Ciao e grazie, non ci sto…. Omelia XXVa domenica t.o. A ’26

Che ve ne pare? Da Veneti, noi col culto del lavoro … di un datore di lavoro simile?

Preferirei vedere gente che reagisce si alza e se ne va piuttosto di gente che nemmeno va be…. 

Ricordate il vangelo della scorsa settimana? 70 volte 7? Avevo detto che era meglio cambiare prospettiva, invece di “io devo perdonare” io avrei bisogno di essere perdonato e perdonarmi.

Oggi credo sia lo stesso con questa pagina altrettanto scomoda.

    Non mettiamoci subito tra quelli della prima ora, anche se lo siamo, quelli che alle 6 erano già pronti disponibili generosi impegnati per la vigna-parrocchia… per il regno e vanno subito a lavorare soddisfatti.

No, mettiamoci in quelli che son stati li fino alle 17, perché distanti o…incapaci…come quando giocavamo a calcio e l’ultimo che prendevi in squadra…il più brocco e  lo mettevi in porta.

 (questa estate abbiamo fatto 5 gruppi …con ragazzi delle medie simulando il padrone che esce 5 volte .. poi una ragazza mi ha sussurrato..sai don.. io sento così poco importante e utile.. che ci vorrebbe il gruppo delle 7 di sera… 

  Forse quel padrone che esce 5 volte richiama un Dio che non ha fretta e no si ferma di fronte all’età o alla condizione di nessuno.

Chi si avvicina alla fede in età adulta magari portato da un familiare o per altri motivi.. e ti converti e riprendi che bello…meglio tardi che mai! Che bello Dio che caparbio cerca sempre tutti ad ogni costo…cosa dice alla nostra pastorale?

  Allora dicevo- proviamo a vedere se nella nostra vita, ci siamo mai sentiti ultimi, scartati, messi da parte…bisognosi di uno buono che ci dica…hai diritto anche tu al tuo denaro, quota sufficiente per star bene con la propria famiglia un giorno, hai diritto al riconoscimento della tua dignità… perché io sono buono.

Gesù ci racconta Dio che si presenta a noi dicendo io sono buono.

Ci interessa?  Noi pensiamo: io sono bravo ho il curriculum cattolico e il pedigree della parrocchia e lui ci dice io sono buono!

Ammettiamolo davanti a questa pagina, risuona in noi il figlio maggiore della parabola, pronti a dire al padre che non mi hai mai dato nemmeno un capretto a me che lavoro sempre duro per te….

Ci tocca invece, come cristiani, sentire vangeli come questi oppure quando il ladrone assieme a Gesù che chiede di essere ricordato e ottiene subito il paradiso? e l’adultera, vai e non peccare più…

O quando dirà alle persone religiose attorno a sé che le prostitute e i pubblicani li precederanno entrando nel regno dei cieli; 

o chiamando Matteo dal banco delle imposte, dirà di essere venuto non per i sani, i forti, i giusti ma per gli ammalati, i bisognosi di lui; quando ricorderà, lodando l’ultimo posto del pubblicano, di non essere farisei, ipocriti che si fanno belli dei loro meriti per essere riconosciuti e poter scegliere i primi posti; 

Quelli della prima ora, siamo in qualche modo noi, che da sempre, da subito abbiamo iniziato in parrocchia… spiritualità dei meriti: loro volevano di più, che si vedesse che erano diversi, migliori!

(mesi fa una coppia è venuta a trovarmi e mi diceva rosa dalla rabbia…noi siamo arrivati casti al matrimonio e adesso è tutto lo stesso, Papa Francesco, voi preti, la chiesa, non si capisce più nulla a che è servito…tanto valeva..)   mi spiego?

Quando io conto sul merito mi aspetto di essere pagato da dio… col bene, con l’assenza di male…con il di più che immagino..ma è una fantasia mia che proietto su Dio, che deve comportarsi come me. Col mio presunto buon senso…ma sto amando me stesso e sono abitato sottilmente dall’egoismo, al riconoscimento.

Dio invece ama gratis e ci chiede di essere figli, non servi meritevoli ragionando come lui, di famiglia, vedendo che è meglio che tutti abbiano un soldo perché l’amore si moltiplica, che non ne manchi a nessuno, perché così siamo più famiglia avendo lo stesso modo di sentire e di amare, senza invidia ma con generosità.

 Chiediamo al Signore di metterci alla sua presenza sempre partendo dalla concreta situazione di vita in cui ci troviamo, senza paura di riconoscere che abbiamo più bisogni che meriti; è Lui il capitano che fa le squadre, non per vincere ma per farci giocare tutti da titolari, con lo sguardo più bello e incoraggiante, quello della speranza e dell’amore di un padre per i propri figli.

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