Senza perdono, perdono tutti… Omelia XXIVa A

   E quindi bisognerebbe parlare del perdono? Che ne pensate? 

Sarebbe bello evitarlo, vivere senza perdono. È sempre difficile. Soprattutto perché, pensiamoci, lo prendiamo subito e -forse- solo di petto: io devo perdonare? Eh no…e veniamo travolti dal nostro presunto buon senso, dal senso comune, tra quello che ci hanno insegnato (fatti rispettare!) e quello che ci viene spontaneo o umano: Perdonare è difficile, impossibile e come si fa.. no

E ci stanno venendo in mente forse volti, situazioni, ricordi passati dolorosi e umilianti, ferite aperte… e ci irrigidiamo. Ci si chiude il cuore, no? O siamo convinti di aver perdonato ma in realtà la ferita è aperta…   e viviamo così senza perdono.

 Credo sia questione di punti di vista: invece di dire subito, di petto appunto, io devo perdonare?… proviamo piuttosto a chiederci, come seconda prospettiva possibile: ma io avrei bisogno di essere perdonato? Da chi? E per cosa di me? Dedicarci un buon esame di coscienza sarebbe utile. Siamo realmente convinti di andare bene così e non aver fatto mai niente? Solo perché non ce l’hanno detto o non l’abbiamo capito? È sufficiente per sentirsi “bravi cristiani”? Quando Gesù nel vangelo Mt 5 comanda che se porti un’offerta al tempio (vai a messa insomma) e lì ti rendi conto che un fratello ha qualcosa contro di te…vai prima a riconciliarti con quel tuo fratello..non ci sta chiedendo di essere attenti al nostro bisogno di essere perdonati? Quando magari abbiamo tralasciato, nel 7° di Mt, la trave nel nostro occhio e criticato la pagliuzza nell’occhio dell’altro davvero non abbiamo bisogno di essere perdonati? Davvero la vita cristiana ci viene così bene e naturale? Senza perdono, senza essere perdonati, senza l’umiltà di chiederlo o concederlo, viviamo nel sospetto, a testa bassa, nella menzogna e nell’ipocrisia, col magone, nel senso di colpa, nella disistima di noi stessi e assolutizzando ciò che abbiamo fatto e consumiamo la nostra vita per niente, o per orgoglio, sentendoci a posto, giustificandoci da soli… ma a spese dell’altro, dandoci sempre ragione…troppo comodo.

  Penso ad Antonio che incontro tutte le settimane al Ceis: io non posso essere perdonato! mi diceva sempre: crimini, reati, casini, da un anno e mezzo ne parliamo ma solo da qualche settimana si è dato il permesso di dire…sono perdonabile, al di là di tutto quel che ho combinato, posso essere perdonato. Ne ho bisogno.

   Come è saggia la liturgia quando, all’inizio di ogni celebrazione eucaristica chiede a ciascuno, dal papa in giù, di riconoscersi peccatori bisognosi di perdono e dire Signore Pietà.

Abbiamo tutti bisogno di sentire dalla nostra parte la fede in chi dica agli altri: “alt, chi è senza peccato scagli la prima pietra” e la fiducia nell’invitarci a “vai e non peccare più”.

  Ma c’è, pensiamoci, una terza prospettiva, ancora più delicata: non solo 1) Io perdono o 2) ho bisogno di essere perdonato ma anche  3) Io ho bisogno di perdonarmi.

Credo di poter vivere senza perdono di me stesso?

Quante volte ci trattiamo male, siamo troppo rigidi o severi con noi stessi, viviamo nel senso di colpa, con un sottofondo di disapprovazione che ci fa flagellare e sentire indegni della misericordia di Dio e di noi stessi… non amabili; oggi abbiamo perso il senso cristiano del peccato, si relativizza tutto e quindi il significato e il gusto del perdono. Eppure essere cristiani significa riconoscersi figli di un Padre che ha più voglia lui di perdonarci che noi di essere perdonati. Non possiamo vivere senza perdono.

  Ecco 3 prospettive diverse che ci possono aiutare a comprendere non solo il vangelo di oggi ma l’invito di Gesù a provare a perdonare sempre, al di là di tutto. Il perdono è un dono da desiderare, cercare e chiedere, per cui pregare e far anche un po’ fatica ma ne vale la pena; non puoi stare senza. Senza perdono ne perdi tu, la qualità della tua vita, la pace del cuore, ne perdi tu e il tuo passato rancoroso da vittima, senza perdono ne perde la tua famiglia, chi vive o lavora con te perché c’è sempre qualcosa in sospeso, ne perde il tuo senso di responsabilità per l’altro, senza perdo amicizie e relazioni in frantumi magari per una cosa da nulla, un non detto, senza perdono la comunità cristiana si logora e non custodisce la comunione, senza ne perde l’altro e il suo diritto ad essere accolto con pazienza e misericordia, senza perdono il senso cristiano della vita e di un dio misericordioso va diventa solo apparenza,… insomma, lasciatemi giocare con le parole

senza perdono, perdono tutti.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.