai fecondo. Ti spaccia emozioni, ma non ti fa crescere. Ti anestetizza il pensiero ma non ti fa ragionare.

Il vero maestro per diventare fecondo a volte ti chiede di rinunciare al godimento. E guardare più lontano dell’ombelico del tuo interesse o dei tuoi presunti diritti.

Ma siccome il digitale (e non solo lui) ci ha abituati che conta solo il presente mettiamo “like” e “follow” ai  tanti influencer pensando che siano più utili dei veri maestri. 

Anche troppa politica è così: chi vuole influenzarti ha più successo dei maestri o di chi abbia qualcosa da dire. Tutto sembra social. Annunci, polemiche e scontri politici si svolgono ogni giorno a colpi di tweet o di post su FB. E chi ottiene più like e condivisioni pensa di avere vinto. Tutto è urlato. Tutto è per forza lotta, offesa, denigrazione. Tutto è proclama. Va bene tutto ed il suo contrario.

Non saprebbero discutere e confrontarsi in maniera costruttiva per il bene comune, perché forse perderebbero voti e consensi. 

Sanno solleticare la pancia ma non la testa né il cuore della gente.

A furia di essere esposti a tutto questo lo facciamo anche noi, nelle nostre religiosissime parrocchie con le nostre chiacchiere, leoni della tastiera sul web, commenti, lamentele, sospetti e accuse.

Dio invece non è così. La sua voce sa come raggiungerci perché conosce i nostri bisogni, non impone i suoi!

Oggi ci racconta che niente e nessuno ci strapperà dalle sue mani. Lo ribadisce due volte. Nulla di quanto vi possa accadere mi impedirà di esservi a fianco. Immagine bellissima. Siamo in Dio perché Dio è già in noi battezzati. Questa certezza ci entri dentro, con voce leggera e continua; ci addomestichi…noi e le nostre “non sono un bravo cristiano, non sono a posto, non vengo a messa tutte le domeniche, “: pensate a S. Paolo che ai Rom. dice chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati… 

Dio non ha bisogno di alzare la voce. Ringraziamolo perché sempre delicatamente ci rivolge la Parola. Chiediamogli l’umiltà di ascoltarlo davvero e riconoscerci in questo, conosciuti e unici ai suoi occhi. Rinforzi in noi la fede che nulla e nessuno ci strapperà ci allontanerà dalla sua presenza e affidiamoci a Lui.

Domenica IVa di Pasqua

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Statuetta del buon pastore – Musei Vaticani

 

In ascolto del Santo Vangelo secondo Giovanni 10, 27-30

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Pochi versetti, quasi enigmatici, presi da un ben più ampio discorso ribattezzato dai biblisti come del “buon pastore”… A caldo mi verrebbe da gustare le seguenti cose…

Intanto tutto pare dire “relazione di elezione”… non sottomissione, alibi o vaghezze spirituali varie. Una voce da riconoscere e ascoltare (dove – come – quando?); un “seguire” concreto e incarnato, non un “fare delle cose per”…; una vita eterna da ricevere qui e ora (non in futuro dopo morti)..sul serio? la recriminiamo? ci interessa? Non andare perduti in eterno… passaggio audace: pensiamoci, vuol dire che il “perdersi” o il sentirsi “perduti” è quantomeno contemplato, accolto, fa parte del cammino; nessuno ci strapperà da questa relazione…efficace, non trovate? “Me le ha date”… Siamo “proprietà” di un Dio che ha i nostri mani sulle palme delle mani… ci sentiamo al sicuro di questo pastore? Sono una cosa sola… guardo Gesù e la sua vita e contemplo Dio.

Insomma ce ne da leccarsi i baffi, per dire… su quale passaggio sceglieremmo di sostare qualche istante? magari me lo annoto in un post.it da appendere al monitor del pc, me ne faccio un promemoria che mi sorprenda ogni tanto dal cellulare ricordandomi che…

Buona settimana di sole, pecorone e pecoroni…

 

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