Omelia Corpus Domini 2019 -C

 

Conoscete qualche povero? che gli manca? Cosa evoca questa parola? Caritas, banco alimentare, offerte, raccolte…

   Quante volte viene usata nei vangeli: beati i poveri in spirito, i poveri li avete sempre con voi, Gesù nacque povero, ai poveri è annunciata la buona novella…

Domando: ci riguarda? o son sempre gli altri e noi restiamo alla finestra guardandoli dall’alto in basso, i “pori cani”, i poaretti. Dietro la povertà c’è un bisogno. Mi chiedo: chi di noi può considerarsi povero? Allontaniamo spontaneamente forse la parola povertà, fa tanto “quelli che muoiono di fame” o i “barboni”: ma non è, se ci pensiamo, vedete, questione di reddito di cittadinanza o di ISEE; povero è solo chi non ha qualcosa che magari desidera o di cui forse nemmeno si rende conto, è chi ha un bisogno.

  Quante volte siamo poveri di pazienza e comprensione verso l’altro, di attenzioni e premure, poveri forse di motivazioni. Quante volte siamo stati poveri di speranza, di fede, di carità, preferendo essere non ricchi ma furbi ed egoisti, non onesti ma scaltri, non collaborativi e responsabili ma chiacchieroni e capricciosi, salvando noi stessi con tante giustificazioni o scuse.

Quante volte abbiamo vissuto una povertà di affetto, ci siamo sentiti soli, inutili, poveri di riconoscimento, amore, identità e appartenenza? Poveri di relazioni autentiche e compagnia…

Quando sono in un negozio e vedo gente perdersi in maniera compulsiva dietro un gratta e vinci o simili, non posso non pensare…poveretti! o qualcuno schiavo di alcune dipendenze o intento a mendicare attenzioni, riconoscimenti, sentendosi importante per qualche ruolo o incarico…poverino o chi non stia riuscendo ad uscire da un lutto, da un fallimento affettivo, da una croce…che pena, sento, umanamente, per questo loro bisogno di vita vera, di pace, di futuro.

Questo vangelo allora parla di tutti noi: possa risvegliarci ad una consapevolezza diversa di quanto abita i nostri cuori, delle nostre povertà umane e spirituali.

Proviamo a viverla da questa prospettiva, oggi, la comunione.

La festa del Corpus Domini ci ricorda un Dio che ha scelto di farsi cibo per rispondere alla fame di umanità che ciascuno di noi porta dentro. Proprio perché povero. Non abbiamo bisogno di valori, tradizioni o devozioni, innanzitutto per vivere ma di una relazione che ci dia senso, che risponda al nostro bisogno infinito d’amore.

  Veniamo alla comunione con le mani da mendicanti, con la bocca aperta come uccellini nel nido perché abbiamo bisogno di quel cibo, perché siamo poveri, non per adempiere ad un precetto. 

  L’eucaristia non è venire a prendere qualcosa, come quando c’è il rinfresco gratuito e tutti vi si buttano come morti di fame, in maniera distratta, buttando lì un amen automatico sottovoce;  l’eucaristia è relazione per sanare le nostre povertà, per orientare quel nostro bisogno di amore. Stando  frequentemente in relazione con Gesù ci rendiamo conto di essere poveri e quindi bisognosi. Solo allora inizia la vita cristiana. Il resto è galateo o volontariato.

  Il lavoro fatto in questi mesi sul cammino diocesano dai nostri consigli pastorali e degli affari economici ha lavorato anche sulle povertà che ci circondano, riflettendo sulle tante esigenze di chi ha bisogno di relazioni di qualità, compagnia, di supporto morale o anche solo ascolto per un lutto recente o una malattia ecc.

Chiediamo al Signore di donarci, di fronte alla comunione con Lui, questa consapevolezza delle nostre più vere povertà. Ci colmi col suo spirito, saziando, in ciascuno di noi, il bisogno che abbiamo di vita e di relazione; doni alle nostre comunità almeno il desiderio di questo stile missionario per quelli che incontriamo.

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