Domenica XXIIa T.O. – A

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

In Ascolto del Santo Vangelo secondo Matteo 16,21-27
Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni
Domenica scorso Pietro si sente dire “Beato te…”; oggi “vai dietro, a cuccia! torna da dov’eri. Abbassa le orecchie” (attualizzazione personale..)
La liturgia a mio avviso, coltiva una sottile pedagogia ironica nei nostri confronti. Spiazzante, non c’è che dire. Ma anche, come amo, liberante.
Dio in persona ci scampi dalla mentalità comune, dal buon senso, dalle frasi fatte e dai luoghi comuni, dalle espressioni vacue buone per ogni circostanza, dal confortante e rassicurante rifugio delle parole sagge, dall’incapacità di fare silenzio e far posto all’altro e a quanto viva, delle cagate su Fb, dei pensierini efficaci con gli orsacchiotti e i cagnolini, delle massime orientali decontestualizzate, degli slogan da maglietta, delle frasi emozionanti vicino alla tazza da caffè col buongiorno mondo, delle immagini motivanti e dei pensieri pensierosi…
dalle mentalità fuorvianti con cui spesso ci ritroviamo aggrovigliati cuore, mente e coscienza, barattando il Vangelo e la Risurrezione, la Creazione e la Redenzione per una manciata di pseudo valori pseudo laici con cui fare i gargarismi.
Se qualcuno…
Fantastico. Libero, liberato e liberante. Fa strada Lui, tu cammina e svegliati, segui il passo, tieni il tempo…
Pensare secondo me o secondo Dio? dove sta la vera novità? Dove la vita eterna perchè di qualità?
Perdere la vita per causa tua: così la ritrovo. Chissà quando il mio ministero, la mia vita, il mio essere cane da pastore con 3 greggi…potrà balbettare un incerto e meschino SI a questa prospettiva…

“Dammi tre parole..” – Omelia Domenica XXIa TO – A

Gesù provoca i discepoli nel vangelo: fa un’indagine chiedendo loro che aria tiri…la gente che dice? pensiamo ad oggi…tutti parlano di Dio, lo tirano dalla propria parte. Ma di chi parlano?
 Quante volte ci siamo sentiti dire da qualcuno che è credente e  migliore di noi anche se non viene a messa? 
Ma noi non veniamo qui perché siamo migliori… ma perché ne abbiamo bisogno. In che senso? 
La nostra vita, celebrando assieme la messa, si fa risposta: significa che la fede ci coinvolge e tocca in profondo quel che siamo: paure e bisogni, desideri e speranze. Qui noi ritroviamo forza e coraggio per riprendere la nostra vita ordinaria come ci ha chiesto Gesù stesso…sale e luce della terra, fate questo in memoria di me, annunciate il vangelo, perdonate, amate, siate onesti e leali, lasciatevi lavare i piedi, accorgetevi degli ultimi, costruite il mio regno…  
Gesù poi insiste e mette spalle al muro i dodici: e voi? Il termine secondo me più significativo del brano è proprio quel “ma…” l’avversativa. Quasi a marcare una differenza. Quelli che non frequentano o che non credono, gli indifferenti, quelli che vengono a messa natalepasqua o patrono, dicano pure quel che vogliono di me, sembra rassicurare Gesù: ma voi.. chi dite che io sia? voi che mi state seguendo, avete lasciato barche, lavoro e sicurezze…voi che, oggi, venite in chiesa e lo raccomandate ai nipoti o ai figli, che vi affaticate in parrocchia, vi dite credenti…praticanti…devoti e zelanti…chi sono? cioè…cosa conto per voi?
Gesù non cerca formule a memoria ma relazioni (io per te). Non vuole risposte preconfezionate ma riscontri: che cosa ti è successo, quando mi hai incontrato? Non si può credere solo per sentito dire o tradizione. La sua domanda assomiglia a quelle degli innamorati: quanto conto per te? Che importanza ho nella tua vita? Non ha bisogno della risposta di Pietro per avere informazioni o conferme, sapere se è più bravo degli altri maestri, ma per capire se Pietro è innamorato, se gli ha aperto il cuore. Cristo è vivo, solo se è vivo dentro di noi. La messa, dicevamo, ci aiuta a fare della nostra vita una risposta a Gesù: sono 3 almeno i passaggi che ogni domenica ci educano…alla fede viva in Lui:
—Dopo il vangelo diciamo “Lode a te o Cristo”…stiamo dando del tu a Cristo, il sacerdote proclama a nome Suo la Parola, e noi gli diciamo GRAZIE, lode per la Tua parola che per noi è senso, luce, forza, ci testimonia come la vita di Gesù possa ispirare la nostra, diventando stile, perché la nostra sia salvata da tutto quello che non le offre buona qualità.
—Dopo il Mistero della Fede rispondiamo “Tu ci hai redenti con la tua croce e risurrezione, salvaci o salvatore del mondo”. Tu Salvaci dall’egoismo, dall’orgoglio che chiude i cuori, dall’individualismo che erge muri e consolida distanze. Tu SALVACI, diciamo, facendo quello che ci hai chiesto di fare in tuo nome, fare della nostra vita un dono, farci pane e bontà, nutrimento reciproco nelle relazioni.
Agnello di Dio…abbi pietà di noi, dona a noi la pace: ancora diamo del Tu a Gesù, chiamandolo Agnello, riconoscendolo presente, vivo tra le mani del sacerdote, nell’ostia che ci sta mostrando e spezzando. Forse non ce ne siamo accorti della potenza di questo passaggio, delle frasi dette in automatico perché siamo sempre persi a darci la mano, spesso banalizzando quello scambio di pace.   
Grazie, salvaci, donaci pace: ecco 3 parole concrete con cui la liturgia, ad ogni santa messa, ci educa perché la nostra vita diventi risposta libera, liberata e liberante. Offriamo a Gesù questa nostra disponibilità.

Domenica XXIa T.O. – A

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

In Ascolto del Santo Vangelo secondo Matteo 16,13-20

Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Noi san Pietro ce lo immaginiamo come la pubblicità del caffè o le barzellette: li a fare il portinaio. In effetti è simpatica come immagine, le sue grosse mani callose da pescatore li a tenere un mazzo di chiavi d’orate e preziose…senza nemmeno un guanto bianco o un portamento adatto. Legare e sciogliere era considerato come criterio di discernimento per questioni morali, a cui riferirsi. Come pure sulla possibilità di interpretare correttamente la scrittura. In realtà, lo vedremo, è una facoltà riferita a tutta la chiesa, non solo a Pietro.
Interessante riflettere come poi questo incarico sia andato al pescatore, al passionale frettoloso, al traditore con la servetta attorno al fuoco mentre Gesù è processato… a chi non ha mai fatto una bella figura..nemmeno in mare, eppure… eppure è Lui a ricevere tale incarico. Non perchè bravo o meritevole. Solo, al limite, perchè disponibile. O forse perchè più di altri aveva bisogno di convertirsi… le chiavi sono sicuramente segno di potere: basti pensare a quante persone attorno a noi….sbavino per avere le chiavi…della chiesa, della canonica, dell’oratorio…da un senso di potere, confidenza, servizio, di feudo, di riconoscimento e distacco… quanta pazienza…
Questa scelta di Gesù ci aiuti a riconoscerlo per quello che è … tralasciamo la domanda…diretta e l’indagine sociologica del Cristo; ma ci aiuti anche a sentire la nostra vita della stessa pasta di Pietro.. ci aiuti infine a sciogliere tante cose in più che la nostra religiosità si è incapponita a credere rispetto all’unica buona notizia del vangelo di Gesù per noi.