Al mio posto sono a posto: omelia XXIIa to C-2019

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Provando a distillare questo vangelo potremmo dire così: Gesù conosce il nostro cuore e quindi è in grado di riconoscere le motivazioni che ci spingono ad agire. Spesso sa che non sono del tutto oneste e reali, allora ci provoca. Solo confrontandosi con Lui, ci si può mettere in discussione ed essere più veri. Sempre ci interessi vivere così…! Ma cosa significa? facciamo un passo indietro e ripensiamo al vangelo. 

Certo era una soddisfazione invitare a pranzo Gesù! Prima se la prende con gli invitati, che cercano di accaparrarsi i primi posti, poi col padrone di casa, perché ha sbagliato gli inviti. Mai contento, antipatico! potremmo sbuffare, oppure, fatti gli affari tuoi! cosa c’entrano gli inviti e i posti a tavola con la mia fede?  Eppure Gesù notando, dice Luca, ascolta i loro cuori, riuscendo a decifrare, smascherare cosa li motivi davvero ad agire così. Per caso allora questa pagina ha un messaggio anche per ciascuno di noi? Ci capita spesso di essere come a quel pranzo? 

   Gesù si accorge che attraverso la caccia ai primi posti, gli invitati, le persone insomma, sono in balìa della voglia di apparire, essere riconosciuti e ammirati, di essere visibili, invidiati. Spesso accade anche a noi: i morsi della solitudine o della frustrazione, il non sentirci amati o voluti fa si che si scelgano questi stratagemmi e attraverso l’ambizione e la voglia di riscatto, ci si comporti così. Magari al lavoro, in parrocchia, in classe o nel tempo libero. Purtroppo a volte si educa anche a questo. La fama di certe scuole superiori, vere fabbriche di persone arriviste e individualiste fa pensare. O nello sport, magari a livello giovanile. Che valori passano? Come pure tutte le volte che prendiamo le distanze: prima io, prima noi, fatti furbo, cosa vuoi che sia, faccio niente di male, gli altri si arrangino, magari tornino anche a casa loro…Nemmeno la chiesa è esente da ciò con il persistere di titoli altisonanti, monsignore, eminenza, eccellenza come pure di tanti laici più clericali dei preti, rischiando di tenere più al proprio ruolo in parrocchia che al vangelo, come i politici con la poltrona o certi preti che continuano a sentirsi indispensabili e fan tutto da sé senza coinvolgere i laici o collaborando coi confratelli!

   Gesù vuole ricordarci che tutto questo è solo un anestetico per una voragine che non si riempirà mai. Quei primi posti ti danno un brivido narcotico ma poi il bisogno busserà ancora, farà mendicare attenzione, come un cane scodinzola per un biscotto. Vivremo schiavi di tale ipocrisia…e ci accorgiamo spesso di chi cerchi solo di farsi notare e quanto ci fa ridere o pena. E a noi? Gesù vuole salvarci da tutto questo. Anche perché poi ha un costo sociale e politico, perché ognuno pensa per sé e per quel mio posto son pronto a buttar fuori gli altri, perché il mio bisogno comanda, bisogno di potere, privilegi o guadagno anche illecito. Così magari si educa o ci si abitua a vincere non a convivere, collaborare, valorizzare. A competere ed essere tutti contro tutti in concorrenza, mai altro. A risolvere l’attuale complessità culturale e sociale solo etichettando o trovando un facile capro espiatorio.

“O Signore non son degno di partecipare alla tua mensa ma dì soltanto una parola ed io sarò salvato”….

C’è una certa saggezza in queste parole che la liturgia ci affida ad ogni santa messa: solo il confronto con Gesù e il suo vangelo, come oggi, possono aiutarci a ritrovare in noi la fonte del nostro essere, senza dover apparire. Solo la sua parola può farci da specchio e salvarci da noi stessi, dalle nostre ipocrisie per fare verità di noi. Allora ti ringraziamo Gesù per questa parabola che ci fa sentire quanto tu prenda sul serio la nostra vita e l’abbia a cuore. Donaci di non darlo per scontato, sostienici nell’aprirti il nostro animo, che ben conosci, per accoglierti e illuminarci. O meglio più ti faremo posto, più saremo davvero a posto.

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