Fatti furbo… Omelia XXVa t.o. C-2019

 

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    Sono in un appartamento e la coppia giovane è entusiasta del rapporto coi vicini: cenano assieme ogni tanto in corridoio, si aiutano con il giardino, controllano i bambini assieme ecc. un po’ come la bella iniziativa del controllo del vicinato. Ma penso anche ad un’altra coppia che quando sono andato per benedire la casa aveva fatto presente la cosa agli altri condomini…o avevano organizzato un rosario per chi volesse… scegliere una qualità di rapporti diversi, fare il primo passo, dare un segnale. Bello. Aiuta ad abbassare la guardia e forse a vivere meglio.

1-La “buona notizia” che potremmo distillare da questo vangelo un po’ bizzarro è l’invito di Gesù a farsi degli amici… cioè potremmo dire a salvare i rapporti, custodire le relazioni, investire in qualità con le persone, qualità di tempo condiviso, di bene e solidarietà, amicizia fraterna, stima e fiducia solidale.  Dicevo che questo vangelo è un po’ bizzarro, non ce lo aspetteremmo un Gesù che loda l’amministratore disonesto, la scaltrezza, si sa, è sempre ai danni di qualcun altro. Infatti questo fa lo splendido dimezzando debiti, olio, grano, ma ancora imbrogliando il suo padrone, a spese sue… e Gesù lo loda. Quella frase poi che i figli del mondo son più furbi di quelli della luce… interpretatela come volete ma senza offendervi!!

2- Questa buona notizia, cosa mette in discussione di me, del mio mondo, mentalità e credo? perché dovrebbe essere buona..

E’ l’invito a fare attenzione a quanto spesso i beni, un uso scorretto e idolatrico della ricchezza possa guastare le relazioni, facendocene perdere di vista l’importanza. Non servono esempi di famiglie, relazioni tra genitori e figli, fratelli o sorelle devastate dai schei, dal metro di terra, dal confine, dall’eredità, 

si tratta di non perdere il lume della ragione e il senso della misura ma soprattutto il valore delle relazioni del bene condiviso a spese della smania ad accaparrare, approfittare, avere, possedere, ammucchiare con l’idea che … illusione di riempirsi che non basta mai…così accumulo ricchezza e avere diventano idoli, e noi loro schiavi…in balia- Ecco su cosa il vangelo ci chiede di vigilare.

“Diventare, non avere. Caino è il primo uomo ad avere un fratello ed è il primo uomo a non diventare fratello. Diventare fratelli significa accogliere chi non hai scelto.” (A. Wénin)

3-Allora ringraziamo il Signore Gesù per questa provocazione, scontata forse, eppure così necessaria: ci permetta di verificarci e fare chiarezza in noi, nelle motivazioni al nostro agire, al nostro impegno a custodire e proteggere le nostre relazioni, non solo in famiglia ma anche gli uni per gli altri…in primis direi anche nelle nostre comunità, non certo immuni da questi virus…

chi è fedele nel poco sarà fedele nel molto è davvero un aspetto fondamentale per assumersi fin da subito la propria responsabilità. Per diventare, direbbe Gandhi, quel cambiamento che avremmo la tendenza a pretendere sempre e solo dagli altri, dai politici agli imprenditori al papa ecc. che in proporzioni diverse comunque hanno la nostra stessa responsabilità. Chi ruba in parlamento e chi ruba in sagra, chi è onesto nel proprio ufficio e chi lo è in contesti con maggiori possibilità. E’ davvero un grande principio molto scomodo con cui ripartire da sé stessi. Oppure pensate a chi sceglie di comportarsi in un certo modo solo perché ci son le telecamere, le maestre a scuola o in fabbrica…la differenza tra pubblico e privato. Vivo così perché mi controllano.

4-Aiutaci Signore ad avere l’umiltà di metterci in discussione e sostienici ad essere scaltri secondo la tua volontà, per investire in rapporti di qualità, il primo e più necessario innanzitutto è quello con te, che ci rende figli amati e preziosi ai tuoi occhi e quindi fratelli e sorelle gli uni per gli altri, nel tuo nome.

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Un pensiero su “Fatti furbo… Omelia XXVa t.o. C-2019

  1. Maria Piva

    Dopo aver letto e riletto la parte “bizzarra” del testo, abbiamo ritenuto di limitarci al messaggio che Gesù, secondo il suo stile, ha voluto farci pervenire. Ho parlato al plurale perché siamo un gruppo di amiche, (vedi l’importanza delle relazioni…) che discutono e cercano indicazioni anche dal Vangelo Grazie, sempre utili le sue omelie.

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