Domenica IIIa di Quaresima -A

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LA DONNA AL POZZO DI GIACOBBE – Sieger Köder, 2001, 

Tempo di lettura previsto: 8 minuti

In ascolto del Santo Vangelo secondo Giovanni 4, 5-42

Gesù venne a sapere che i farisei avevano sentito dire: «Gesù fa più discepoli e battezza più di Giovanni» – sebbene non fosse Gesù in persona a battezzare, ma i suoi discepoli -, lasciò allora la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea. Doveva perciò attraversare la Samaria.

Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: «Dammi da bere!», tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: «Io non ho marito». Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».

In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.

Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: «Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura»? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».

Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

In questa atmosfera così particolare, che dire? mi piace l’idea della sete. Di cosa abbiamo sete? di religiosità, di riti, di fede, di pratiche? La fonte è solo fuori di noi o anche in ciascuno di noi battezzato quindi immerso nella relazione con Cristo e tempio dello Spirito Santo? Lascio il testo proposto per intero, perché credo sia importante accostarlo per intero senza riduzioni che la liturgia invece propone nel foglietto parrocchiale.

Ho sete. Gesù evangelizza partendo dal proprio bisogno per aiutare l’altra a leggere il proprio personale bisogno. Non di acqua ma di un amore vero e definitivo.

Guardate con attenzione l’acqua nel fondo del pozzo. Non è narcisisticamente solo la sua immagine ma ben di più.

Senza comunità, senza messe, senza vita ordinaria, impegni, riunioni, attività, incontri, liturgie…provo a restare nel disagio infastidito, nelle chiacchiere inutili, nell’agone delle posizioni contrastanti, pro-contro, si dice, mi pare, mi piacerebbe, avrei bisogno… tra chi vuole una chiesa obbediente e chi di frontiera, tra chi si chiede che fine abbia fatto la chiesa “ospedale da campo” e con “l’odore delle pecore” e papa Francesco recluso in biblioteca in streaming, tra chi fa le messe di nascosto e chi no, tra chi si sente più devoto e bisognoso e ci va e chi no… insomma…vorrei semplicemente poter riuscire a stare ancora più in silenzio e “senza”…per comprendere davvero di cosa abbia realmente sete… se l’assenza possa raffinare in me il desiderio. Se questo tempo, come Gesù nel vangelo ci possa far passare dal bisogno “compulsivo” al desiderio..e se si possa non certo sostituire e nemmeno mettere a confronto ma recuperare che una bella sorgente è già in noi, che Lui abita già in noi, che più lo spostiamo fuori da noi, nel sacro, più noi restiamo morti e devoti.

Un pensiero su “Domenica IIIa di Quaresima -A

  1. Clod

    …mi sembra ben detto, Matteo.
    E’ stata sorprendente la concomitanza fra il suggerimento di “anno sabbatico dalla religione” e l’essere paracadutati in questo periodo: davvero singolare e, oserei dire, quasi profetica.
    E’ una gran bella occasione per togliere un bel pò di polvere dalla nostra routine di cristiani.
    Non è certo un ringraziamento al SARS-CoV 2, ma il tentativo di un atteggiamento resiliente!
    Grazie

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