W l’ AMERICA….Omelia Domenica VIa t.o. -anno C, 2025 durante Cristo.

Dal Vangelo secondo Luca 6, 17.20-26

Sapete dove vorrei essere? Questa domenica vorrei essere in America e partecipare a una delle funzioni religiose cristiane, evangeliche ma non cattoliche, cui decine di milioni di americani parteciperanno devotamente, riempiendo palazzetti e chiese. 


Vorrei capire come i miei colleghi commenteranno questo pazzesco Vangelo in cui si dice beati i poveri, voi che avete fame, che piangete e siete commiserati, insultati e odiati. Non credo coincidano le letture della domenica ma insomma vorrei sapere come se la caveranno.


  L’America è sempre l’America, dai! i jeans, il rock e il rap, i film, Fonzie, gli occhiali scuri, la coca cola, i fast food e i cereali a colazione, le moto Harley, i Cow boy e la beat generation


tutte cose che sono state imitate e poi sono arrivate anche qui da noi…perché in America sono avanti e quindi non ci resta che aspettare pazienti, sospirando… nell’attesa.


  Fa impressione l’idea di Trump di istituire alla Casa Bianca un ufficio della fede, in cui si è fatto immortalare tipo “Ultima Cena” assieme ad almeno una trentina di pastori e telepredicatori con decine di milioni di seguaci nelle chiese e on line…che pregavano con lui imponendogli le mani, convinti paladini di quella che è stata definita una teologia della prosperità, una fede cristiana un po’.. distante dalle beatitudini, diciamo così, ma di incredibile successo! Korea, India, Nigeria, America latina, soprattutto i più poveri…


Il nucleo di questa «teologia» è la convinzione che Dio vuole che i suoi fedeli abbiano una vita prospera, e cioè che siano ricchi dal punto di vista economico, sani da quello fisico e individualmente felici. Questo approccio trasforma le promesse di Dio in una sorta di contratto vincolante, in cui il credente assume una posizione dominante rispetto a un Dio che diventa un “fattorino cosmico” al servizio dei desideri umani…così cita Avvenire…


Non è questo il luogo ma mi chiedo: tra vent’anni questa mentalità e questa sensibilità arriveranno come una moda anche qui da noi?L’idea di una fede potente, efficace, forte, che riempie chiese e palazzetti, cui tutti danno ragione, cui ci si deve sottomettere, perché ha Dio dalla propria parte… e ti risolve la vita, pensiero positivo, realizzazione di sé, sii il tuo miracolo ecc.


Non mancano anche tra noi cattolici sintomi di questa sensibilità: nostalgie rancorose di bei tempi andati ma imminenti in cui si che si era tanti ecc. e il Papa è comunista e non ci son più i preti e ci manca il latino, le chiese son vuote, e la morale, il sesso, la divina volontà, la purezza e i meriti, i nostri valori e le nostre tradizioni…e per fortuna il sangue sulla statua della madonna era della mistica


 Dove è finito Gesù Cristo? E sopratutto la novità del suo vangelo, spesso così sociale, solidale a partire dagli ultimi e dal realismo della nostra umanità fragile e peccatrice, della scelta di una povertà di mezzi e strumenti. Ma dove finisce, soprattuto quanto Paolo magistralmente rinfaccia ai Corinti nella 2a lettura: 


quanti di noi (e quanto…) credono nella risurrezione?


Se Cristo non è risorto vana è la fede: la chiesa resta una onlus, i nostri oratori dei centri aggregativi da affittare e le tante attività pastorali semplici aggregazioni, le devozioni un lexotan spirituale e il dirsi credenti solo fare riti atei da compiere per tradizione e perché bisogna, da clienti del sacro, dio un orpello scaramantico alla mia vita… A volte temo che queste mode americane siano per certi versi già qui e all’opera, assieme a un preciso modo di pensare a sé stessi e alla realizzazione professionale o economica, figlia di un certo neoliberismo.


“Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini.” insomma se pensiamo questo si riduce Cristo ad un eroe del passato, un guru per persone fragili, un maestro del pensiero che ha detto cose potentissime e originali, il migliore…ma non al Figlio di Dio che ci fa vivere qui e ora da risorti. Non a quello che in questo 2025 durante Cristo è vivo, nostro contemporaneo e agisce in noi e con noi attraverso i sacramenti e ci accoglie ora, ci perdona, ci accompagna e ci mostra come essere beati dentro quella realtà umana e sociale così poco… americana. 


Cristo primizia invece significa che 1) Lui è stato il primo a risorgere e in Lui tutti risorgeremo e continueremo ad essere in comunione, davanti al volto di Dio Padre coi nostri defunti e i santi, e questo ci dà direzione e senso, soprattutto speranza nell’al di là… ma 2) Lui col suo corpo ne è modello per noi che risorgiamo e risorgeremo con la nostra storia e vita, la povertà di quel che siamo ci dona la speranza di una beatitudine già qui possibile, che non ci risolve i problemi ma mantiene le sue promesse. Un noto teologo dice che la fede cristiana in realtà crede nell’al di quà, quando qui e ora, attraverso i sacramenti, la Parola, la giustizia e la carità facciamo esperienza per noi e per gli altri di un paradiso, di una speranza, di una buona notizia su noi stessi, di una primizia di risurrezione già ora possibile in attesa del suo compimento in cielo.


Chiediamo al Signore, di confermare in noi il desiderio di dirci beati perché cristiani, al di là della prosperità americana e delle sue mode; ci doni una coscienza critica e il dono dell’intelletto con cui lo Spirito santo ci custodisca cristiani svegli e attenti a quello che stiamo vivendo e ad alcuni subdoli inganni.


2a Domenica t.o. -anno C – 2025 durante Cristo.

Eros e agape… Canova

Là dove manca il desiderio di incontrarti con Dio, non vi sono credenti, ma povere caricature di persone che si rivolgono a Dio per paura e per interesse. (Simone Weil)

Dal Vangelo secondo Giovanni 2,1-11

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. 
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. 
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Le anfore di pietra, per la “purificazione rituale dei Giudei”: ‘sti enormi lavandini per prepararsi al culto. Ancora presenti in ogni sinagoga e moschea, ma anche nei templi indù in Oriente…e non solo. Insomma non mi santifico e non incontro Dio se non facendo innanzitutto delle pratiche. Testa bassa. Più e meglio le faccio o meno, più o meno sono pronto e degno di… Pietra, come quella dove era scritto il Decalogo, la Legge che Dio ha affidato a Mosè. Ma qui le cose cambiano, e il segno compiuto da Gesù per inaugurare la sua vita pubblica…è davvero tutto un programma. Quelle anfore, quell’acqua, quella modalità non servono più. Viene trasformato tutto in vino di gioia e festa. Cioè in relazione. Ricordiamo il dialogo al capitolo 4 con la samaritana al pozzo? La santificazione del popolo di Dio non viene più dalla Legge ma dalla Parola di Gesù (voi siete già puri per la Parola che vi ho annunciato Gv 15,3) dalla relazione diretta con Lui. Penso a tutte le persone che ancora chiedono aspetti sacrali di vita e di fede cioè alcuni sacramenti, di cui non sanno nulla se non che vanno fatti…richieste vuote di riti cui assisteranno in maniera anonima, senza trasporto se non col sapore anestetico che andava bene così. Penso alla precisa determinazione con cui oggi mi si garantisce “ma non praticanti” …“Si, siamo credenti,” segue in genere uno sguardo interrogatorio per cogliere il mio non-verbale, “ma non praticanti!”. Viene detto ormai con orgoglio, quasi prendendone proprio le distanze. E dandoti la sensazione che va bene così e non ti azzardare a farci la ramanzina. Non più con imbarazzo e cercando scuse ma ponendolo come dato di fatto….reclamando che va bene così ma tu ci devi dare lo stesso quel che chiediamo. Manca completamente l’eros. La dimensione erotica della fede cristiana. Cioè il desiderio che ti muove dentro, che ti scalda, appassiona, trascina…. Senza desiderio non c’è fede, né preghiera. Preghierine e filastrocche, si, ma dialogo affidato, appassionato, carico di tutte le emozioni dell’umano, no. Desiderio di vita, di pienezza, di relazione e dialogo, di salvezza, di vita eterna, di speranza. Senza un’erotica della pastorale, continuiamo a far da mangiare per i morti. Obbedienti e credenti, ma morti.

IIIa Domenica di Avvento -anno C – 2024 durante Cristo

Dal Vangelo secondo Luca 3,10-18

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». 
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». 
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Gesù è ancora in laboratorio col papà Giuseppe, forse a rifinire una sedia o un tavolo; immerso nei suoi 30 anni di vita privata, nascosta, sepolta nel più totale anonimato, scapolone d’oro (chissà) mentre suocuggggino Giovanni Battista è ormai stremato da annunci, testimonianze, da catechesi e dai “cazziatoni”. Eppure la gente lo ascolta (anche Erode lo ascoltava volentieri, così, per dovere di cronaca) e nella pagina di oggi gli fa una domanda precisa: che cosa dobbiamo fare? Pare quella del tale ricco che chiederà la stessa cosa a Gesù ma per “ereditare la vita eterna“. Mi piace notare che lo chiedano al plurale, come un noi, una comunità di scappati di casa, di gente che comunque ha capito di essere chiamata a seguire assieme e non come singoli individui con singoli bisogni… E la risposta, tocca dirlo, non è poi così devota: nessun aspetto religioso, nessun precetto morale, nessuna performance di fede da esibire ma li “condanna” a fare meglio quello che già dovrebbero fare. Accorgersi di quanto hanno già e condividerlo con chi avranno notato averne bisogno; i pubblicani erano peccatori pubblici perché tutti sapevano che facevano il pizzo ai loro fratelli ebrei riscuotendo le tasse per i romani, con cui colludevano. Terribile. Si sentono dire di non farlo più, cioè di esser onesti nel loro lavoro, scegliere la legalità, non approfittare del loro potere, dell’abuso del loro potere. E ai soldati, mica dice di porgere l’altra guancia (mancano ancora alcuni capitoli!!) ma di non essere violenti, intimidatori, prevaricanti…per niente. Anche per loro di non estorcere, non approfittare, non rubare. Insomma sembra che Giovanni ne abbia per tutti ma in realtà risponde solo alle domande di tre categorie di lavoratori eppure… il ritornello è lo stesso; fai al meglio possibile il tuo lavoro, con onestà, impegno, nella condivisione con chi ha più bisogno, prenditi cura del tuo prossimo, dirà suo cugino quando rileverà l’attività del Battista. E tutto questo grazie anche a quel battesimo in… nello Spirito Santo, come luogo, come persona. Non è un mezzo ma un’esperienza in cui entrare. In cui noi siamo già entrati, ma forse lo consideriamo poco. Non si tratta di fare bene le cose, ineccepibili e poi venire a messa, essere cristiani non è fare delle cose cristiane in mezzo alle altre non cristiane come il lavoro, il padel, l’apericena o quel che è …ma è dare uno sfondo e un vigore, una motivazione del vangelo a quel che faccio. Una vernice diversa: farlo perché questo mi salva, mi rende figlio/a, mi conferma fratello e sorella di tutti, in un creato a me affidato… non cose in più ma significati diversi. Chiediamo luce su questo, perché è un tema davvero centrale…la nostra salvezza è già nel tempo che viviamo e che decidiamo di darle.