Segni scandalosi dal nostro Indiana Jones.. – Omelia IIIa Domenica di Quaresima – B

Il più delle volte papa Francesco ci stupisce. Che usi certe espressioni o non rispetti il protocollo vaticano da un lato impressiona, ma dall’altro fa piacere. Come se una parte di noi dicesse “non si fa, non sta bene, è il Papa” ma subito un’altra voce.. ”era ora, finalmente, che forte, va bene così”. In noi convivono queste due sensazioni: diamo per scontata una cosa, ma in realtà abbiamo bisogno del suo contrario. Esattamente come Gesù, nel vangelo. Diciamoci la verità: che effetto fa immaginarlo nel tempio, con una frusta in mano che pare Indiana Jones mentre fa quella scenata isterica? Abituati come siamo ad una immagine patinata di mansuetudine o di ostinata sofferenza?
Eppure quello che fa è per noi! per aprirci gli occhi, metterci al muro. Avete fatto della casa del padre mio un mercato.
Sta cercando di spiegarci, certo senza giri di parole, che Dio non si compra ne si merita, e che la fede.. è un’altra cosa.
Ci ha messo sulla buona strada S. Paolo nella seconda lettura: scrive ai Corinzi, comunità greca sempre un po’ turbolenta: “i giudei chiedono segni, i greci cercano sapienza”. Interessante.
Non è mai stato facile ne scontato credere, e il messaggio di Cristo non ha mai accontentato tutti.
I primi chiedono segni: forse succede anche a noi? Segni di garanzia, convenienza, decido io se fidarmi in base a quel che vedo, come al mercato prima di acquistare qualcosa. I segni di un Dio tuttofare che risolve problemi, onnipotente come Google a cui posso chiedere qualsiasi cosa. Così allora varrà la pena fidarsi.. me lo sono fatto su misura, come piace a me. E’ come me!
I Greci invece, ovviamente, cercano sapienza: un Dio che li convinca, intelligente, saggio, che ragioni come e meglio di loro, col rischio di imporgli la propria logica e presunta sapienza, riducendolo ad una mentalità, un pacchetto di buone idee utili, un’etica, fatta magari dei famosi valori della tradizione cristiana a cui dover sempre essere così coerenti..
Ad entrambe Paolo augura Gesù Cristo crocifisso: ai primi come scandalo, il segno unico e pazzesco col quale Dio ha voluto raggiungere in modo definitivo l’umanità, il segno di un amore assoluto e incondizionato. Che non puoi provare, ma solo accogliere.
Ai secondi come stoltezza: contro tutti i buon senso, le tradizioni devote, ragionevolmente morali e religiose.
Oggi mi pare la scrittura ci ricordi cosa significhi essere cristiani adulti in una chiesa immersa nel mondo: scandalizzare e apparire stolti col proprio stile di vita e le proprie scelte. Sposarsi in chiesa, battezzare i figli, donare del tempo e delle risorse per gli altri, cercare il silenzio e la preghiera, scegliere di amare e collaborare, preferire il perdono, l’accoglienza, la solidarietà.. darsi delle priorità nella vita e non sempre e solo essere in balia delle urgenze…
Potremmo chiederci: io, come vorrei il mondo, cosa sogno per la nostra casa grande che è la terra? Che sia Casa del Padre, dove tutti sono fratelli, o casa del mercato dove tutti sono rivali?
È questa l’alternativa davanti alla quale oggi ci mette Gesù. E la sua scelta è così chiara e convinta da farlo agire con grande forza e decisione. Chiede anche a noi di imitarlo.
Non possiamo che augurarcelo, se vogliamo lasciarci scalfire da questo Suo volto che oggi il vangelo di annuncia, forse l’esercizio quaresimale più grande parte proprio dal nostro cuore, dalla nostra mentalità.
Chiede a ciascuno di noi di rovesciare i nostri banchi carichi di pensieri scontati, alibi e giustificazioni, di “io penso questo, ho vissuto quello, sarebbe bello ma non ho tempo, mi hanno sempre insegnato così..” sentimenti umani, certo, ma ancora per certi versi così adolescenziali, confidando un un Dio un po’ magico..
Ci chiede di gettare a terra il denaro dei nostri presunti meriti e buone azioni, le nostre attese ricattanti con i quali vorremmo gestire un rapporto commerciale con Dio, come fosse un burattinaio che distribuisce a caso il bene ed il male, del quale avere paura, col quale barattare prestazioni per benessere.
Ci chiede di scacciare fuori buoi, pecore e colombe.. le nostri considerazioni con le quali ci sentiamo a posto o dalla parte giusta.
Avete fatto della casa del padre mio un mercato.. significa: non sopporto che non vogliate vivere da figli.. ma continuare ad essere schiavi impauriti da un Dio distante, da temere, che ti vuole fregare, togliere, opprimere.
Il rischio, vedete, è quello di continuare ad essere degli “atei devoti”.
Il gesto di Gesù ha decretato la fine della religione come moralismo, contrabbando di buone opere, candeline, prestazioni pastorali e sacrifici ed ha inaugurato un rapporto liberante con Dio Padre.
O è liberante.. o non sto facendo esperienza di lui, ma sono guidato dalla paura, dalla convenienza o da altro.
Da questo gesto di Gesù dobbiamo imparare tutti; la chiesa gerarchica stantìa dei suoi titoli “eccellenza monsignore”, le sue controtestimonianze pubbliche, le compromissioni e connivenze con certo potere, la poca trasparenza in alcuni ambiti o la tiepidezza in altri.. non hanno aiutato ne aiutano. Con o senza papa Francesco!
Penso anche alle nostre parrocchie e al tempo della quaresima: coltiviamo nel cuore un Dio da tener buono a fioretti, sacrifici e venerdì di pesce? O un volto di padre che ci vuole far passare dalla morte alla vita? Da una vita spenta, ma devota ad una esistenza piena e da protagonisti?
Se c’è una cosa che amo di questo tempo liturgico è che saranno solo 4 domeniche di quaresima, ma 6 di Pasqua. Vivere solo la quaresima e dimenticarsi la Pasqua già dopo pasquetta.. è il rischio maggiore. Come allenarsi a lungo senza poi giocare la partita. Che spreco.
Questo vangelo che oggi accogliamo ci provochi a riflettere.
Gesù conclude dicendo che ora è il suo corpo il nuovo tempio. Cioè che solo nella relazione con lui, incontrandolo, frequentandolo, possiamo subito vivere da figli. Altrimenti saremo solo schiavi devoti e indaffarati.. come il figlio maggiore della parabola.
Quindi con Gesù l’uomo non vive più per Dio, ma vive di Dio e come Dio. Vivere come Dio significa fare della propria vita un dono d’amore. Questo sarà poi l’unico comandamento che Gesù trasmetterà. Compiendo questo l’uomo sperimenta che l’adesione a Dio non lo diminuisce, ma lo potenzia. Non è quello che ciascuno di noi desidera? Poter amare più di quanto e come possa ritenersi in grado. Essere cristiani alla fine è solo questo. Questo è quanto la Pasqua vuole offrire alla vita di ciascuno di noi, per il quale vivere la quaresima. Inizia tutte le volte in cui rinunciamo al mercato e accettiamo una relazione nuova.. quella che Dio padre ci propone nel suo figlio, posto al nostro fianco come fratello.. oggi, è vero, un po’ nervoso.. con quella frusta in mano.. ma solo a ricordarci che per Dio l’affare più bello è la felicità di ciascuno di noi.

Ascoltatelo invece di farvi i selfie.. – Omelia IIa Domenica di Quaresima – B

Nel linguaggio comune ci diciamo spesso..
“Sfiguràti” dalla fatica, dalla tensione e stanchezza..
“Raggianti”, ci avviciniamo.. luce, volto luminoso di gioia, di pace..
Una mamma che tiene tra le braccia il figlio appena nato, una coppia di sposi il giorno del matrimonio, un traguardo raggiunto.. come pure, quella dignità espressa dal volto di chi pur nel lutto o nella sofferenza sa irradiare fede, speranza, forza: quante volte, si dice “si preoccupava di noi, ci incoraggiava”, ecco i volti “trasfigurati” che diventano promettenti per noi.
Il segno visibile di un qualcosa di così importante e prezioso che va oltre il tuo volto, una luce che da dentro, illumina il viso, la vita e offre prospettive diverse.. perché celebrare la quaresima altrimenti?
Guai a noi se dimentichiamo che tutte le nostre vie crucis e venerdì a base di pesce.. non servono che a prepararci alla Pasqua!
4 sono le domeniche di quaresima, ma 6 quelle di Pasqua.. bellissimo!
Restiamo allora su questa liturgia:
Dall’abisso di pietre al monte della luce, dalle tentazioni nel deserto (domenica scorsa) alla trasfigurazione. Queste prime due domeniche offrono la sintesi del percorso che la vita cristiana di ciascuno deve affrontare: evangelizzare le nostre zone d’ombra e di durezza, liberare tutta la luce sepolta in noi. In noi che siamo, assicura Gesù, luce del mondo. Nei nostri cuori non convivono forse luci e ombre?
Evangelizzare le nostre zone d’ombra.. le parti di noi in cui ci sentiamo impotenti, morti, spenti, tiepidi, compromessi o conniventi.
Liberare la luce sepolta in noi, luce di desiderio, pace, di amore, la voglia di condividere, educare, esserci .. vivere da trasfigurati.
Pensate a quando diciamo che uno “era scuro in volto…” come pure ad un sorriso solare..
Significa passare dalla morte alla vita, dalla vita minima, sopravvivere ad una vita piena, succosa, raggiante. Solo per questo vale la pena aspettare la Pasqua…la notte del sabato santo in cui accenderemo le nostre candele alla luce del cero pasquale, alla luce della risurrezione per noi. Cristo luce del mondo verrà ad illuminare le nostre fragilità e le nostre ferite potranno diventare feritoie da cui intravedere luce!
Domenica scorsa Gesù aveva iniziato in Galilea la sua predicazione con la bella notizia che il regno di Dio si è fatto vicino; convertitevi, diceva, e credete che Lui è qui e guarisce la vita. Oggi il Vangelo mostra gli effetti della vicinanza di Dio: vedere il mondo in altra luce e testimoniare la bellezza della vita. Come accade ciò?
Gesù porta i tre discepoli sopra un monte alto.
Pietro era da poco stato rimproverato come Satana e Giacomo e Giovanni, detti i due figli del tuono. Gesù porta con sé chi sta facendo più fatica a seguirlo.. a fare comunità coi 12, bello! Il suo amore è sempre artigianale, come un sarto lo cuce su misura dei nostri cuori, di quel che abbiamo necessità, ci conosce, non siamo fatti in serie.
La montagna invece è la terra che penetra nel cielo, il luogo dove si posa il primo raggio di sole e indugia l’ultimo; i monti sono, nella Bibbia, il luogo che Dio sceglie per parlare e rivelarsi.
E’ come se portandoli lassù, loro tre.. li volesse avvicinare di più a Dio, come un padre che sollevi in braccio i figli per gioco..
Ecco il senso della nostra vita cristiana: lasciarci accompagnare da Gesù al Padre. Riscoprirci e gustare la nostra vita da figli e quindi fratelli e sorelle tra di noi.
Ieri ero a Venezia con i nostri scout. Sul ponte della stazione è pieno. Tutti vendono un’antennina a cui attaccare il cellulare per farsi i selfie.. le foto ricordo fai da te.
A volte mi fanno sorridere i nostri tentativi di fotografare qualsiasi cosa, in qualunque momento.. fatichiamo a vivere il presente impegnati solo a fotografarlo o registrarlo. Per salvarlo.. nei nostri pc, rischiamo il più delle volte di perderlo.. dal vero, non gustarlo.
L’ansia di possedere, trattenere, immagazzinare, essere padroni.. invece che sapersi stupire e ringraziare il Padre perché a noi figli.. ha regalato quel tramonto, un panorama mozzafiato,  è un po’ come Pietro. Che significa fare le tre capanne? Trattenere. E’ bello ma.. invece di gustarlo lo voglio.. trattenere, possedere.
Rischiamo anche noi cristiani spesso una visione di fede un po’ intimistica.. tratteniamo Gesù.. abbiamo le nostre cose devote da fare, ma siamo chiusi, fatichiamo a vivere da figli e fratelli e sorelle.
Il vangelo dice che Pietro lo fa per paura. Anche noi: vittime della paura di perderci, andare oltre, osare sperare e cambiare.. di non meritare o poter gustare. Possedere ci rassicura.. ma ci incatena il cuore.
Un volto raggiante invece, trasfigurato, nasce a poco a poco nella fede di chi si riconosca amato. Ecco perché aspetteremo Pasqua e vivremo la quaresima. Perché ci vogliamo fidare di questo Dio che si compiace nel Figlio. Ascoltatelo, ci dice, il vangelo! Ascoltiamolo allora, sussurrare in noi, nei nostri cuori, tra quelle ombre e luci, che siamo preziosi ai suoi occhi e che ci vuole portare al Padre; allora anche noi potremo essere trasfigurati, da quello sguardo d’amore a cui chiediamo, ostinati, ci illuminarci la vita.

Tentazione, occasione, educazione.. – Omelia Ia Domenica di Quaresima – B

240215

Cambiare prospettiva: non sentirsi al centro del mondo ma parte di esso. Lasciarvi la traccia più bella. Imparare a guardare a sè stessi da un altro punto di vista. Scendere dal proprio trono dove ci diamo sempre ragione, ci perdoniamo tutto e ci giustifichiamo ad oltranza. Ecco la più bella tentazione di oggi: credere si possa cambiare davvero, scegliere, invertire la direzione. E che ne valga la pena..
Abbiamo il coraggio come cristiani e come scout di dircelo? No?
1) Il vangelo appena ascoltato ci parla di Gesù tentato: con cosa fa rima tentazione? Vediamo.. no ve lo dico io. Con occasione.
Una cosa che mi tenta mi mette davanti a un bivio. Crescere o accontentarmi? Gli scout usano la forcola.. interessa? Sento che ci sia sempre l’occasione per cambiare? Attenti.. non è subito qualcosa di moralistico, da fare o evitare. Ma una proposta da accogliere innanzitutto nel cuore.
E’ lì che decidiamo ogni giorno di convertirci o chiuderci. Nel nostro cuore abitano fiducia e speranza o comanda la paura che ci paralizza?
La prima cosa è ammettere che sto andando in direzione sbagliata.
Non è facile! servono coraggio e umiltà, l’audacia del volersi bene davvero in modo adulto.
Riconoscere che sto vivendo come non vorrei ne mi merito; forse nel nostro cuore ci sentiamo a posto, va tutto bene, ho tutto sotto controllo, pensiamo che a convertirsi debbano sempre essere gli altri. Anche questa supponenza saccente e devota deve farci drizzare le orecchie e preoccupare. Abbiamo forse il cuore già chiuso?
Ci sentiamo scout arrivati perché scout a modo nostro?
Non sopporto chi oltraggia la fede e lo scoutismo dicendomi “io sono scout, io sono cristiano a modo mio”. Esistono solo scout o cristiani in cammino, che colgono con coraggio le occasioni di crescita.
Andare dalla parte sbagliata non significa poi qualcosa di eclatante. Ma magari che sto perdendo tempo, mi do sempre le stesse giustificazioni, uso i soliti alibi, mi nascondo dietro alle scuse più infantili, alle immagini di me, della chiesa, di Dio che mi fanno comodo, che forse non sono equipaggiato poi così bene, sto facendo cose, non lasciandomi incontrare, servire da un Qualcuno. Tanto abbiamo la carta di clan o la carta del coraggio.. non ci disturbate, vogliamo solo restare così.. Gesù parlava di sepolcri imbiancati: a posto da fuori ma vuoti dentro.
Tutti abbiamo bisogno di cambiare direzione, considerarci in maniera diversa, perdonarci, accoglierci come siamo, per coltivare questa speranza in noi. La Pasqua altrimenti non servirà a nulla.
Ciò che converte davvero il cuore di una persona non son le cose da fare, le pratiche devote, l’ansia di far la catechesi.. ma la promessa seducente di un di più: più autentico, più gioia, più amore e libertà. Tentazione allora fa rima con occasione. Ma anche con
2)un’altra parola a tutti noi cara: educazione.
Perché resistere altrimenti.. se non per educarsi. Saper scegliere mi educa. Cristiani e scout hanno in comune questa passione. Educare..educarsi. Non son mai divisi.
Se non ci educhiamo, se non cogliamo le occasioni cominciamo a stare seduti su due sedie, facciamo convivere in noi atteggiamenti devoti e religiosi con la scelta di idoli che ci allontanano da Dio, che lo sostituiscono.. in genere chi si autoconvince di non essere credente, in realtà è un credulone, alla fine si mette a credere a un sacco di stupidaggini.. ma così si sente libero e fiero.. bah..
C’è allora una specie di schizofrenia spirituale che poi ci fa perdere e svuotare la fede. Come faccio ad educarmi? Questo dovrebbe interessare in particolare i rover e le scolte per i quali l’unica occasione di essere scout veri ormai è l’autoeducazione.
Si inizia riconoscendo che ho bisogno di cambiare qualcosa. Il tempo della quaresima ci alleni a questo.
Convertirsi significa avere anche la furbizia di riconoscere un’altra cosa: se fai quel che hai sempre fatto, otterrai quel che hai sempre ottenuto. E’ importante sentire che non ho nulla da perdere, che Dio non ci vuole togliere niente. Ma che è tutto da guadagnare e il Signore ci attende oltre le nostre paure e l’orgoglio, oltre l’indifferenza rassegnata, la disperazione sottile o il sentirmi già pronto, a posto o arrivato.
Il vangelo racconta che fu lo Spirito che SOSPINSE Gesù.
Deserto sa di solitudine, fatica, aridità, essere messi alla prova.
Che sia lo Spirito a farlo significa che nulla di quanto stiamo vivendo, fosse anche qualcosa di doloroso e umiliante, gli è estraneo. Nessuna nostra prova o dolore andranno sprecati. Ne sono insuperabili.
Lo Spirito può educarci a ridare senso e direzione a qualsiasi cosa stiamo vivendo. Dio non ci abbandona mai. Ecco un primo spunto: ci vuole aiutare ad andare oltre. A rimetterci in moto abbassando una buona volta il freno a mano dell’indifferenza o della disperazione.
Gesù RIMASE.. un altro verbo bello. Significa che non fugge, fa fatica, non comprende ma si fida, si inchioda li, non torna indietro. Rimane nella tentazione fino a trasformarla in occasione e opportunità. Non diciamo che si impara facendo noi scout? Rimanendo li.. Con l’aiuto dello Spirito, Gesù si lascia educare da quel che sta vivendo. Non lo diciamo anche nella promessa?
Penso a quando noi scout viviamo esperienze di deserto al campo, o la route o un hike in cui si cerchi insomma la solitudine, la prova, la verifica di sé e l’ascolto di Qualcuno a nostra disposizione..
Solo rimanendo in quel deserto, si riconosce lo Spirito e compare la vita, cioè colgo l’occasione di andare oltre, educarmi.. stava con le bestie e gli angeli lo servivano, la vita con gli altri e con Dio nella pace e nella verità. E’ il recupero di tale comunione e intesa anche con Dio per quello che è, un Padre che ci ama e vuole servire, non un padrone, un giudice, un mago o un serie di argomenti o valori.
Solo rimanendo con coraggio l’occasione diventa educazione.
Alla conversione, che quindi qui ci appare come un prendere coscienza del modo in cui sto vivendo e della fede che mi abita segue l’invito a credere nel Vangelo, cioè nella buona notizia.
Gesù è la buona notizia per noi e le nostre vite, la prima lettura parla di un arco .. L’arcobaleno definitivo tra le nuvole dove Dio “vive” e la terra dei nostri più concreti orizzonti. L’arcobaleno sembra congiungerli: così Gesù che con i sacramenti e la chiesa ci permette di rendere umano il volto di Dio e divino il volto dell’uomo, dando qualità eterna a qualsivoglia nostra esistenza. E lo fa anche quando ci tende quell’arcobaleno di alleanza garantendoci nella nostra promessa il suo aiuto. Il nostro scoutismo al quale chiediamo di renderci felici, è fondato su quella alleanza.  Sulla promessa e sulla nostra legge scout, come occasione di educarci.
Crediamo che il vivere e rispettare la legge scout ci renda felici?
Il problema oggi, cari capi.. non è la C di Agesci, ma la S di scoutismo!
Ecco infine perché vale la pena fidarsi che il tempo è compiuto cioè che non c’è tempo da perdere, è adesso che l’arcobaleno di Dio nel figlio Gesù ci tende la mano, che se non lo desidero ora non servirà attenderlo magicamente domani. E’ solo Lui che traccia percorsi impossibili, strade e pensieri per domani…se lo accolgo. Anche nella legge!
E’ in questo momento che, cambiando prospettiva, potrò iniziare a scendere dal mio trono, incontrerò al mio fianco quel volto sicuro di Gesù, potrò credere di essere grazie a Lui una buona notizia e i deserti fioriranno. Lasceremo così una traccia bellissima di fede, di cittadinanza attiva, partecipe e di servizio.

Mandare un arcobaleno con uozap.. lo troviamo nella pagina rappresentata dal fiore, alla fine.