XVIIIa Domenica t.o. B-’21

Dal Vangelo di Giovanni, 6, 24-35

In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

L’inaugurazione di un negozio, dopo la benedizione, un buffet spaventoso ad una festa, gli antipasti del matrimonio serviti in piedi nel parco, il rinfresco successivo ad un convegno, il banchetto prima di una cena, in un momento di festa qualsiasi. Ogni volta che vedo uscire il vassoio di calde e croccanti olive all’Ascolana, io penso sempre “E adesso scatenate l’inferno”… e, senza dare nell’occhio, mi ci avvicino in balia del più basso istinto belluino. Ad un rinfresco non si fanno prigionieri. Ad un rinfresco, ammettiamolo, diamo il peggio di noi: non esistono più parenti, amici, ospiti o invitati. Solo avversari, anzi, peggio…nemici. In un rinfresco esistono solo nemici. Credo sia da qui, dalla nostra più inconscia debolezza gastronomica che dobbiamo ascoltare questo vangelo. Anche Gesù è circondato da chi lo segue solo perché ha mangiato a sbafo fino a saziarsi…e che poi, riluttante, fa finta di non capire e protesta con innocenza dicendo che dopo tutto “i nostri padri hanno mangiatola manna”… con una malcelata invidia. Il Vangelo è tutto qua: assumere la consapevolezza che passa tra la ricerca spasmodica di “segni” e il bisogno religioso devuoto compulsivo di “fare le opere del Padre”. Insomma: pur di non accettare lo scandalo e la pochezza di Gesù sigillo, si farebbe qualsiasi cosa. Serve solo credere in Chi è stato mandato. E che dà la vita per te, per tutti…e a sbafo. Ecco il pane della vita. Il nutrimento. Non la soluzione. Il cibo, non il risultato, l’equipaggiamento, non la risposta. Lui si fa cibo per diventare intimo a noi stessi e trasformarci in Lui. Non siamo noi che lo mettiamo in un angolino dentro al nostro cuore ma diventiamo parte di Lui, del Suo corpo. Equilibrio non facile, passaggio non immediato…ma almeno non ci saranno più nemici ostili, pronti ad usurparci il vassoio di olive all’Ascolana e trangugiarsi l’ultimo calice di prosecchino fresco alla faccia nostra. Ma è questo il senso più profondo di quel prodigioso e disilluso “amen” che tra stasera e domani saremo chiamati a dire durante la messa. Che il Signore ci doni vassoi pieni di… questo pane, per non avere più fame-sete, domande e urgenze, dubbi e perplessità. Nei prossimi giorni cerchiamo di far risuonare in noi l’atto di fede che siamo diventati, assieme, corpo di Cristo e…

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