XXVIIa T.O. 2019 – C

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Tempo di lettura previsto: 5 minuti

In ascolto del Santo Vangelo secondo Luca 17, 5-10

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.

Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Ammettiamolo: dopo i primi versetti ti verrebbe da mandarlo ‘remengo e buttar via il vangelo sbuffando “Si, ciao!”. Lo avete mai tenuto in mano un granello di senape? appunto, dai, su…

E poi si gioca il carico: servi inutili. Credo sia molto interessante, come sempre, contestualizzare l’odierna pericope: qualche versetto precedente infatti agli apostoli Gesù aveva parlato di scandali e macine al collo. Quindi ci sta che riprendendo il discorso abbia fatto loro questo paradosso con l’iperbole della montagna. Innanzitutto è bello vedere che i destinatari sono gli apostoli, non i primi che passavano di lì per caso, ma quelli scelti in persona di Gesù. Quasi a dire…non è scontato aver o non aver fede. Se perfino gli apostoli vacillano siamo tutti sulla stessa barca, non ci sono addetti ai lavori e gente di serie B autorizzata a credere meno o peggio. Credo che comunque sia questione di qualità. Perché di quantità è proprio poca roba. Non si tratta di avere tanta o poca fede ma di affidarsi. Vuole dire ai discepoli che nulla è impossibile a chi crede, anche se si tratta di una fede semplice, piccola, apparentemente insignificante come quel granello, eppure dotata di una forza straordinaria. Qualità di fede significa capacità di affidarsi senza riserve a Lui, così da permettergli di fare più di quel che noi vorremmo o sapremmo, esempio perdonare ad oltranza.

Inutili non vuol dire qualcosa di cattivo, oggi che per fortuna sta finalmente prendendo piede una nuova e indispensabile cultura del riciclo..tutto è utile. Ma è una bella sberla per non avanzare diritti o pretendere riconoscimenti davanti a Dio. Non ci deve battere le mani, ringraziare o premiare. Se così sotto sotto pensassimo, stiamo adorando una parte, ferita, di noi…ed è meglio lasciarla andare….

Resta comunque una frase del vangelo a me molto cara e scomoda ma incredibilmente liberante… se hai la coscienza a posto e la passione giusta…arrivare a dirla mette pace.

Provare per credere….

Ogni tanto mi sento come una hostess.. Omelia XXVIa to C-2019

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Come deve essere frustrante…fare l’hostess in aereo. perché?

1-dici delle cose molto importanti, anzi direi forse decisive per la vita di tutti (cosa fare in caso di emergenza…come mettere il respiratore e aiutare i bambini, dove sono le uscite di emergenza, come indossare il giubbotto di salvataggio,,)

2-eppure nessuno ti bada…indifferenti, indaffarati alle proprie cose (chi deve sistemarsi il sedile o il cuscino attorno al collo, leggere la rivista della compagnia, mandare ultimi sms, togliersi le scarpe…)

3-la si guarda con sufficienza, pena, sopportazione… dai di le tue cose che poi ce ne andiamo…non ci riguardano, sono importanti si ma poi .. chissà..tanto voleremo lo stesso…

Io a volte mi sento come una hostess: celebrando messa dico delle cose importanti ma… la gente spesso non ascolta … oppure nemmeno io son poi così convinto…

  E’ quello che accade anche nel vangelo, sapete? Vengono dette cose importanti per salvarsi ma non vengono ascoltate. Il ricco chiede ad Abramo che faccia avvisare i proprio fratelli..li ammonisca severamente! hanno Mosè e i profeti, no, non basta, manda Lazzaro! no, non serve! Si arrangino, capiranno…

 – A noi è mai capitato? non voler ascoltare un consiglio o una critica, facendo finta di niente perché sentivi che avevano ragione.

-Come cristiani oggi ci riguarda? proviamo a pensare, scusate, con un po’ di onestà: ogni domenica diciamo o sentiamo dire per tutti noi delle frasi maestose e potenti, che vorrebbero avere a che fare con la nostra salvezza cioè la qualità della nostra vita. Ad es.

(…)              Ma che effetto fanno in noi? siamo come in aereo, spesso ammettiamolo! ci sediamo sui banchi e mettiamo il pilota automatico, presi nei nostri pensieri, a piegare bene il foglietto, a guardarci i vestiti o dire le preghiere…o come me tra 3 chiese, perché magari dirai 4/5 messe in 24 ore e…chi c’è, che succede… 

Siamo così diversi dai fratelli del ricco? No, proviamo a capire!  Questa parabola non parla bene né male del ricco o del povero, non dobbiamo fraintenderla. Non dice che il ricco è disonesto o ladro. Viveva bene e spendeva del suo, più o meno come tutti noi. Era così avaro? perché allora il povero se ne stava sempre lì? E questo perché passava le giornate a mendicare? non poteva andare a lavorare?  Capite il messaggio va oltre la nostra cultura del merito e del castigo, non c’è un giudizio morale sul ricco e il povero. Ma non c’è neppure una distinzione tra ricchi generosi o avari. L’autore sembra annunciare che il ricco per quanto buono va condannato perché non condivide o meglio non si lascia mettere in discussione, non si accorge dell’altro e non cambia la propria vita. 

 La risposta di Abramo alla richiesta persuasiva dei miracoli richiesti dal ricco è ferma e chiara: l’unica forza capace di staccare il cuore del ricco dai beni è la parola di Dio. Solo il vangelo ha la forza se accolto con fede e non come in aereo, di convertirci, cioè di dare qualità diversa alle nostre esistenze. Chi non si lascia scalfire (Mosè e i profeti significa tutta la Sacra Scrittura e poi la risurrezione di Gesù..) resta impermeabile e refrattario a qualsiasi argomentazione…continuando magari a coltivare le proprie idee insulse, sbagliate ed inutili su un dio lontano, che castiga, abbandona…da tener buono coi nostri meriti e devozioni.

La vita invece cambia quando passi da spettatore (come in aereo o in chiesa) a protagonista, cioè quando almeno desideri iniziare a celebrare e vivere quel che senti dire da anni. Ed è bellissimo sapere che la liturgia non si stanca di continuare ad annunciare la nostra salvezza possibile, la redenzione, la conversione facendoci ripetere queste frasi ogni domenica, ad ogni messa per raggiungerci attraverso un volto di misericordia del Padre, la risurrezione del Figlio Gesù e la forza dello Spirito. Il volto del pastore che cerca la pecora smarrita e fa festa, del padre misericordioso che accoglie il figlio, del messia che sta coi peccatori e i pubblicani. Quante volte qualcuno tenta di dimostrarmi che crede a modo suo…senza bisogno di messa. Ma come fai, mi chiedo allora, ad ascoltare delle pagine così belle e liberanti del vangelo, come fai a continuare a credere nel dio che a poco a poco ragiona come te e ha i tuoi stessi criteri di colpa e merito…ma non è certo il dio di Gesù Cristo, ma quello che ti sei costruito nella tua testa e non hai voglia di riconoscere come inutile, perché sei solo un ateo devoto…sarai anche religioso ma non sei cristiano, cioè di Cristo! Presumi di conoscere già Dio vivendo di rendita, non ascoltando quel che Lui dice di sé per noi!

Chiediamo al Signore, allora umiltà e pazienza perché ripetendo non come in aereo le parole della fede e della speranza, la nostra vita inizi a cambiare accogliendo la buona notizia del Padre per noi.

Fatti furbo… Omelia XXVa t.o. C-2019

 

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    Sono in un appartamento e la coppia giovane è entusiasta del rapporto coi vicini: cenano assieme ogni tanto in corridoio, si aiutano con il giardino, controllano i bambini assieme ecc. un po’ come la bella iniziativa del controllo del vicinato. Ma penso anche ad un’altra coppia che quando sono andato per benedire la casa aveva fatto presente la cosa agli altri condomini…o avevano organizzato un rosario per chi volesse… scegliere una qualità di rapporti diversi, fare il primo passo, dare un segnale. Bello. Aiuta ad abbassare la guardia e forse a vivere meglio.

1-La “buona notizia” che potremmo distillare da questo vangelo un po’ bizzarro è l’invito di Gesù a farsi degli amici… cioè potremmo dire a salvare i rapporti, custodire le relazioni, investire in qualità con le persone, qualità di tempo condiviso, di bene e solidarietà, amicizia fraterna, stima e fiducia solidale.  Dicevo che questo vangelo è un po’ bizzarro, non ce lo aspetteremmo un Gesù che loda l’amministratore disonesto, la scaltrezza, si sa, è sempre ai danni di qualcun altro. Infatti questo fa lo splendido dimezzando debiti, olio, grano, ma ancora imbrogliando il suo padrone, a spese sue… e Gesù lo loda. Quella frase poi che i figli del mondo son più furbi di quelli della luce… interpretatela come volete ma senza offendervi!!

2- Questa buona notizia, cosa mette in discussione di me, del mio mondo, mentalità e credo? perché dovrebbe essere buona..

E’ l’invito a fare attenzione a quanto spesso i beni, un uso scorretto e idolatrico della ricchezza possa guastare le relazioni, facendocene perdere di vista l’importanza. Non servono esempi di famiglie, relazioni tra genitori e figli, fratelli o sorelle devastate dai schei, dal metro di terra, dal confine, dall’eredità, 

si tratta di non perdere il lume della ragione e il senso della misura ma soprattutto il valore delle relazioni del bene condiviso a spese della smania ad accaparrare, approfittare, avere, possedere, ammucchiare con l’idea che … illusione di riempirsi che non basta mai…così accumulo ricchezza e avere diventano idoli, e noi loro schiavi…in balia- Ecco su cosa il vangelo ci chiede di vigilare.

“Diventare, non avere. Caino è il primo uomo ad avere un fratello ed è il primo uomo a non diventare fratello. Diventare fratelli significa accogliere chi non hai scelto.” (A. Wénin)

3-Allora ringraziamo il Signore Gesù per questa provocazione, scontata forse, eppure così necessaria: ci permetta di verificarci e fare chiarezza in noi, nelle motivazioni al nostro agire, al nostro impegno a custodire e proteggere le nostre relazioni, non solo in famiglia ma anche gli uni per gli altri…in primis direi anche nelle nostre comunità, non certo immuni da questi virus…

chi è fedele nel poco sarà fedele nel molto è davvero un aspetto fondamentale per assumersi fin da subito la propria responsabilità. Per diventare, direbbe Gandhi, quel cambiamento che avremmo la tendenza a pretendere sempre e solo dagli altri, dai politici agli imprenditori al papa ecc. che in proporzioni diverse comunque hanno la nostra stessa responsabilità. Chi ruba in parlamento e chi ruba in sagra, chi è onesto nel proprio ufficio e chi lo è in contesti con maggiori possibilità. E’ davvero un grande principio molto scomodo con cui ripartire da sé stessi. Oppure pensate a chi sceglie di comportarsi in un certo modo solo perché ci son le telecamere, le maestre a scuola o in fabbrica…la differenza tra pubblico e privato. Vivo così perché mi controllano.

4-Aiutaci Signore ad avere l’umiltà di metterci in discussione e sostienici ad essere scaltri secondo la tua volontà, per investire in rapporti di qualità, il primo e più necessario innanzitutto è quello con te, che ci rende figli amati e preziosi ai tuoi occhi e quindi fratelli e sorelle gli uni per gli altri, nel tuo nome.