Sai rallegrarti di ciò? Omelia XIVa t.o. C

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Mi fermo solo su questa immagine famosa: i nostri nomi sono scritti nei cieli; i discepoli ritornano e vogliono raccontare quanto son stati bravi e indaffarati a Gesù; (come quando uno mi fa l’elenco di quante cose fa-ha fatto in parrocchia!) e Gesù dice…si va bene, bravo, ma rallegrati piuttosto perché Dio ha il tuo nome ben presente cioè il tuo valore non è dato dalle tue prestazioni religiose, sacre, sociali ma da quello che Lui vuole fare per te, salvarti, renderti suo figlio, per dire davvero Padre nostro.

Isaia, 49° dice che Dio li ha scritti sulle palme delle sue mani. Lasciamoci abbronzare, addomesticare da questa immagine bellissima, facciamola nostra, abbassiamo la guardia!

da ragazzini gli appunti sulle mani, da adulti magari i promemoria che suonano sul cellulare, i post it vicino al monitor del computer, la lavagna in cucina, gli appunti col magnete sul frigorifero, il nodo al fazzoletto. Oggi contempliamo Dio con le mani sporche di inchiostro, significa: gli sto a cuore, non vuole dimenticarsi di me, mi vuole bene, sono importante. Davanti a Lui non siamo anonimi, distanti, ci prende sul serio, non è indifferente alla nostra vita, anche se spesso lo pensiamo, nella sofferenza o nel non-senso.   Rallegratevi! lo dice a ciascuno di noi!

 E’ felice perché può prendersi cura di noi, non perché noi ci prendiamo cura degli altri, dimenticandoci, come spesso accade, di pensare anche a noi stessi, o soprattutto di Lui.  Cioè?

In genere nella nostra mentalità ci sono due errori: primo, faccio per gli altri=faccio per Dio. Non vengo a messa ma se c’è da dare una mano…No, non è lo stesso, Dio non si fa barattare col nostro volontariato. Secondo: faccio cose religiose e Lui è contento e l’ho messo a posto, assieme alla mia coscienza. No! essere cristiani non è faccio per Dio ma Lui fa per me. Ma chi crediamo di essere? E’ Lui che mi desidera, mi vuole salvare da me stesso; valgo per quello che sono, figlio adottivo, non per quello che faccio. Rallegriamoci. Ricordiamo Pietro che vuole impedire a Gesù di lavargli i piedi, cioè di accoglierlo, volergli bene, curarlo!

Gesù oggi ci offre questa consapevolezza. Ringraziamolo perché è davvero una buona notizia, chiediamogli l’umiltà di metterci in discussione, accoglierla e rallegrarcene… e quando saremo in difficoltà, guardiamoci le mani, scriviamoci magari i nomi delle persone a noi care, e pensiamo che in quel momento, Dio stesso lo sta facendo con ciascuno di noi.

Basta, preti… Omelia XIVa to. -C

 

In ascolto del Santo Vangelo secondo Luca 10,1-12.17-20

Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca,né sandali e nonfermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. 6Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città.  I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

Questa pagina del vangelo viene spessissimo usata per richiamare al numero sempre calante di preti disponibili, seminari vuoti e crisi di vocazioni per cui pregare. Un po’ al volo ma credo che di preti ce ne siano a sufficienza…almeno qui da noi. Manca la presenza di un laicato maturo e consapevole del proprio battesimo e della propria scelta di fede che sia in grado (e sia messo in grado dal clero) di vivere in maniera corresponsabile alcune dinamiche pastorali nelle proprie comunità. Mai come oggi siamo finalmente chiamati ad evangelizzare in maniera missionaria. I cosiddetti impropriamente “lontani” o chi si avvicini o ritorni alla fede e torni in chiesa…non cerca ne ha bisogno di preti simpatici o accoglienti, ma di trovare un’intera comunità di cristiani credibili che, ciascuno nel proprio specifico, non abbia paura di vivere e proporre uno stile evangelico, serio, motivato, innanzitutto vissuto e testimoniato nel mondo del lavoro, da lunedì a sabato…e poi in famiglia e anche, ovviamente, in parrocchia. Una famiglia di famiglie complementari e carismatiche che sappia essere segno convincente e pertinente che oggi essere cristiani cioè permettere a Dio di amarci come siamo, è conveniente e bello, liberante.
Ci riusciremo? torneremo nelle nostre case come i 72 del vangelo dopo aver vissuto e annunciato pace…contenti soprattutto dei nostri nomi scritti nei cieli?

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Che buona notizia sei? Omelia XIIIa 2019-C

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Come si prepara un’omelia? ci sono tanti modi ma ora ve ne presento uno. Credo possa tornare utile a chiunque, Vangelo in mano, voglia provare ad ascoltare qualcosa di utile per sé. Ci chiediamo: Qual è la buona notizia di questa pagina? Perché se la nostra fede cristiana non nasce dall’ascolto di Dio che abbia una buona notizia per la nostra vita, allora su cosa si basa? Tento di distillarla dicendo che, da quel che oggi racconta Luca, la fede cristiana è una cammino da vivere! Cioè qualcosa di plastico, agile e mobile, mai statico, definitivo, rigido, superficiale. Non esiste quindi la fede morta annegata nei valori, nelle tradizioni e abitudini vuote, nei riti farsa. Nei “sono fatto così-abbiamo sempre fatto così e ci basta, siamo a posto”.  Si parte da quello che si è e da dove si è, col proprio passo, capacità, esperienze; non c’entrano età, competenze, cultura o intelligenza. Ci si fida di dove ci voglia portare Gesù, attraverso lo Spirito: fuori di noi, verso il meglio di noi nell’amore, la sua salvezza. Ci sono subito delle scuse e resistenze: Luca nel vangelo le ricorda con tre incontri: i due discepoli Gc e Gv vogliono insegnare il lavoro a Gesù, si fa a modo nostro, sembrano dirgli. Succede anche a noi, quando ci sentiamo cristiani ma a modo nostro, appunto, soli con la nostra mentalità e giudizi. Non ci interessa essere salvati ma bravi!

E poi chi vorrebbe seguire ma prima deve fare altro: cioè non vuole fidarsi perché “abituato così” o “si può essere cristiani lo stesso, basta far del bene per gli altri”. Falso!

“Cristo ci ha liberati, state saldi e non lasciatevi imporre ancora il giogo della schiavitù” raccomanda Paolo nella 2a lettura. Ecco la buona notizia: siamo chiamati a seguire Gesù, restando in ascolto di quel che abbia da dirci, di domenica in domenica, nella preghiera, ci vuole vivi, liberàti e veri.

La seconda domanda: come riconoscerla questa buona notizia?

Se mi fa mettere in discussione e fare un po’ di fatica, non viene spontaneamente ma mi proietta in una umanità nuova.

Il terzo passaggio è: esserne grati. Dire grazie Gesù perché ci aiuti sempre a fare verità nella nostra fede e mettere ordine tra quello che presumiamo di sapere di te, di noi e della chiesa e quello che tu ci annunci con coraggio, caparbietà e decisione.

Infine (4°) il desiderio di impegnarci a tenere fede a questo e diffonderlo. Non richiudersi, non accontentarci, non pensare che sia tutto lo stesso; Paolo ai Galati ribadisce “ma se vi mordete e vi divorate a vicenda, badate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri.” Questo sta raccomandando a quella comunità cristiana 2000 anni fa. Le nostre parrocchie oggi sono esenti da questo? succede che tra preti o gruppi si litighi, ci si divida, ci sia competizione, maldicenza e sospetto? certo. Perché siamo tutti troppo religiosi a modo nostro e troppo poco cristiani a modo Suo!

Siamo tutti cristiani, finché possiamo fare quello che vogliamo. Ma allora non è più un cammino dietro a Gesù per dare il meglio ma solo una farsa tiepida e alla fine concretamente inutile.

Questi 4 passaggi ci permettono di fare esperienza di vangelo in noi, metterci un po’ in discussione, ringraziare e ripartire con qualcosa da trasmettere e testimoniare.

Ti chiediamo, Gesù, di rallentare un pò il passo perché spesso facciamo fatica. Ma aiutaci a desiderare con gioia, la grazia della tua presenza in noi, per seguirti come chiesa e annunciare con questo nostro cammino, il tuo regno di libertà e salvezza.