Born to be Abramo… Omelia IIa Quaresima C-2019

 

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Chi è stato il primo credente del mondo? la prima persona ad essersi fidata di Dio: prima delle parrocchie, delle messe, del grest, del Vaticano e dei preti, del battesimo o dei santi? Abramo. 

Il dialogo con Dio, nella prima lettura, è molto bello e reale, credo riesca ad interpretare la nostra fede, magari oggi anche ad illuminare qualche prospettiva. Essendo il primo fa quasi da modello.. e dice 4 cose.. con cui verificare la nostra fede.

1) condusse fuori.. dalle nostre idee, dai rifugi, alibi, scuse giustificazioni immagini malsane e anti evangeliche di Dio, mi hanno insegnato, pensavo, credevo… ma tu aiuta?

2) conta-discendenza cioè figli. Futuro! figli cioè persone da amare, possibilità di amare..amore da consumare e spremere fuori di noi, non siamo niente se non amiamo, finché non impariamo e desideriamo amare.. Dio ci vuole amanti, generativi, persone la cui vita sia un atto di amore, positivo, concreto, appassionato non devoto. Ecco infatti Dio e il suo biglietto da visita: voglio darti discendenza, voglio darti futuro, prospettiva, speranza!

Come ci poniamo di fronte a questo passaggio? sono io che faccio qualcosa per te, non tu che mi dici le cose che pensi di fare per me nel mio nome o nel nome dei valori cristiani in parrocchia…

Il nostro essere cristiani è iniziativa nostra o risposta a Lui? alla base della nostra fede c’è un sentirci voluti bene e preziosi davanti a Dio o siamo indaffarati e a testa bassa, a fare iniziative…

3)Dio poi continua e fa far memoria ad Abramo…“io sono il Signore, ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei…vuole rassicurare Abramo sulla propria identità e ricordargli la storia, cioè quel che ha fatto. Una sorta di garanzia, “son quello che…”conferma… storia e memoria, un Dio concreto non sulle nuvole che fa strada e storia con la nostra vita, Dio è uno che prende sul serio la nostra vita e vuole esserci, 

Abramo nel frattempo vacilla…dubita: come potrò sapere che ne avrò il possesso? Non si fida, vedete? 

Spesso noi abbiamo l’idea sbagliata ma rassicurante che credere sia un pacchetto completo, un contratto firmato, un aver capito tutto e bon, No, è una relazione, che parte da dove sei, come sei, da quanto sei in grado di credere e vivere qui e ora, mettendolo in prospettiva e accompagnandolo…è sempre storia, fatiche ,alti e bassi…come qualsiasi amicizia, relazione…voi andate sempre d’accordo con voi stessi? con gli amici, i famigliari? no..quindi..

4) allora Dio che fa? non ragiona, non spiega ma compie un gesto, che a quel tempo veniva usato per sancire patti e contratti tra due persone: passavano tra gli animali giurandosi reciproca fedeltà e invocando come maledizione la medesima macabra sorte degli animali scortati in caso di mancata fedeltà all’ alleanza stipulata

Vi faccio notare che Abramo, dice Genesi, viene colto da un torpore, come sul Tabor, Giacomo Giovanni e Pierto nel vangelo… una sorta di chiusura. Nel sonno noi siamo vivi ma assenti, facciamo come finta di nulla.. girati dall’altra parte, così Abramo…sembra “tirare indietro”… allora è Dio ad essere fedele.

Noi ci salviamo perché Lui è fedele non perché siamo bravi e meritevoli. La salvezza per ciascuno di noi è pura grazia. Quando arriveremo al cospetto di Dio non saremo chiamati a perdere tempo e dirgli quanto bene abbiamo fatto in nome suo in parrocchia…che siamo stati bravi preti o suore? Lui ci dirà..hai lasciato che ti amassi? hai lasciato che mi prendessi cura di te? che fossi io il tuo salvatore e non tu a salvare te stesso?

chiediamo al Signore umiltà e consapevolezza che essere cristiani è innanzitutto un permettere al Signore di volerci bene per come siamo…ci doni l’esperienza del suo amore misericordioso per ciascuno di noi. imparando a guardarci come Lui ci guarda. con pazienza e passione.

Domenica IIa Quaresima, 2019-C

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Tempo lettura previsto: 3 minuti

In ascolto del Santo Vangelo secondo Luca 9, 28b-36

  Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Pietro, Giacomo e Giovanni dormono sempre…anche dopo l’ultima cena, sul Gòlgota (mangiato troppo? abbocco?), qui sono oppressi…come Abramo nella prima lettura odierna. E si che credo non mancassero le emozioni stando con Gesù eppure…

Il sonno spesso dagli autori biblici viene usato in senso simbolico (i sogni di Giuseppe, le dichiarazioni a Giuseppe con Gesù piccolo…). Paolo ad esempio ai Romani dice “E’ ormai tempo di svegliarvi dal sonno, la notte è avanzata, il giorno vicino…”

E’ quindi una sorta di torpore spirituale, direbbe Armellini, che li coglie proprio quando Gesù ha da dire e spiegare loro le cose fondamentali. Come mettere la testa sotto la sabbia, far finta di niente, biasciare “ma io sono stanco”… così loro, che avevano ben altra idea di Dio, della fede, del loro essere discepoli… non accettano e dormono, continuando così a sognare trionfi, applausi e primi posti…

A noi viene mai sonno? quando? qual è il caffè migliore per questa quaresima?

COMMENTO

Provare per credere… Omelia Ia Quaresima 2019-C

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Credere: essere sicuri, volere …il Credo e la previsione incerta.

Credo dice sia convinzione che dubbio. Oppure la parola Prova.

Mettere alla prova…o provare..(auto, assunzione, abito…) momento di massima fatica, opportunità di dimostrare valore.

Partiamo da qui: Lo Spirito sospinge Gesù nel deserto, quindi è una cosa in casa… la traduzione migliore è prova che tentazione.

Come possiamo immaginare non ci troviamo di fronte ad un fatto di cronaca: chi l’avrebbe potuto registrare? Luca in questa pagina ci offre una riflessione da tre punti di vista differenti. Vediamo di coglierne lo spessore: le tre tentazioni mettono in discussione l’identità di Gesù nel suo essere umano. Quindi riguardano ciascuno di noi. Pensiamo infine si tratti di un’immagine? no, non è il diavolo con la coda ma il maligno, la presenza in ciascuno di noi del male, di una sorta di istinto che ci illude. Infatti nel dialogo non chiede a Gesù di comportarsi male o essere cattivo…ma di comportarsi in maniera diversa, di essere diverso da come vorrebbe o sentirebbe.    Non è forse quello che accade in noi? pensiamo nella nostra coscienza. Ricordiamo Pinocchio: era continuamente messo alla prova…da una parte il grillo parlante, la sua coscienza che gli indicava il meglio, dall’altra proposte che lo illudevano e poi deludevano. Se seguiva il primo diventava più umano, se seguiva il resto veniva illuso, deluso e si ritrovava burattino, di legno, non vivo… metafora perfetta. Non è quello che accade in noi? san Paolo nella lettera ai Romani arriva a spiegare così quanto spesso accade in noi: c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; 19infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. quando voglio fare il bene, il male è accanto a me.noi…

Dentro di noi, come in Gesù siamo messi alla prova: una parte di noi ci vuole far avvicinare al meglio per noi, la direzione di Dio e una parte di noi ci vuol convincere di arrangiarci, salvarci da soli, chiuderci, difenderci, proteggerci andando contro tutto e tutti. 

Ciascuno di noi è sempre messo alla prova, come Gesù: chi vuoi essere? come vuoi vivere? ecco la prova..chiamati a scegliere il meglio per noi…sapendo che il meglio per noi ce lo indica Dio.

Vediamo un esempio da vangelo: 1a e 3a..siccome sei figlio, sei Dio, fallo come ti conviene: uno che risolve i problemi, ci accontenta, ci evita il male e fa stare bene, ragiona insomma come noi ci aspettiamo; sfrutta il tuo potere per creare consenso, visibilità, apparenza e sicurezza. Agli uomini basta questo, basta il pane, non aver fame,  non preoccuparti di altro, falli stare bene e dà loro quel di cui credono di avere più bisogno: non vogliono più aver fame, la dimensione materiale…i bisogni primari… il resto non conta..  accade anche in politica, pur di avere voti…

Anche le altre prove hanno questo meccanismo: la relazione che vuoi avere con le persone è animata dal servizio, dalla carità o dalla sete di potere? sono degli oggetti da sfruttare, considerare inferiori o diversi? prima noi… 

Chi vuoi essere, un credente o un credulone? Ecco come ciascuno di noi ha sempre l’opportunità in sé di crescere, dare il meglio, essere generativo o chiudersi, difendersi, proteggersi..”chi vuol salvare la propria vita la perde, ricorda Gesù..chi la perde nel mio nome, cioè la condivide, la offre,..la riceve moltiplicata.

Chi ama vive una vita di senso, chi ama solo sé stesso e si illude, come pinocchio finirà per essere burattino di legno. Diavolo in greco significa “il separatore”, quell’istinto ad allontanarti, a prendere la distanza dalla voce di Dio e dalle sue prospettive evangeliche, che ti fa chiudere e sentire giusto, senza mai metterti in discussione…ti fa magari sentire religioso e giusto ma non figlio di Dio e fratello degli altri. Chiediamo al Signore di cogliere la sua presenza e la sua voce nelle nostre coscienze, ci doni l’umile consapevolezza che solo Lui ha il nostro libretto di istruzioni e sa come funzioniamo. Più lo ascolteremo più resteremo umani, cioè cristiani.