“Io credo, risorgeròòòòòòò” – Omelia XXXIIa T.O. – C

07112016

La Risurrezione di Cristo è la nostra più grande certezza; è il tesoro più prezioso! Come non condividere con gli altri questo tesoro, questa certezza? Non è soltanto per noi, è per trasmetterla, per darla agli altri, condividerla con gli altri. È proprio la nostra testimonianza.
(Papa Francesco)

Tra poco diremo….che siamo….
“convocati qui nel giorno in cui Cristo ha vinto la morte e ci ha resi partecipi della sua vita immortale
che    i nostri defunti addormentati nella speranza della risurrezione
e che vogliamo che siano ammessi a contemplare la luce del Suo volto
Ma anche io….che Credo!...Aspetto la risurrezione dei morti, la vita del mondo che verrà amen
Ma noi?   vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro salvatore Gesù Cristo…
Ecco solo un assaggio dei molteplici riferimenti alla risurrezione e alla vita eterna che ogni domenica pronunciamo in modo forse a volte automatico e scontato… o con normali dubbi e speranze…
Eppure secondo un’inchiesta i cristiani oggi credono a tutto tranne che alla risurrezione….Sembra un taboo o una cosa troppo difficile, meglio lasciare stare… imbarazzo, silenzio, scetticismo…
Un giorno durante una confessione una ragazzina di 3a media che doveva ricevere la cresima…confessò che…non credeva alla risurrezione….. che lei credeva nella reincarnazione…e aveva letto perfino 3 libri sulla reincarnazione. Le ho chiesto quanti ne avesse letti sulla risurrezione ….nessuno! interessante… 
Anche noi forse siamo cosi… non sappiamo di cosa si tratta o ne abbiamo una idea vaga…. ma stiamo in qualche modo bene lo stesso…
Anche i preti hanno faticato…Guccini
“voi preti che vendete a tutti un’altra vita, se c’è come voi dite un Dio dell’infinito guardatevi nel cuore lo avete già tradito”…
Cosa resta in piedi del cristianesimo se togliamo la R?
Resta una buona e bella morale, ammirata da tutti, da non credenti e da persone di altra religione….un insieme di valori e di principi di comportamento per una bella convivenza civile..un galateo filantropico, ma anche qualcosa che ci fa agire da schiavi…
Cosa resta in piedi su Gesù se pensiamo che non sia risorto?
un bravo maestro, un guru, tipo Gandhi, uno che ha detto cose bellissime e vissuto in modo interessante….ma ormai un po’ fuori moda, un mito…certo… ma allora a che serve credere in un idolo morto? a che servono i sacramenti, la messa, la confessione? sono segni teatrali o potenza che riceviamo?
Cosa resta in piedi delle nostre visite al cimitero, delle tante lacrime per i nostri defunti, delle nostre fotografie ben incorniciate con la persona tanto amata…o con l’amico scomparso…
perchè se non c’è risurrezione non c’è nemmeno un posto dove poterli immaginare… e quindi, per essere onesti…bisognerebbe ammettere che non siano da nessuna parte… che siano davvero spariti e quindi non sia logico ricordarli…
Cosa resta in piedi della nostra speranza di fronte alla morte –sofferenza-dolore assurdo quando diciamo sconsolati che ora..il nonno….almeno ha finito di soffrire ed è con Gesù ..o in paradiso…al limite in cielo…. o..è diventato una stella…. o prega per noi… o..      .a volte non sappiamo come andarne più fuori per spiegare o comprendere…
Come viviamo la risurrezione? dovrebbero dircelo il nostro
-modo di vivere…sereno, affidato, sicuro….
-modo di considerare e percepire la morte…. una cosa…naturale…. che non significa “facile”…ma che fa parte della nostra realtà..che non possiamo escludere o ignorare o trattare sempre e solo con scaramanzia.
Non sto dicendo che devo essere certo felice di morire…ma neppure quel processo di rimozione …che viviamo oggi culturalmente…in basa a come vivo e come sento la morte capisco come sto percependo la risurrezione …e quanto sia distante… 
E’ il mio modo di vivere che fa trasparire il senso che do alla morte..ma anche a ciò che sento e credo esserci o meno dopo.
Eppure…cosa sappiamo della risurrezione e cosa viviamo di essa? 
Altrimenti, come all’inizio, diciamo solo parole vuote e meccaniche.
Quella che noi chiamiamo morte è solo la porta che ci farà abbandonare quella forma di vita fragile, ferita e provvisoria quindi in una parola UMANA che conduciamo in questo mondo prima di rientrare in quella di Dio..dove saremo rivestiti di un altro corpo..” incorruttibile, glorioso, pieno di forza spirituale” (1Cor 15, 42-43).
La nostra vita e l’amore speso ci donano una identità precisa, la nostra storia terrena fatta di relazioni, sentimenti ed esperienze. Tutto questo non andrà dimenticato (buddhismo e reincarnazioni). Il patrimonio di bene e amore vissuto, patito e goduto non andrà sprecato ma risorgerà, trovando cioè finalmente pienezza e compimento. La qualità di amore che abbiamo vissuto qui troverà il suo vertice e compimento. Ameremo e saremo amati in maniera perfetta e definitiva senza ostacoli spazio-temporali. Tutto ciò che qui e ora ci fa vivere umanamente “limitati” di là sarà assunto da Dio e portato a pienezza; vivremo in un modo più pieno e completo. Nemmeno riusciamo ad immaginarlo.
Sia come quantità che qualità!
Come quel bambino dal grembo della mamma in quei 9 mesi, non riesca nemmeno ad immaginare che il mondo in cui sarà chiamato a vivere non sia una pancia ma qualcosa di totalmente diverso e bello. Così il Signore ci aiuti a credere e sperare nella nostra vita terrena nell’attesa di quel ritorno alla casa del padre che ci ama.
Gesù è attaccato dai sadducei, classe borghese e praticante che…alla fine come noi…non crede molto alla risurrezione… l’obiezione loro è basata su un presupposto falso..che la vita futura sia la continuazione (migliorata) di questa vita presente. 
Gesù invece non predica un risveglio dal sepolcro per riprendere il vecchio corpo, la vecchia vita, le relazioni ecc. ecc
Una cosa così sarebbe assurda.. (per qualcuno anche una enorme sfortuna!!!) e crudele da parte di Dio.
La vita con Dio invece ci viene annunciata come condizione completamente nuova.
L’uomo pur mantenendo la propria identità una volta inserito nella vita con Dio diviene un essere diverso, immortale, simile agli angeli.
Ma come sarà questa vita con Dio?
Innanzitutto il pericolo di proiettare nell’aldilà ciò che di positivo noi sperimentiamo qui…ma moltiplicato all’infinito..gioie, piaceri.
Sono in molti a credere questo…un po’ come i farisei di allora… e allora se fai il bravo meriti quelle gioie altrimenti sono guai!
La risurrezione di cui parla Gesù è completamente diversa.
Per Lui l’uomo vive sulla terra una gestazione, si prepara ad una nuova nascita dopo la quale non ce ne saranno altre, perchè il mondo in cui entrerà sarà definitivo.
In esso non sarà presente nessuna forma di morte.
Capiamo che ci stiamo muovendo in un terreno delicato e misterioso e che lo possiamo fare solo accostandoci a queste realtà delicate eppure sublimi, solo con la fede credendo che…”quelle cose che occhio non vide, nè orecchio udì, ne mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano (1 Cor 2,9)
Perchè invece di indagare su ciò che non siamo in grado di capire.. non ci soffermiamo sulle certezze che la risurrezione di Cristo offre…
in particolare sul fatto che non esistono due vite, la presente e al futura ma un’unica vita che continua sotto due forme completamente diverse.
La morte (come annientamento della persona) non esiste, è stata vinta, distrutta dalla morte e risurrezione di Cristo.
Quella che noi chiamiamo morte è semplicemente l’abbandono della forma di vita (debole, fragile, passeggera) che conduciamo in questo mondo per essere accolti nel mondo di Dio.
Il corpo che si ammala, invecchia, si dissolve e rovina non viene introdotto nel mondo di Dio ma viene “rivestito di un altro corpo “incorruttibile, glorioso, pieno di forza, spirituale” (1Cor 15, 42-43)
La seconda certezza è che la risurrezione di Cristo ha fatto quindi cadere tute le barriere che separavano i vivi dai defunti. Un legame intimo e profondo unisce tutti.
E così, solo grazie a questo possiamo pensarci felici, chiedere loro di pregare per noi e desiderare di ricongiungerci un giorno con loro.
L’altra parte della risposta di Gesù ai sadducei è costituita dall’affermazione chiara della verità della risurrezione.
Non possiamo immaginare come sarà la vita con Dio ma la fede ci dà la certezza che, dopo la morte, l’uomo continua a vivere. Come immaginare infatti un Dio che crea gli uomini stabilisce alleanza con loro, li ama .e poi li lascia morire e li abbandona nel nulla?
Oggi abbiano volato un po’ in alto ma la speranza è quella di aver almeno gustato qualcosa o iniziato a desiderarlo.
Tutto quello che poi diremo sulla risurrezione cerchiamo almeno oggi di pronunciarlo con maggior fede e consapevolezza. Già questo desiderio sarà il segno più bello della speranza che è in noi di credere in un giorno talmente diverso da non avere domani.

XXXIIa Domenica T.O. – C

temaa16Michelangelo, Cappella Sistina, particolare del Giudizio Universale.

In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 20, 27-38
Gli si avvicinarono alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Per quanto la mia memoria sia buona non riesco a ricordare nulla di quanto stessi vivendo nella pancia di mamma.
E nemmeno sapevo cosa mi stesse per accadere, cioè venire al mondo, quel 24 agosto del 1975 a. C., vedere la luce, iniziare a vivere in modo diverso, inimmaginabile e completo, non immerso nell’acqua, al buio e raggomitolato su me stesso.
Nessuno ad oggi è in grado di immaginarsi cosa sarà di noi dopo la morte.
Possiamo balbettare qualcosa, al limite mettere un po’ d’ordine e rimuovere dati inutili e confusionari.
Ci aiuti questo vangelo: appare come una sfida. A pochi giorni dalle feste dei Santi e dalla commemorazione dei nostri defunti pare di venir costretti a permanere sull’argomento. Come se durante le due feste fossero sorti in noi o si fossero acuiti dubbi e domande e non potendo più evaderle fossimo chiamati dal vangelo ad inchiodarci lì. Oppure contro il rischio di rimettere via troppo presto il pacchetto “morte, cimitero e risurrezione, vita eterna”.. fossimo ancora costretti a sbatterci la faccia. I Sadducei sono una classe di ricchi: forse godendo bene della vita qui se ne fregano del futuro: infatti non credono nella risurrezione e nella vita dopo la morte.
Ma a quel tempo, dal punto di vista culturale, era indispensabile avere figli per poter sopravvivere. La propria discendenza quindi doveva essere garantita dalla legge del levirato, di cui parlano.. con l’esempio dei fratelli e moglie vari. Gesù ricorda loro che nell’aldilà non servirà più procreare per sentirsi vivi e sopravvivere perché la vita oltre sarà definitivamente segnata dall’immortalità. Ecco lo sfondo da cui nasce la provocazione.
Questo smantella il falso presupposto che la vita oltre la morte sia una semplice continuazione nelle stesse condizioni (piramidi, egiziani, salme imbalsamate assieme ad oggetti cari.. ).. Non avrebbe senso far morire per poi restituire vita e corpo come prima. No a proiezioni nell’aldilà di quel che viviamo qua.
Quella che noi chiamiamo morte è solo l’abbandono di quella forma di vita fragile, ferita e provvisoria che conduciamo in questo mondo prima di rientrare in quello di Dio..dove saremo rivestiti di un altro corpo..” incorruttibile, glorioso, pieno di forza spirituale” (1Cor 15, 42-43).
La nostra vita e l’amore speso ci donano una identità precisa, la nostra storia terrena fatta di relazioni, sentimenti ed esperienze. Tutto questo non andrà dimenticato (buddhismo e reincarnazioni). Il patrimonio di bene e amore vissuto, patito e goduto non andrà sprecato ma risorgerà, trovando cioè finalmente pienezza e compimento. La qualità di amore che abbiamo vissuto qui troverà il suo vertice e compimento. Ameremo e saremo amati in maniera perfetta e definitiva senza ostacoli spazio-temporali. Tutto ciò che qui e ora ci fa vivere umanamente “limitati” di là sarà assunto da Dio e portato a pienezza… vivremo in un modo inimmaginabilmente più pieno e completo. Sia come quantità che qualità!
Come quel bambino che non riesca nemmeno ad immaginare che il mondo in cui sarà sbattuto non sia una pancia ma..
Il titolo della goccia è anche titolo di un libro interessante..

“La Scala: considerazioni evangeliche applicate ” – Omelia XXXIa T.O. – C

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A cosa serve una scala? Salire o scendere? A tutto e due, dipende, certo.
Qui, in una scala, c’è tutto il vangelo: lo SCENDERE.. Pensiamo a GESU’.
Tu scendi dalle stelle canteremo tra qualche settimana a ricordarci che per noi la fede inizia credendo in un re da mangiatoia anonima, in un Dio che si è fatto uomo per farci come lui, divini! In un Padre che ha lasciato andare il Figlio, scendendo dal tempo e dalle nuvole per camminare al nostro fianco giorno per giorno, che è sceso nel fiume Giordano in fila coi peccatori per esserci solidali nel battesimo, che scendeva dalla barca dove predicava per incontrare le persone li dov’erano, che scendeva per terra a scrivere per non condannare l’adultera, guardandola dal basso, più in basso di lei.. che scese a lavare i piedi ai dodici, durante l’ultima cena, per testimoniare loro la scelta del servizio e di una vita che è scendere dai primi posti, dai privilegi, dal carro dei vincitori e dei meriti, dagli scranni santi e devoti per farsi servo e fratello.. a partire dal qui e ora e dal così come sei di chiunque.
ZACCHEO scende di corsa, perché così gli ha chiesto Gesù, che tanto lo aveva incuriosito, scende dal suo ruolo di potere, dalla sua cieca avidità, scende e si fa ancora più piccolo e fragile. Scende perché per la prima volta in vita sua è stato guardato con amore e non giudicato, accusato e giustamente criticato, perché guardato per quello che era, una persona bisognosa, infelice e confusa e non per quello che faceva, rubare. Scende perché deve accogliere Gesù in casa sua, tra i mormorii della folla delusa.. perchè forse speravano andasse a casa loro, che se lo meritavano, no?
E NOI? Da dove dobbiamo scendere? Dai nostri troni di successi, esperienze e meriti, scendere da qualche idea sbagliata che ci siamo fatti su di noi o sugli altri, scendere almeno ogni tanto dalla nostra superbia, dall’orgoglio, dall’autosufficienza, scendere dai ponti di indifferenza e superficialità sul quale siamo sospesi, scendere da paure e compromessi con noi stessi in cui siamo rattrappiti, scendere dalle nostre fragili sicurezze su Dio, chiesa fede preti tradizioni abitudini e parrocchia.. scendere dalla preoccupazione delle canoniche vuote piuttosto che quella per i luoghi di lavoro vuoti di cristiani credibili e riconoscibili.
Come CHIESA sarebbe ora che scendessimo da tante connivenze politiche, da tanti titoli altisonanti e antievangelici, da tante apparenze e visibilità civili, ma anche da tanti ambiti in cui confondiamo il sociale col pastorale, il volontariato con il servizio, il museo con la missione, barattando la fede con la religiosità, la carità cristiana con la filantropia, il regno di Dio da costruire con lo stare bene assieme, la superstizione vuota con la speranza nella risurrezione.
Ma questa scala serve anche a SALIRE, GESU’ sale.. sale eccome: sale a Gerusalemme perché è li il centro del potere religioso che vuole smentire, sale sul Tabor a pregare il Padre nei momenti di difficoltà e scelta delicata a ricordarci che anche noi possiamo farlo, se lo faceva Lui, sale sulle barche per andarsene quando volevano farlo re, non avendo capito chi fosse davvero e come volesse regnare, o per lasciarli lì soli quando capiva che lo cercavano per mangiare e non per ricevere l’annuncio inedito di un Padre di misericordia. Sale sul monte delle Beatitudini per ricordarci che la carta di identità di ogni cristiano non è quanto sono bravo ma quanto posso essere beato.
Sale sulla croce, e non ne scende, perché vuole essere solo fedele al proprio progetto di amarci ad oltranza e nonostante tutto e perchè se fosse sceso, qualcuno sarebbe stato sconfitto e lui non voleva sconfiggere nessuno, ma salvare tutti. Sale sulla croce per insegnarci ad amare per primi, a non pensare sempre e solo a noi stessi, per dire prima te, non io o noi, sale per testimoniare a ciascuno di noi che a lui non gliene frega niente di chi siamo.. di cosa abbiamo o meno fatto perché “oggi sarai con me in paradiso”. Sale, cioè ascende al cielo, per restare con noi come sacramento reale e per vedere come ce la caviamo, trattandoci da adulti, come il migliore degli educatori..
Anche ZACCHEO sale.. su un sicomoro, un grosso albero che lo aiuta a superare il suo limite fisico, della bassa statura e un limite direi quasi sociale, della folla.. sale perché è curioso e carico di speranza, sale perché ha bisogno ed è in ricerca, in cammino, e si fida e si fa anche quella brutta figura, lui, il più ricco e strafottente dei capi dei pubblicani che si arrampica su un albero..
Anche la CHIESA sarebbe ora salisse.. a bordo del vangelo da conoscere, della riconciliazione da vivere seriamente, del servizio che unisce e non divide, dell’essenziale da scegliere, salisse a bordo dell’ultimo carro della fila, tra gli ultimi, su un sogno di chiesa da costruire insieme non da conservare divisi.
Anche NOI siamo chiamati a salire.. a trovare sicomori di vita attorno a noi: tutto può essere sicomoro, cioè luogo in cui ri/salire per vedere meglio Gesù e lasciarci raggiungere da Lui. Perché come spesso accade nella fede, più cerchiamo più ad un certo punto scopri che in realtà era già Lui a cercare te e ad aspettarti..
ogni esperienza, incontro, libro letto o persona accolta, ogni tramonto che ci incanta, ogni colore dell’autunno che ci ammansisce, ogni instancabile onda del mare che, imperterrita, torna ancora lì, ogni lacrima di commozione o impotenza di cui non ci vergogniamo, ogni parola nuova che impariamo, attenzione in più di delicatezza, premura e accoglienza che abbiamo, ogni volta che impariamo ad indignarci, a prenderci a cuore, a non dire me ne frego e tanto non cambia niente.. ogni volta che scegliamo il silenzio e la lode e non la chiacchiera maledetta, l’impegno responsabile alla lamentela sistematica, sono tutti sicomori, tutti gradini per uscire da noi e salire verso di Lui. Salire fuori dalla preoccupazione per la mancanza di preti piuttosto che quella di laici seri e corresponsabili ..e non clericalizzati!
Il vangelo, il volto di Gesù, di Zaccheo, della chiesa e nostro è tutto in questa scala. Salire o scendere.
Chiediamo al Signore che ci dia gambe agili, cuori accesi e sguardo attento per imparare la ginnastica di una nuova vita cristiana attenta e scaltra come Zaccheo che sale curioso e spaventato, e scende felice e deciso a cambiare la propria vita.
Che questa salvezza entri anche nelle nostre case: ci trovi accoglienti e disponibili a fare delle nostre stesse vite un sicomoro, utile per salire verso lo sguardo nuovo di Cristo su ciascuno di noi e per scendere così verso il volto dell’altro.