Domenica XX T.O. – B

(Tempo di lettura previsto: 6 minuti)

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In ascolto del Santo Vangelo secondo San Giovanni 6,41-51
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
In eterno. Cioè oggi. Dio non sta in cielo a farsi gli affari suoi. Ci ha raggiunti definitivamente nel suo figlio Gesù. Tremendamente concreto, quasi.. ”splatter”: carne e sangue. Nutrimento.
Vita eterna: una cosa è eterna quando è di buona qualità. Cioè sa ad esempio.. durare una vita, andare oltre l’uso e il consumo. Superare tante prove.
Non avete in voi la vita? Quando torno dall’aver ricevuto la comunione.. potrei iniziare a chiedermi che “vita” ho ricevuto: pace? serenità? forza? mitezza o lucidità, convinzione a decidere o desiderare qualcosa? coraggio, conforto, sollievo? Sarebbe davvero interessante iniziare a dare polpa, “carne” appunto a queste parole di Gesù.
Cosa mi dona? Cosa desidero? Lasciamo stare la salute.. che ci sta venendo a fare in me, il buon Gesù? A nutrire quale desiderio o bisogno, ad annunciarmi cosa?

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Donati un po’ di tempo PER TE STESSO, per fare silenzio, per staccare, per lasciarti raggiungere Una buona volta, senza scuse.. per la bellezza, per “gli ultimi”, per DIO.. un abbraccio e.. prega per me!
Grazie, don mt

barca1x

Domenica XVIIIa T.O. – B

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

280715

https://www.youtube.com/watch?v=jyL5pCtPr8w

In ascolto del Santo Vangelo secondo San Giovanni 6, 24-35
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!

Lasciamolo stare, sto Dio..
Quante volte lo nominiamo invano, come avrebbe detto De Andrè ne “Il testamento di Tito”.
Invano cioè per cose inutili, troppo nostre, per miracoli che vogliamo Lui ci faccia pur di evitarci di accettare o ripartire; quando vogliamo la realtà a modo nostro e Lui come capro espiatorio dei nostri perché! Invano non è solo la bestemmia, ma tutte le volte che ci riempiamo la bocca di Dio, ne parliamo pro o contro con troppa confidenza o sicurezza e facciamo i gargarismi spirituali dimenticando il buon Gesù mentre ci sibila “.. non chi dice SIGNORE, SIGNORE!!!”
Cosa dobbiamo FARE chiedono le folle devote…vogliono fare le opere di Dio (audaci e sfacciati quanto basta!) E Lui risponde che la prima cosa da fare é Credere in Colui che Dio ha mandato e col quale sono in relazione: il figlio Gesù.
Credere in Lui è fare la volontà di Dio.
Come a dire.. Lasciate stare Lui, dice Gesù.. prendetevela con me,
Conoscete me, frequentate me, ascoltate me, imitate me, lasciatevi provocare da me, imparate da me, stupitevi di me, indignatevi e innamoratevi di me e di quel che dico e faccio.. lasciatelo stare Dio.. spesso trattato come una questione, un caso, un dovere, un idolo, un capro espiatorio o un mago..
Mai come oggi Dio viene dimenticato o ignorato con indifferenza.. il cancro più duro da estirpare.. ma forse un’onesto por aglio di luce e curiosità può nascere (scalfire) Oslo dalla figura del Cristo.
Son qua io! Sembra dire oggi a noi come a quelle folle furbastre è un po’ meschine..
Allora andrà tutto a posto. Diventerò per voi come pane cioè cibo, nutrimento, sostegno, forza, sostanza..
Vi farò diventare pane, buoni e utili, semplici, poveri, immediati.. come il pane!
Sarete come il pane.. come Lui.
Sembra così semplice che abbiamo sempre bisogno di complicare le cose..

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Domenica XVIIa T.O. – B

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

210715

In ascolto del Santo Vangelo secondo San Giovanni 6,1-15
Dopo questi fatti, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

 

Andrea: che bello! Di lui si sa poco, ma il passaggio del Vangelo di questa domenica vale il prezzo del biglietto. Era lì presente, sente quel che succede.. le migliaia di persone, la stanchezza, l’ora del giorno, Gesù e la sua domanda fetente, il suo probabile sguardo sornione verso i discepoli, il sorriso audace sotto i baffi.. l’attesa imbarazzata: poi parte il buon Filippo: come biasimarlo? Forse teneva la cassa (prima di Giuda), sapeva quanto avevano o che ne so. Insomma é realista e concreto; dove andiamo a farci male, Gesù bello? Beccato, caduto nella trappola, messo alle corde.. Alzi la mano chi non avrebbe detto almeno altrettanto. Il suo é un modo adulto di affrontare la cosa, direi tecnico: come quelli che da noi appena vedono due fiocchi di neve subito sbuffano dicendo permalosi “lascia che venga in montagna la neve, non qui da noi che disturba…”. Avete presente?

Poi salta fuori Andrea: audace eppure innocente, altrettanto sornione come Gesù e concreto come Filippo.. ma il suo sguardo.. è questo a fare la differenza: come se fosse a metà tra la concretezza indispensabile e la fede in Gesù.. Quasi a dire “le cose starebbero così, ma vuoi proprio dirci che é tutto qua?” Come fosse sornione ed ironico altrettanto Gesù nel provocarlo un po’, quasi volesse fargli capire.. che ha capito o almeno sospetta qualcosa.
Forse la fede inizia così: realismo concreto di quel che stai vivendo.. e la certezza che qualcosa possa, stia o starà per accadere. Una percezione di fiducia e abbandono, la sensazione che non sia tutto qui, che questo tal concreto non sia definitivo, che si possa sperare altro, che ci sia un orizzonte più ampio in cui collocarsi, l’insperata ed inaudita sensazione che.. quel che stai vivendo non sia un bilancio magari negativo o che ti lascia spalle al muro, da solo, impotente, deciso..
Andrea ed il suo sguardo ci insegnino a guardare la nostra realtà con fede. A sentire che qualcosa di nuovo può sempre accadere e non sei solo. A volte il realismo per quanto concreto ed inevitabile.. non ci basta e ci soffoca, facendoci abbassare la testa rassegnati.
Spesso non sappiamo cosa farcene del realismo, la conosciamo magari fine troppo bene la nostra realtà.. allora abbiamo bisogno di “buona notizia”..
Lo sguardo di Andrea é quello dell’innamorato, che sa vedere la persona amata per quella che è eppure percependola ben più di quanti possano vedere.
Uno sguardo speciale, di fiducia e amore, di abbandono e provvidenza, di attesa e speranza, come di chi sa aspettare, affidando a Chi di dovere quel che stai vivendo con la sfrontatezza di osare sperare che qualcosa arriverà.. basta aspettare o al limite.. farGli posto accanto a noi, fosse anche solo per appoggiarGli la testa alla spalla regolando il respiro sul Suo..
Andrea, me lo sento, quando inizia a nevicare, sorride felice!

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