IVa Domenica di Avvento – C

(Tempo di lettura previsto: 6 minuti)

 

La+Visitazione+della+Madre+di+Dio+icona+libanese

 
“Non c’è sciocchezza a cui l’uomo moderno non sia capace di credere, pur di evitare di credere in Cristo.”
(Nicolás Gómez Dávila, Tra poche parole, 1977/92)

 

In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 1,39-45
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

 

Questa icona è magnifica: dice bene, quasi plasticamente, il succo di questa pagina. Non siamo certo di fronte ad un rendiconto di cronaca quanto ad una delicata catechesi. Le due donne parlano con le citazioni dell’antico testamento.. e Luca probabilmente ci vuole attraverso queste immagini e il testo che produce.. scaldarci il cuore verso questo Natale.
La fretta di Maria è la bella urgenza del mettersi a servire, del far traboccare quel di cui ci siamo riempiti.. un po’ come farsi voce.. di chi ti ha cambiato la vita.
Belli questi due corpi che si stanno facendo dilatare dal bambino – buona notizia.
Penso ad una donna incinta. Il suo corpo (le sue energie, risorse, tempi, forze, attenzioni, premure, desideri..) si modellano a poco a poco sempre più attorno a quel che porta dentro.. la vita della mamma inizia a “dipendere” dal contenuto. Lei viene plasmata.. dal frutto nel grembo.
Ecco cosa significa essere cristiani. Che da dentro.. la nostra vita, accogliendo la Buona Notizia di Cristo.. ti senti trasformare.. dilatare, riempire.
Tutto il resto è optional. La chiesa nasce da qui..
Tutte le volte che faccio la comunione, che ascolto davvero il Vangelo, che soffro per l’unità o la collaborazione della mia parrocchia, che patisco scandali per la divisione, che desidero fare bene e vivere meglio il mio servizio.. che fatico ad annunciare che la mia vita è così nei luoghi di lavoro, con miei amici o non in parrocchia.. non ha senso essere cristiani in parrocchia (magari in modo non edificante..) se non lo siamo da missionari (cosa se no?) nella vita ordinaria dei nostri stili di vita.. dalla strada alla palestra al bar allo spogliatoio al pianerottolo a..
Non dimentichiamo il festeggiato a spese delle “feste”.. per quanto.. ”buone”.

IIIa Domenica di Avvento – B

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

 

081215

“(..) la felicità è reale solo quando è condivisa.”
(Into the Wild, Sean Penn – 2007)

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In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 3, 10-18
Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

 

Che cosa dobbiamo fare?
Spesso ce lo chiediamo, in ansia da prestazione, aspettando rassicuranti ricette piuttosto che responsabilizzanti ingredienti.
La risposta del Battista mi pare suggestiva..  fate quel che state facendo ma.. meglio, bene.. in modo onesto, giusto, sano, sorridente, con fede.
Giovanni riconosce alcuni “vizi” in quelle professioni e chiede loro di correggerli.
Fare bene il bene.
L’appello iniziale è poi al condividere.
Saremo in grado, proseguendo questo nostro Avvento, di lasciarci raggiungere dalla misericordia di Dio Padre, aprire le porte più difficili, quelle del nostro cuore e della nostra (santa) coscienza.. e provare a condividere quello che siamo? Tuniche, cibo.. tempo, spazio, energie, risorse?
Lasciamo andare la paglia, in noi e attorno a noi.. perché in realtà non sfama ne scalda..

Buona continuazione..

 

IIa Domenica di Avvento – B

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

011215

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In Ascolto del Vangelo secondo San Luca, 3, 1-6
Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

 

Ripenso a quando, al liceo, non avevo voglia di ripetere “a voce alta”. Pareva sufficiente ripetere “a mente”.
Ma in realtà lo sapevi che solo chiudendo quel maledetto libro e ripentendo “a voce alta..” avresti capito che in realtà, non avevi ancora capito nulla..
Solo ripentendo così.. avresti capito davvero se le cose le sapevi o immaginavi di saperle.
Dare voce ai senza diritti, dare voce a chi non ne ha, essere portavoce, fare la voce grossa, alzare la voce, farsi voce, essere la voce di..
Il Battista si fa voce. La Parola sta arrivando, ma le serve una voce, umana, concreta, ordinaria.. anche poco impostata e senza dizione..
Il contenuto lo mette Lui, noi gli diamo voce; ricordiamo quando ci assicurerà ne di preparare prima la nostra “difesa in tribunale”
ne di spaventarci perchè non sappiamo che dire.. perchè lo Spirito Santo parlerà per noi?
Bello. Essere cristiani significa, questa domenica, riconoscere che siamo chiamati a farci voce. Anche nei deserti delle nostre fabbriche, classi o famiglie.
Non hai nulla da dirgli? Pensi che la tua vita stia dicendo anche troppo o non credi che tocchi a te? I contenuti li mette Lui. Coltiviamo il desiderio di essergli solo voce. Di fare la Sua volontà fidandoci che sarà Lui a parlare in noi, se gli daremo voce. Se no saremo condannati al silenzio, al mutismo, all’analfabetismo emotivo e spirituale.. sappiamo di essere cristiani nella misura in cui sappiamo farci voce. Se no è come quando ci interrogavano a scuola.
Per incoraggiare quel collega nuovo, per riprendere quell’amico che non sta vivendo da protagonista, per sostenere quel conoscente che si sta buttando via e non si decide a volersi bene, per correggere quel vicino che bestemmia di continuo, per riprendere chi sta chiacchierando per niente senza senso.. per intervenire in una conversazione e dire “non sono d’accordo.. mi interessa.. non è così.. l’ho visto, lo sento, lo so..”.
Come pure per confermare un gesto bello visto, per ringraziare di una testimonianza ricevuta, per rinforzare una posizione presa da qualcuno, per lodare, gratificare, riconoscere.
Nel bene o nel meglio.. farsi voce diventa uno strumento bellissimo di annuncio, di un volto misericordioso e di un Natale profondo e diverso.
Vie, strade, monti, colli, sentieri.. diventiamo i navigatori satellitari del senso, del gusto, di quella verità che sta venendoci incontro.
Sapremo guidare e sostare con chi è accanto a noi, facendoci voce di Chi abbiamo già ascoltato e ci ha toccato la vita?