Domenica XXIIIa t.o. C-2019

 

 

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Tempo lettura previsto: 7 minuti

In ascolto del Santo Vangelo secondo Luca 14, 25-33

Una folla numerosa andava con lui. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.

Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.

“Si voltò”: la folla numerosa lo segue. Penso alle grandi masse, sempre alla ricerca dell’ennesimo influencer (i guru non vanno più di moda e nemmeno  i “maître à penser”), alle orde di gente che transita di inaugurazione in apertura (per magnare a sbaffo), alle transumanze dai santoni e dalle madonnelacrimose, o più semplicemente a tutti quelli che vogliono tirarsi la coperta della religione cattolica edellenostretradizioniradiciCULtura e valori ecc… dalla propria parte e sempre in alternativa o contro altri. Oppure a quanti vantano curriculum religiosi e performance del sacro-sociale-filantropico (ho fatto il chierichetto da piccolo!)…

Insomma tutti lì a seguirlo con parole o fatti e lui si volta: io non c’ero. Chiaro. E nemmeno voi. Ovvio. Ma me lo immagino scocciato, un po’ come Bud Spencer quando lo picchiavano alle spalle, che guardava in alto sbuffando e poi faceva partire un nubifragio di sberle e pugni: Gesù si volta, perché Lui è sempre in cammino, davanti, come guida e bel pastore. Si gira dicendo tipo…uffa…ma che volete? ma andate via, su, dai, non scherziamo…non avete capito che non è così facile? e nemmeno scontato. Siete in troppi, siete davvero troppi per i miei gusti: dubito abbiate consapevolezza di quel che state facendo. E poi magari dopo qualche miracolo, la grigliata di pesce e pane a gratis e un paio di lacrimucce commosse e assertive…direte comunque Barabba….

E infatti sbuffando, guardando in alto, sollevando sconsolato le spalle, tira quella “segata” a tutti e ciascuno. O mi amate più di tutti gli altri o non vale. Non serve.

Esigente, il signorino, non c’è che dire: umile e modesto, riservato e a modo, vagamente narcisista e con problemi di onnipotenza o autostima???

Eppure pareva avesse già capito che lo avremmo messo tranquillamente da parte. Non dico nell’armadio ma insomma… possiamo essere così devoti cristiani religiosi lo stesso senza di Lui e del vangelo. Dietro i nostri “ci hanno insegnato così- eravamo abituati così o dobbiamo fare così” mentre Lui continua a camminare, generare, soffiare Spirito e fare nuove tutte le cose (Ap 3)… Non siamo chiamati né a offenderci né a spaventarci ma a fare memoria e prendere consapevolezza. Cosa ci spinge a dirci e sentirci cristiani? Quale esperienza possiamo dire di aver fatto o percepito per farlo?

Discepolo: sembra non ci siano modalità alternative…né tifoso, né simpatizzante, né credente a modo mio o altro.

Amare Lui di più di tutti credo sia amarlo in modo diverso così da poter amare tutti gli altri a partire da questo amore per Lui. Un po’ come quando un figlio si sposa. Inizia ad amare sua moglie o marito come principale e quindi “riaggiorna” l’amore per la propria famiglia di origine. Non viene certo meno l’ “onora il padre e la madre”, naturalmente.

Allora non c’è competizione o classifica ma proporzione: penso alla formula del matrimonio o alla promessa scout (esagerato?). AmarLo significa confrontarsi con Lui, riconoscergli il primato nella mia coscienza…non un amore intimistico, bigotto, idealizzato e disincarnato dalla nostra realtà, dal nostro battesimo che ci rende vero si figli ma anche fratelli e sorelle…o dalla nostra vita in famiglia o altro. Chiedersi poi se Lui è per me qualcuno che ha cuore la mia vita e la prende sul serio o altro… la qualità della mia vita con me stesso, gli altri, il creato e le cose dipende dalla qualità del rapporto con Lui.

A me pare questo, insomma…

 

COMMENTA

2 pensieri su “Domenica XXIIIa t.o. C-2019

  1. Maria G.

    Dagli esempi portati da Gesù si deduce il consiglio :ascolta, rifletti, ragiona e agisci con intelligenza. Cosa è più conveniente fare? Come sempre Gesù dà i consigli migliori… E tutto si regge sull’amore, che prevede anche la croce.

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