Domenica XXIXa t.o. C – 2019

 

 

“Dio non esaudisce tutti i nostri desideri ma realizza sempre tutte le sue promesse.”

(D. Bonhoeffer)

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Tempo lettura previsto: 7 minuti

In ascolto del Santo Vangelo secondo Luca 18, 1-8

Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: «Fammi giustizia contro il mio avversario». Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: «Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi»». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Le parabole, si sa, non sono cronaca. Anche se è quasi scontato, conoscendole, ritenere che Gesù si lasciasse interpellare dalla cronaca, dalla vita quotidiana agricola, lavorativa o naturale per trasformare l’accaduto in qualcosa di edificante e soprattutto in annuncio.

La situazione di una vedova al tempo era davvero molto delicata, riflettendo, in peggio, quella della donna. Appare strano fosse costretta ad andare dal giudice da sé, che non avesse nessuno che si occupasse di lei, perché quella era la modalità. Doveva “appartenere” sempre a qualcunO. E comunque anche la figura del giudice pare assai poco edificante…mai come Gesùùbbello che non manca di indicarci come esempi delle persone poco edificanti! (i figli delle tenebre son più scaltri di quelle delle luci, samaritani…)

Ma quello che vorrei condividere in questa goccia è un’altra interpretazione a me nuova e su cui sto ruminando…quindi vi passo il “bolo” spirituale” ancora caldo… (bleeaaah!)

Giudice e vedova sono due parti di noi. Simboli di una lotta che avviene in ciascuno. Nel proprio cuore (sede affetti): da un lato la vedova, ferita, carente, bisognosa di relazione e completezza che magari cerca nella relazione… con Dio. Ciascuno di noi è fatto per l’infinito e solo in Dio troverà pieno compimento. Il giudice è quella parte di noi che pensa tutto sommato di poter stare bene senza Dio. Lodarlo, pregarlo, adempiere precetti, dire le preghiere, ascoltar la messa … ma poi…concretamente è un ateo devoto. Sta bene senza Dio e senza gli altri. Egoismo, individualismo, paura, indifferenza, superficialità, chiusura, orgoglio. La lotta con incredulità e ingiustizia che ciascuno vive dentro. Tra un Dio ostacolo alla mia libertà e realizzazione e i miei bisogni infiniti di essere per qualcuno.

A cosa serve allora la preghiera? Non perché cambi la realtà ma per iniziare (mentre eran in cammino i lebbrosi iniziano a salvarsi!) a guardarla come la guarda Dio, con lo stesso amore, passione, misericordia, attenzione, premura..per tentare di comprenderla come fa Lui. Del resto se è vero che siamo stati da Lui creati a Sua immagine e somiglianza…dovremo pur a poco a poco assomigliargli sempre di più..se non nelle sembianze (??) almeno nel modo di pensare…e amare.

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