“Di che reggimento siete, fratelli?” – Omelia Domenica XXIIIa TO – A

E’ il 1916, siamo sul Carso; si sta combattendo la prima guerra mondiale, e tra i soldati volontari c’è Giuseppe Ungaretti, il poeta. Vivendo la drammaticità del conflitto, scrive alla sua maniera ermetica, una delle sue poesie a mio avviso più struggenti….
Di che reggimento siete, fratelli?… inizia così. Mi ha sempre impressionato; me lo vedo contemplare soldati stanchi e terrorizzati, uomini come lui, ma con la divisa di un altro colore…poche righe per ribadire la solidarietà umana, in uno sguardo, nel dolore assurdo di una guerra, la precarietà della vita in un gemito, la condivisione della fragile condizione umana,  mortale, sola e impaurita.
  Qui c’è già tutto: Se tuo fratello, dice Gesù ai discepoli. La stessa parola, come un passpartout, per aprirsi alle cose essenziali. Una porta per cui entrare, un paio di occhiali da mettere prima di discutere, ammonire, richiamare, rimproverare.
Un appello a riscoprire innanzitutto con umiltà che siamo tutti della stessa pasta, fragile e divina, ferita e orgogliosa, precaria e vulnerabile. Al di là del colore delle divise, della pelle o del reggimento. La fraternità passa di qui: da questa condivisione. Il padre ci ama tutti, gratuitamente, ad oltranza, in particolare i più bisognosi. Come pure nel riconoscere in quel fratello, peccatore, la tua stessa immagine, riflessa nei suoi occhi. Sarà solo questione di tempo, occasioni, possibilità. Domani potresti essere tu al suo posto, a sbagliare e ad aver bisogno di correzione. 70 volte 7.  Allora questo inno alla fraternità si fa consapevolezza, solidarietà, umile prudenza. Gesù ci richiama alla differenza tra la pagliuzza e la trave nei nostri occhi; rimetti a noi i nostri debiti, diciamo nel Padre Nostro, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. 
Giovanni 23° avrebbe detto che finalmente la chiesa poteva iniziare ad usare la medicina della misericordia, imparando a distinguere il peccatore dal peccato, la persona dall’atto compiuto.
Queste tappe di cui Gesù parla…da soli, con altri, di fronte alla comunità, sono cerchi concentrici di amore e apprensione per guadagnare il fratello. Verbo difficile da coniugare: eppure sa di sudore e fatica, tentativi e passione.
Pagano e pubblicano: non significa “lasciali perdere”; Gesù di sè aveva detto di esser venuto per loro. E’ un sovrappiù di amore, gratuito ed incondizionato.
Non siate debitori di nulla a nessuno, dice Paolo ai Romani nella 2a lettura…. se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro  ha adempiuto la legge. Solo così potremo sentirci figli del Padre nostro che è nei cieli, e lo pregheremo umilmente,  con fiducia ma soprattutto riconoscenza e disponibilità.
Fratelli  (Giuseppe Ungaretti, 1916)
Di che reggimento siete
fratelli?
Parola tremante
nella notte
Foglia appena nata
Nell’aria spasimante
involontaria rivolta
dell’uomo presente alla sua
fragilità
Fratelli

Domenica XXIIIa T.O. – A

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

In Ascolto del Santo Vangelo secondo Matteo 18, 15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Abbiamo diritto di comunicare, far comprendere all’altro che ci ha feriti: senza volerlo, in buona fede, per un raptus di rabbia, stanchezza o altro…ok, ma ne abbiamo il diritto. E’ il primo modo in cui iniziamo a volerci bene, farci rispettare, crescere, permettendoci di essere quel che si è. Nessuno è abusivo.
Il cristiano non è quello che deve ingoiare e mandare giù…magari invocando la guancia da porgere..perchè allora…Pensiamo a quando Gesù alla guardia che l’ha schiaffeggiato, gli chiede perchè lo abbia fatto, se ne sapesse il senso. Mica gli ha dato la mascellona pelosa da percuotere….Il cristiano non è buono ma è chiamato ad essere giusto e misericordioso come il Padre!
E poi la delicatezza progressiva del chiamare qualcuno assieme,come testimone e aiuto, sostegno, infine la comunità.
La fatica del singolo si ritorce sempre contro gli altri, famiglia, gruppo di lavoro, squadra, parrocchia…
pagano e pubblicano chi erano? ci verrebbe da dire che la soluzione sia quella di allontanare, rinunciare, lasciare perdere
invece se pensiamo a Gesù sono le due categorie a cui maggior amore andava riservato, uno sguardo di particolare misericordia.
Come quello da rivolgere a sè stessi, nel chiedere giustizia e carità.
La cosa fondamentale comunque è che alla base di tutto..per certi versi ok,l’ho detto, è importante farsi rispettare; ma fondamentale è che così al centro c’è il recupero del fratello, di chi sta sbagliando e va orientato diversamente.
La storia del legare/sciogliere è di due domeniche fa: era riferita a Pietro, con le chiavi.
Oggi ci viene ricordato che è un diritto dovere di ciascuno di noi. Riconoscere potremmo dire il giusto e lo sbagliato, il bene e il male, cercando di educare la coscienza ma anche di saper denunciare ciò che non va.
La domanda di fondo potrebbe essere: quanto mi sta a cuore la vita dell’altro?
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“Cristiani sedotti e seducenti..” – Omelia Domenica XXIIa TO – A

Quando Claudio mi consiglia un libro sento che lì dentro c’è una parte di sè. E lo compro. Quando Roberto e Filippo mi girano il nome di un gruppo rock da ascoltare, so che ne sono stati emotivamente travolti. Quando mi hanno consigliato una pizzeria, un film al cinema, un bravo specialista o un negozio…ho preso e mi son messo in gioco, ci sono andato, l’ho voluto provare. Chi non fa così? non ci muoviamo mai perché una cosa è giusta o vera ma perché ci appare promettente e bella…ci fidiamo della persona che ci parla, del modo in cui lo fa e ci lasciamo sedurre; in latino significa che ti porta via, ti attira come le sirene di Ulisse. 
Per un outlet, un concerto, una parrucchiera..facciamo km! 
Il verbo è di quelli magnetici, come una donna o un uomo seducenti.. è ben famoso nel passaggio della prima lettura del profeta Geremia. Mi piacerebbe che ognuno si portasse a casa questo verbo come un dono, una sana inquietudine con cui assaporare la propria vita di fede da questa nuova prospettiva: dice..”tu mi hai sedotto, Signore…ed io mi sono lasciato sedurre!” bellissimo…altro che “valori della tradizione cristiana”, essere coerenti e perfetti agli occhi di un Dio che ti controlla e giudica…ma lasciarsi sedurre cioè affascinare, coinvolgere: far percepire che l’incontro vivo con Dio ti ha sedotto, come quando ti innamori, un fascino che ti porta verso di sè, a mettere in relazione la tua vita con Lui. Non è facile ne spontaneo certo, lo dice Geremia stesso, ma ti fa sentire un fuoco ardente nel cuore; qualcosa che ti muova dentro la voglia di conoscerlo, annunciarlo, testimoniarlo,…con la vita, la carità, con la giustizia e la speranza. Abbiamo ridotto il cristianesimo a religione o peggio ad una morale…invece è una relazione. Essere cristiano deve essere soprattutto bello! Altrimenti qualcosa non va…E’ così bello che nulla è più come prima, la gerarchia delle cose importanti si capovolge e non consideri più una perdita di vita il donarti agli altri o lo spendere tempo con e per Dio.
   Mi domando se da fuori le nostre comunità cristiane siano seducenti. Cioè attirino le persone a partecipare… in base a cosa? chi si avvicina alle nostre parrocchie incontra preti religiose e laici sedotti? da chi? da cosa? quali sono le priorità per cui ci spendiamo, appassioniamo? Gesù nel vangelo ci chiede di non pensare col buon senso del mondo, come Paolo ai Romani, alle mentalità comuni e vuote, ma di seguirlo. Essere cristiani è seguire Gesù perché il suo vangelo ha sedotto la nostra vita. Tanti anni fa la vita di don Stefano mi aveva provocato, forse sedotto
A volte mi chiedo se la mia vita di prete possa sedurre cioè provocare. Ci si lamenta perché non ci sono preti ma come oggi si guarda al prete? per cosa?! la mia vita può provocare un giovane ad interrogarsi? il clima che si respira nelle nostre comunità può affascinare e coinvolgere tanto da mettere in discussione una vita per il Signore ed il Suo regno? 
Geremia era profeta: i profeti, allora come oggi, sono quelli che parlano a nome di Dio, gli fanno pubblicità, coinvolgono gli altri con la propria testimonianza. Spesso senza accorgersene. s
Sedurre forse inizia così..la nostra vita parla agli altri di Dio:
Signore Gesù, che il tuo vangelo continui ad essere seducente, aiutaci a seguirti, donaci di essere profetici.