
E quindi bisognerebbe parlare del perdono? Che ne pensate?
Sarebbe bello evitarlo, vivere senza perdono. È sempre difficile. Soprattutto perché, pensiamoci, lo prendiamo subito e -forse- solo di petto: io devo perdonare? Eh no…e veniamo travolti dal nostro presunto buon senso, dal senso comune, tra quello che ci hanno insegnato (fatti rispettare!) e quello che ci viene spontaneo o umano: Perdonare è difficile, impossibile e come si fa.. no.
E ci stanno venendo in mente forse volti, situazioni, ricordi passati dolorosi e umilianti, ferite aperte… e ci irrigidiamo. Ci si chiude il cuore, no? O siamo convinti di aver perdonato ma in realtà la ferita è aperta… e viviamo così senza perdono.
Credo sia questione di punti di vista: invece di dire subito, di petto appunto, io devo perdonare?… proviamo piuttosto a chiederci, come seconda prospettiva possibile: ma io avrei bisogno di essere perdonato? Da chi? E per cosa di me? Dedicarci un buon esame di coscienza sarebbe utile. Siamo realmente convinti di andare bene così e non aver fatto mai niente? Solo perché non ce l’hanno detto o non l’abbiamo capito? È sufficiente per sentirsi “bravi cristiani”? Quando Gesù nel vangelo Mt 5 comanda che se porti un’offerta al tempio (vai a messa insomma) e lì ti rendi conto che un fratello ha qualcosa contro di te…vai prima a riconciliarti con quel tuo fratello..non ci sta chiedendo di essere attenti al nostro bisogno di essere perdonati? Quando magari abbiamo tralasciato, nel 7° di Mt, la trave nel nostro occhio e criticato la pagliuzza nell’occhio dell’altro davvero non abbiamo bisogno di essere perdonati? Davvero la vita cristiana ci viene così bene e naturale? Senza perdono, senza essere perdonati, senza l’umiltà di chiederlo o concederlo, viviamo nel sospetto, a testa bassa, nella menzogna e nell’ipocrisia, col magone, nel senso di colpa, nella disistima di noi stessi e assolutizzando ciò che abbiamo fatto e consumiamo la nostra vita per niente, o per orgoglio, sentendoci a posto, giustificandoci da soli… ma a spese dell’altro, dandoci sempre ragione…troppo comodo.
Penso ad Antonio che incontro tutte le settimane al Ceis: io non posso essere perdonato! mi diceva sempre: crimini, reati, casini, da un anno e mezzo ne parliamo ma solo da qualche settimana si è dato il permesso di dire…sono perdonabile, al di là di tutto quel che ho combinato, posso essere perdonato. Ne ho bisogno.
Come è saggia la liturgia quando, all’inizio di ogni celebrazione eucaristica chiede a ciascuno, dal papa in giù, di riconoscersi peccatori bisognosi di perdono e dire Signore Pietà.
Abbiamo tutti bisogno di sentire dalla nostra parte la fede in chi dica agli altri: “alt, chi è senza peccato scagli la prima pietra” e la fiducia nell’invitarci a “vai e non peccare più”.
Ma c’è, pensiamoci, una terza prospettiva, ancora più delicata: non solo 1) Io perdono o 2) ho bisogno di essere perdonato ma anche 3) Io ho bisogno di perdonarmi.
Credo di poter vivere senza perdono di me stesso?
Quante volte ci trattiamo male, siamo troppo rigidi o severi con noi stessi, viviamo nel senso di colpa, con un sottofondo di disapprovazione che ci fa flagellare e sentire indegni della misericordia di Dio e di noi stessi… non amabili; oggi abbiamo perso il senso cristiano del peccato, si relativizza tutto e quindi il significato e il gusto del perdono. Eppure essere cristiani significa riconoscersi figli di un Padre che ha più voglia lui di perdonarci che noi di essere perdonati. Non possiamo vivere senza perdono.
Ecco 3 prospettive diverse che ci possono aiutare a comprendere non solo il vangelo di oggi ma l’invito di Gesù a provare a perdonare sempre, al di là di tutto. Il perdono è un dono da desiderare, cercare e chiedere, per cui pregare e far anche un po’ fatica ma ne vale la pena; non puoi stare senza. Senza perdono ne perdi tu, la qualità della tua vita, la pace del cuore, ne perdi tu e il tuo passato rancoroso da vittima, senza perdono ne perde la tua famiglia, chi vive o lavora con te perché c’è sempre qualcosa in sospeso, ne perde il tuo senso di responsabilità per l’altro, senza perdo amicizie e relazioni in frantumi magari per una cosa da nulla, un non detto, senza perdono la comunità cristiana si logora e non custodisce la comunione, senza ne perde l’altro e il suo diritto ad essere accolto con pazienza e misericordia, senza perdono il senso cristiano della vita e di un dio misericordioso va diventa solo apparenza,… insomma, lasciatemi giocare con le parole
senza perdono, perdono tutti.