I frutti del ’68.. – Omelia V° – B

I frutti del ’68.. – Omelia V° – B

“Guai a me se non annuncio il vangelo.”
La frase di San Paolo, nella seconda lettura, scritta alla comunità di Corinto mi fa pensare. Spero non solo a me..
Mi sono chiesto se lo pensi: se sia per me uno stimolo ad andare all’essenziale o perfino un pungolo con cui verificarmi la sera prima di dormire.. ”ma oggi la tua vita concreta ha annunciato il vangelo o hai solo fatto tante cose?”
Questa è una domanda per tutti i cristiani, per chi voglia chiedersi con onesta: ma cosa significa per me esser cristiano? Andare a messa un’ora la domenica? E poi? Dal lunedì al sabato?
Si tratta di avere il coraggio di chiedersi..ma la mia vita annuncia il vangelo? Cioè la buona notizia? Ma quale buona notizia?
La buona notizia è che Dio ci ha raggiunto nel suo figlio Gesù che ora, come nostro fratello è al nostro fianco per dare gusto alla nostra esistenza. Questo rende la nostra vita una buona notizia. Cioè un segno per la vita degli altri che non hanno ancora scoperto al loro fianco questo fratello morto e risorto per noi.
Da cosa, chi mi incontra, dovrebbe capire che son cristiano?
Il paradosso è questo: la mia vita è già una buona notizia..ma io non ci credo. A me basta andare a messa e dirmi che son cristiano.. ma che sapore ha? Siamo con il nostro stile di vita, sale e luce per il mondo? Continuiamo. In che senso una vita può diventare buona notizia?
Lo sarà nella misura in cui sa far vedere in trasparenza che quel vangelo ha dato qualità, sapore e senso alla mia vita, per quello che era e per quello che è diventata. Per le scelte che voglio fare.
La mia vita è buona notizia quando grazie alla fede e all’incontro con Gesù posso dire di essere cambiato, cresciuto, migliorato, maturato.
Di non poter certo tornare indietro perché ho fame di tutto questo. Se non accade che ce ne facciamo di ore di sante messe e riunioni? Di tanti servizi educativi o simili? Son solo prestazioni narcisistiche..
Guai a me se non annuncio il vangelo significa che non posso farne a meno.. che non riesco a trattenermi dal raccontare con i fatti e a volte con le parole.. che Gesù per me è importante perché mi ricorda che la mia vita è preziosa. I nostri comportamenti, i nostri servizi cristiani, le nostre ansie pastorali, i nostri valori declamati.. dicono che io voglio annunciare il vangelo? Che Gesù mi ha liberato il cuore da tante cose inutili, da tante immagini maledette di Dio?
Questa frase ci provoca e scuote: come singoli e come chiesa.
Non è riservata ai preti, che comunque ne hanno così bisogno..
Ma a tutti i cristiani, cioè alla chiesa.
Oggi rischiamo il movimento contrario agli slogan del ’68 in cui tutto era rivolta contro le istituzioni, l’autorità ed il potere..
Se in quegli anni ’70 si diceva “Cristo si, Chiesa no” riducendo però Cristo ad un hippy un po’ freakkettone e pacifista verde..
Oggi rischiamo il contrario: Chiesa si, Cristo no.. chiesa si, cioè andiamo in chiesa, facciamo del bene in parrocchia, ci comportiamo così e colà perchè credenti (ma credibili?), una religiosità vaga, impersonale, una religione civile che mette tutti d’accordo senza esporsi.. ma Cristo ed il suo messaggio di salvezza.. se lo tenga pure.. non mi interessa fargli toccare la mia vita, non ci credo.
Mi fa sorridere quanta gente sbrodoli complimenti e apprezzamento a papa Francesco.. ma poi oltre a sorridere, sentirlo vicino a noi, ammirarlo, difenderlo a spada tratta, venerarlo nelle foto.. sentiamo che ci sta chiedendo, anche col suo stile e modo di comunicare.. di annunciare il vangelo? Il paradosso è stupirsi di un papa.. perché evangelico.. cioè fedele al vangelo.
La chiesa non deve.. non dovrebbe fare altro. E noi, che siamo la chiesa.. siamo chiamati all’essenziale, a vivere il rapporto con Gesù in modo che la nostra vita profumi di lui e faccia invidia agli altri, li provochi a chiederci.. ma come fai a vivere così?
Uno scrittore francese ha ben riassunto in una frase questa idea:
“Parla di Cristo solo quando ti viene chiesto; ma vivi in modo tale che ti si chieda di Cristo!” (Paul Claudel)
Paolo infine aggiunge un passaggio fondamentale: “tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe anche io”: diventarne partecipe significa approfittarne, gustarlo, nutrirmene. L’appetito vien mangiando.. la buona notizia si vive, vivendola.. la fede si gusta provandola.
Ci affidiamo al Signore allora perché ci doni di girarci dalla parte giusta della nostra vita per scoprirlo già al nostro fianco, come buona notizia. Questo diventi quel vangelo che non possiamo trattenerci dal testimoniare, non insegnare.. senza giustificazioni o tiepidezze, ma solo annunciarne perchè ha reso le nostre vite “partecipi” del dono più grande, quello della vita e dell’amore.

Gesù Cristo ti rovina.. – Omelia IV° – B

Ho perso il lavoro, son pieno di debiti, mi son mangiato tutto.. sono rovinato! Ho sbagliato, è colpa mia, non dovevo assolutamente farlo.. ho rovinato tutto. Rovinare, le rovine, vengono in mente delle macerie.. come dopo un terremoto. Qualcosa di maestoso e solido che è ridotto ad inutile e vecchio.. rovinato.

Non è una espressione felice ne rasserenante. Soprattutto la domenica sera, prima del lunedì e di una nuova settimana.
Ecco perché forse un po’ stona nel vangelo. Eppure credo possa davvero farci bene.
Sei venuto a rovinarci.. urla lo spirito immondo a Gesù.
Una scena da far accapponare la pelle.. come se uno ora tra voi si alzasse urlando una volgarità..
E poi un Gesù che rovina.. non ce lo immaginiamo.. Lui è buono, mite, ci vuole bene e ci salva. Che male può farci?
Eppure oggi vorrei che questo spirito immondo potesse aiutarci, provocandoci proprio nel comprendere questa sua espressione.
Innanzitutto è interessante notare che questo spirito immondo, quindi una persona “cattiva”, sporca, forse indemoniata.. sia tranquillamente nella sinagoga alla preghiera della comunità. Nessuno se ne accorge. Fantastico. Da da pensare..
Se la prende con Gesù, pensa che lui lo voglia rovinare. Ma che significa? Chi ci rovina ci mette al tappeto, ci cambia la vita, stravolgendola, ci fa violenza e questo contro la nostra volontà; a me pare quindi.. se permettete, che le cose inizino a farsi interessanti!
Lo spirito impuro sa che Gesù lo metterà a nudo, inchiodandolo al suo peccato e smascherando la sua ipocrisia. Ancora più interessante.
Un giorno papa Francesco ci ha messo in guardia dai cristiani pipistrelli.. che temono la luce e preferiscono restare nel loro comodo buio. Interessa?
Pensate a quando Gesù stesso viene accusato di essere venuto per la rovina di molti in Gerusalemme.. ben due volte.. e la prima.. lo sta dicendo il vecchio Simeone a Maria e Giuseppe non ancora genitori, predicendo a Maria che “anche a te una spada trafiggerà l’anima”.. povera Maria.. cominciamo bene, avrà pensato. (Per non dir di Beppe.. )
Quando Gesù dirà di essere venuto “a portare un fuoco sulla terra e quanto vorrei fosse già acceso”.. oppure “non sono venuto a portare la pace ma la spada, la divisione”, insiste.. e allora dice.. ”in una famiglia si divideranno padre e figlio, madre contro figlia.. ecc.”, ricordiamo?
O quando l’autore della lettera agli ebrei definisce la parola di Dio come viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio, che penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito..
Son tutti passaggi della vita di Gesù nei vari vangeli che conosciamo che ci dicono che il suo ministero vuole fare pulizia. Vuole aiutarci a liberare le nostre vite dalle connivenze col male, dai compromessi tiepidi. Ridonare vigore ai cuori rattrappiti e alle anime flaccide. Allora è un volto duro ma positivo, esigente ma costruttivo.
Rovina per sanare, demolisce per ricostruire meglio.
Siamo tutti convinti di essere peccatori? Allora non dovremmo vedere l’ora di lasciarci rovinare da Gesù.. mettere in discussione, lavare, rinnovare. Vi darò un cuore nuovo.. cantiamo.. nelle parole di Ezechiele.. metterò dentro di voi uno spirito nuovo. Ecco il messaggio di speranza.. Gesù ci chiede di affidarci a lui e alla sua parola perché col dono dello spirito santo rovini, faccia crollare in noi tutto quello che di tiepido, di morto e fossilizzato portiamo in noi. I nostri.. ”son fatto così, mi hanno insegnato questo, ci han sempre detto così della fede, da piccolo mi dicevano che.. ” tutte le volte che impediamo al vangelo di essere davvero “buona notizia” di scuotere le nostre coscienze e far passare attraverso queste crepe.. fasci di luce.. trasformare le ferite in feritoie di luce.. la luce della Parola, Cristo luce del mondo.. come quando sei in una stanza al buio e uno accende la luce.. ci copriamo subito gli occhi.. vorremo spegnesse.. Penso a quando in una parrocchia.. nella comunità ci sono persone che sentono come una rovina il doversi mettere in discussione, far da parte, cambiare idea, collaborare, fare spazio.. qualcuno viene a rovinare.. stanare, disturbare.. triste, ma vero..
Ma carissimi.. che dire di fronte a questo “rovinare”?
Non è così anche la nostra chiesa? Penso a don Pino Puglisi e don Peppe Diana (e a quanti altri) uccisi dalla mafia e dalla camorra perché istigavano i ragazzini ed i giovani a non entrare nella criminalità organizzata pestandole di fatto così i piedi.. ai magistrati o a don Ciotti e alle più di mille associazioni che in Italia cercano di portare avanti un cammino di legalità e giustizia (minacciati, provocati, terrorizzati..), o al vescovo Oscar Romero, ucciso 35 anni fa per le sue omelie e posizione contro un certo potere politico o a tutte le grandi o piccole, ma significative manifestazioni della nostra chiesa quando viene offesa, oltraggiata, umiliata.. proprio perché con la sua presenza, il suo messaggio, la sua missione sta rovinando i piani.. a chi fa del sotterfugio, della corruzione, del sopruso la sua unica argomentazione.. o ai tanti missionari laici e religiosi che nelle missioni o nelle periferie lottano a fianco degli ultimi e dei poveri contro i poteri forti di certa politica ed economia, contro multinazionali o politici corrotti o di mal affare.. denunciando e schierandosi.. senza peli sulla lingua!
Penso a chi si scaglia sempre contro la chiesa tacciandola di essere vecchia e arretrata perché continua a dire i suoi si alla famiglia naturale, al matrimonio come sacramento, alla reciproca complementarietà naturale e ovvia del maschio e della femmina..
Quanti esempi potremmo fare di laici, preti, gruppi, comunità, iniziative di carità, che vengono percepiti come pericolosi.. perché con il loro messaggio, con la loro coerenza e impegno stanno rovinando pietose messe in scena e connivenze ideologiche o impedendo sfruttamento dei più lontani o emarginati.
Allora c’è da essere fieri di essere cristiani e non stancarci di volersi lasciar “rovinare” da Gesù e dalla sua parola, sostenendo con la preghiera chi è in prima linea e chiedendo il dono dello SS perché ci dia l’umiltà di lasciarci illuminare e raggiungere dal volto liberante di Gesù.. che venga continuamente a rovinare quel che in noi non va per fare spazio alla sua parola di vita eterna. Auguro a tutti voi di avere nello stomaco almeno qualche pagina del vangelo che davvero non Gli perdonate, che strappereste volentieri ( e ignorate volentieri) che insomma.. rischia sempre di rovinarvi la vita e per questo tenete da parte.. ma vi fa sentire che la fede e il rapporto con Lui sono davvero reali, concreti, scomodi ed esigenti. La salvezza inizia sempre così.. col braccio di ferro..

Pescatori rivoltanti.. – Omelia III° – B

“Sono rivolti al Signore”. Bellissima questa frase, forse non ci abbiamo mai fatto caso: i nostri cuori sono girati verso di Lui.. c’è tutta la fede cristiana, cercare giorno per giorno di rivolgerci a Lui.. sia come cercarlo, sia nel senso di andare verso, in quella direzione..
Ieri sera ero a Caorle vicino al faro, con gli scout.. luce tra l’altro che parte dal campanile della bella chiesa. Pensavo a tutte le navi che in tante situazioni cercavano rivolte a quel faro il conforto di una direzione da prendere, una luce in cui confidare, la speranza del porto vicino, la sicurezza dell’essere giunti a casa.
E coi cuori rivolti a Lui, come lo incontriamo? Come si mostra a noi? Bello, sorridente, rassicurante..? No.. di spalle. Gesù ci da le spalle. Ci chiede di andare dietro e seguirlo. Mi ha fatto riflettere questa settimana: per due volte il vangelo ricorda che ci ha chiesto di andare dietro.. non “con” Lui.. sarebbe stato più normale e bellino.. dietro.. pensate anche a quando rimprovera aspramente Pietro, dicendogli che pensa come Satana.. vai dietro di me.. gli dice.
Non nel senso di un castigo ma di una posizione. Pietro stava dimostrando che con la sua mentalità voleva gestirlo.
C’è una parola che descrive per noi cristiani questa scelta: la parola “sequela”. Il cristiano vive la sequela, la chiamata a seguire Cristo.
Pensate a quando il Battista indica Gesù Agnello di Dio e i suoi due discepoli lo lasciano li per andare dietro a Gesù.. che chiederà loro.. che cercate.. ecc. ecc. o alle rive del lago di Galilea, nel vangelo di oggi.. come devono essersi sentiti guardare Andrea, Giacomo e Giovanni per lasciar li tutto e andare dietro di lui?
Dietro significa che la strada la fa lui. Io mi devo fidare, rispondendo con la fede di cui sono capace, giorno per giorno, riconoscendolo davanti a me.. capo cordata.
Dietro significa che la strada lui la vede per primo, che lui riesce a scorgere prima e un po’ più in là di quello che accade, devo accogliere che veda più in là del mio orizzonte, che ci sia una distanza.    Dietro significa che il quel cammino c’è tutta la vita cristiana come qualcosa di vivo, una relazione da costruire, su cui investire.. non contenuti e dottrine da sapere o pratiche e cose da fare per sentirsi bravi.. convertitevi e credete nel vangelo.. non al.. come fosse una idea.. nel..immersi nella relazione con Lui, coinvolti ed implicati con la nostra libertà.
Oppure quando Mosè, nell’Esodo chiede di vedere Dio e la sua gloria e gli viene detto che vedrà solo Dio di spalle, come fosse passato.
Ecco la pedagogia divina con noi. Le spalle.. come riconoscere che è passato, che ha lasciato le sue tracce che la fede è sempre anche ricerca e percorso, che dobbiamo non pretendere di possedere e gestire ma sapere andare un po’ più in là.. dove lui ci attende.
Restare con il cuore e lo sguardo rivolti a Lui insomma. La libertà di una fede che si propone.. non impone..
E’ solo per questo, perché sentiamo che questa relazione ci libera da tante idee sbagliate e malefiche di Dio che possiamo lasciare quelle zavorre che portiamo nel cuore e seguirlo.
Diventare pescatori di uomini. Immagine bella, quella di Gesù.
Non serve fare miracoli per essere quotidianamente cristiani ma fare nel suo nome quello che facciamo e sappiamo essere. Nel suo nome.
Siete pescatori? Diventatelo di uomini. La nostra vita è invitata a profumare di vangelo, con uno stile cristiano da scegliere e coltivare. Quello che siamo e facciamo va già bene.. iniziamo o continuiamo a farlo dietro di Lui e per Lui ed il regno di Dio è già in mezzo a noi.
I pescatori prendono i pesci dal loro luogo di vita e li fanno morire.. i pescatori di uomini fanno il contrario.. cercano di far passare dalla morte, cioè dalla non vita, dalla vita di basso profilo, dalla vita spenta, arida, sporca, rattrappita..ad una vita eterna, piena, di qualità bella e carica di senso e sapore, liberata e liberante.
Ecco cosa Gesù chiede alla nostra vita. Anche noi siamo chiamati ad essere pescatori di persone, nella misura in cui col nostro servizio parrocchiale o associativo, nei nostri luoghi di lavoro, in famiglia, nella politica cittadina, nella partecipazione attiva, nella capacità anche di indignarci e protestare per i veri diritti di tutti.. e soprattutto degli ultimi e degli esclusi.. sappiamo lottare per la qualità. Gesù ci chiama, li dove siamo inseriti a testimoniare che la nostra vita ha qualità cristiana.. stile e relazione con Lui.. e che è chiamata a offrire la stessa qualità alla vita degli altri.. a diventare luce del mondo, come Lui.. come quella che non deve essere nascosta ma vissuta. Diventiamo come dei fari allora, grazie ai nostri cuori rivolti al Signore con la voglia questa settimana, di seguirlo nelle strade delle nostra vita.