Ho nel cuore un’immagine che credo ci possa aiutare: Hölderlin, famoso poeta del romanticismo tedesco, in una sua poesia scrisse: “Dio ha creato l’uomo, come il mare fa i continenti, ritirandosi“. Ritirandosi cioè facendosi da parte, fidandosi. Si chiama libertà. Fa rima con responsabilità. Penso agli studenti: la tentazione di copiare invece che studiare.. più rassicurante. Oppure alla vita in un ufficio, in fabbrica.. che differenza di comportamento e rendimento se il titolare o il capo son presenti o meno. La sottile tentazione di approfittarne.. se non ti vedono, se non ti controllano. Fare il furbo in diversi modi. Penso a tanti sprechi e scandali in politica e nelle aziende: se nessuno ti controlla hai paura, rischi ma ne approfitti. Prima o poi però i conti tornano.. e ci si ritrova spesso vittime della propria furbizia. Accade anche nel rapporto genitore figli: ad una certo punto ti devi fidare e consegnare le chiavi di casa o della macchina.. sperando che quella libertà faccia emergere il grado di maturazione effettivamente raggiunta! Penso insomma a qualsiasi dinamica educativa o di relazione tra persone di “grado” diverso.. professore, studente, dipendente titolare, animatore-caposcout, animato.. solo concedendo fiducia, ritirandoti, lasci libera la persona di diventare responsabile e libera, come il poeta stesso dice di Dio verso di noi. Non é quello che accade nel Vangelo di oggi? Gesù racconta queste parabole per descrivere lo stile di Dio nei nostri confronti. Tutto prende avvio per l’assenza del signore, che se ne va e affida la casa ai suoi servi. Così Dio ha consegnato a noi il creato, come in principio l’Eden ad Adamo. Ci ha affidato la casa grande che è il mondo, perché ne siamo custodi con tutte le sue creature. E se ne va. Dio, il grande assente, che crea e poi si ritira dalla sua creazione. Ce ne lascia le chiavi. Quando ci sembra che Dio non sia presente é segno forse che ci stiamo allontanando da lui perchè stiamo scappando da noi stessi. E’ questo il momento del rientrare in noi, fare silenzio. L’attimo drammatico del rischio della fede, dell’osare, di buttare liberamente tutto nelle mani di Dio sapendo che in Lui possiamo trovare senso e salvezza. Ecco un modo per essere pronti!La sua assenza ci pesa, eppure è la garanzia della nostra libertà. Se Dio fosse qui visibile, inevitabile, incombente, chi si muoverebbe più? Un Dio che si impone sarà anche obbedito, ma non sarà amato da figli liberi. La libertà che riceviamo si chiama responsabilità e con essa Lui ci educa: proprio come il migliore dei padri. Oggi facciamo così fatica a viverla. Ad essere responsabili come adulti, cittadini, cristiani. Abbiamo sempre la scusa pronta, l’alibi garantito, il richiamo ai nostri diritti ma poco ai nostri doveri. Il rischio é di continuare a copiare tutta la vita, come a scuola.. cioè fare quello che fanno gli altri, che sembrano più bravi, senza sapere nemmeno perchè.. vivere alle spalle degli altri , con paura, senza maturare, lasciandosi trascinare. Rassicurante ma.. Anche la fede patisce a volte questa deriva. Rischio di credere per inerzia e con paura, percependo Dio come un padrone da temere o compiacere, che ti controlla, da gestire o sentire ostile, estraneo. Nella lettera agli Ebrei, seconda lettura, viene detto molto bene:“La fede é fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede”.. bellissimo. In settimana un messaggino sul cellulare mi dice: “Caro don, un saluto da Mediugorie: non ho visto nessuna madonna, sentito nessuna voce, percepito nulla di strano ne profumi ne luci: ma son felice così!.. ho trovato forza, consolazione nella preghiera e ora sono in pace.” Gesù lo sapeva. Per disintossicarci da tutta questa paura e furbizia ci consegna la nostra libertà; così possiamo scegliere, nella fede, di essere responsabili, figli adulti di un padre che ama, ritirandosi! Per questo ci offre un’immagine altrettanto trasgressiva. Quella di un padrone che si mette a servire. La ripete ben due volte perchè desidera si imprima bene in noi. “E passerà a servirli” Gesù descrive Dio, suo padre, come una nonna accoglie il nipote.. si cinge la veste, per essere più comodo, fa accomodare a tavola e si mette a servire. Dio si fa nostro servitore. In trasparenza vi cogliamo forse già quel gesto del giovedì santo in cui Gesù stesso darà concretezza a quanto ha raccontato del Padre suo.. iniziando a cingersi la veste e lavare i piedi ai suoi discepoli. Chissà.. forse questa parabola.. gli ha messo nel cuore quella scelta. Dio si fa nostro servitore, perchè noi non ci sentiamo più servi e schiavi, ma figli amati, preziosi. Che significa per noi, in questa domenica, a questo punto della nostra vita, nelle concrete situazioni che stiamo vivendo o patendo, che Dio si fa nostro servitore? Servire, servire qualcosa in tavola ma anche voler servire.. rendersi utile. La vita ha sapore solo quanto serve a qualcosa. A cosa serve Dio? A che serve avere fede in Lui? Dio vuole servirci, ci chiede in cosa ci possa essere utile. Ha a cuore la nostra pace, la qualità delle nostre vite, ci chiede di esser quasi liberamente “provato” attraverso la fede. Io posso testimoniarlo. Aver fede spesso non é ne facile ne immediato. Non é nemmeno scontato ma.. é possibile, naturale. Ha dato sapore e vigore alla mia vita, liberandola e trasformando i miei dubbi e bisogni più profondi in opportunità. Oggi il Signore ci chiede di riconoscerlo mentre si ritira lasciandoci liberi di aderire a Lui come Padre. Di chiamare per nome quel che ci sta toccando dentro e offrirglielo, trasformando le nostre paure e bisogni in preghiera, le nostre ansie e preoccupazioni in affidamento, le croci e le fatiche in offerta. Confidare in lui, presente nell’assenza, come un padre, pronto ad esserci ritirandosi: instancabile, fedele, ad oltranza.. proprio come quelle onde del mare.
Categoria: Omelie
Omelia XXIIIa T.O. – Anno C –
Quale re partendo in guerra contro un altro re..
c’è una drammatica coincidenza tra il Vangelo di questa domenica e quanto sta accadendo nel mondo.
In questo giorno che papa Francesco ha invocato sia offerto alla preghiera e al digiuno per la pace, siamo chiamati a riflettere su quanto continua ad accadere.
Diverse persone che si informavano per fare qualcosa assieme, chiamando in canonica.. e delle belle notizie sui giornali.. E’ stato davvero molto rinfrancante in questi giorni sentir crescere il desiderio di aderire alle diverse iniziative promosse dalla chiesa e non solo per pregare per la pace.
Papa Francesco ha conquistato molti dicendo semplicemente “buon pranzo”: ora ci chiede invece il digiuno.. cioè di sostenere la sua preghiera perchè come intenzione universale, sia un grido, l’ha definito, per far sentire la voce di chi in genere non ha voce ma é sempre e solo spettatore. O.. peggio.. vittima!
Ci mettiamo in ascolto allora, di questo Vangelo:
Gesù, vedendo la folla numerosa che lo segue, si volta per metterla in guardia, chiarendo bene che cosa comporti andare dietro a lui. Sembra spazientito e irritato.. si ferma, perchè sta camminando davanti, da solo, forse infastidito dal facile consenso della folla. Si ferma, mi pare di vederlo, sospettoso, quasi per dire.. ma almeno vi rendete conto di che significa seguirmi, essere cristiani?
Gesù non illude mai, non strumentalizza entusiasmi o debolezze, vuole invece adesioni meditate, mature e libere. Per questo provoca, libera, ci fa mettere in discussione educandoci a seguirlo. Perché alla quantità di discepoli preferisce la qualità.
Offre due parabole che ci fanno pensare.. una é quella citata sui re in guerra; le introduce con una bella immagine.. “non siede prima a.. ” il sapersi fermare a pensare, a esaminare, riflettere su quello che sta accadendo e possa succedere. Mi viene in mente una famosa opera d’arte, una scultura in bronzo, il pensatore di Rodin.
E’ quello che papa Francesco in fondo ha chiesto al mondo. Sedetevi a pensare.. fate silenzio, rallentate, prendete coscienza.
Non siamo ingenui: é solo la fede ad animare la vera preghiera. I più superficiali ci diranno che tanto non cambia niente. Non siamo nemmeno riusciti a fermare le salsicce alla sagra figurarsi se pensiamo di riuscire a fermare i missili in guerra. Neppure io credo che domani i signori della guerra di colpo siano onesti scoprendo le carte sui soliti giochi economici e di convenienza commerciale tra potenze sempre più economiche e meno autenticamente politiche.
Sappiamo tutti che la guerra sta al mondo come i saldi stanno ai negozi.. quanti interessi, quanti affari, quanti traffici.. in fondo se le armi non le usi.. non puoi produrle e quindi guadagnare. Bisogna trovare occasioni per svenderle.. allora serve una guerra.
Sappiamo anche che le armi chimiche uccidono tanto quanto quelle meccaniche e che quindi sembra ipocrita mobilitarsi “solo” per quei 500 contro le migliaia sterminate mesi prima da missili e fucili.
Sappiamo anche, ma é bene ricordarlo, che di guerre attualmente nel mondo ce ne sono circa 60, ma fanno meno rumore, meno scandalo perchè non ci sono interessi sufficienti da difendere o non si stanno pestando in piedi giusti a chi sa scandalizzarsi e assumersi il ruolo di giustiziere internazionale.
Ma allora cosa serve pregare? Innanzitutto a cambiare a poco a poco il nostro cuore e il modo di vedere e considerare le cose. Indignarsi e scandalizzarsi davanti alla tv o ai giornali non serve a nulla. Usiamo lo scandalo trasformandolo in energia per le nostre coscienze. Preghiamo perchè il Signore possa, attraverso la preghiera che faremo, convertire il nostro cuore alla pace in noi e attorno a noi. In quanti cuori c’è bisogno di pace.. forse possiamo pregare anche per questo. Per creare attraverso la nostra fede una mentalità e uno stile di pace.. che non sia solo assenza di conflitto ma premura, attenzione giustizia, verità, coraggio. Un accorgersi dell’altro per accogliere, uno scegliere il dialogo piuttosto che la competizione, quel che unisce piuttosto che quel che divide, lo stimarsi a vicenda nella valorizzazione delle differenze piuttosto che nell’individualismo.
Sia questo lo spirito con cui vivere, ciascuno come può, la nostra preghiera, il nostro digiuno (che non vuol dire solo non mangiare -anche se facciamo già una certa fatica a rinunciare.. ) la nostra speranza per la costruzione di un regno di Dio fatto di pace e armonia.
Perchè sono felice? – Omelia XVIIIa T.O. – Anno C –
Quando é stata l’ultima volta in cui vi siete sentiti felici?
Cosa era successo, quale il motivo.. cerchiamo di ricordarlo.
Tutti desiderano essere felici, é la promessa infinita che alimenta speranze e comportamenti in noi.. ma poi che significa concretamente? Cosa deve accadere per potersi sentire così? Proviamo a riconoscerlo assieme.
Personalmente mi sono sentito così in alcune occasioni: anche di recente.. una serata coi miei cari, la visita ad un posto particolarmente emozionante e bello, la possibilità di vivere una esperienza significativa, momenti precisi di felicità.
E’ successo anche a voi?
Sentirsi sereni, fortunati, al posto giusto, realizzati.
Occasioni concrete in cui ho percepito come la vita sorridermi e mi son reso conto che stava andando tutto bene. E me lo son detto.
Ho provato a riflettere ancora: la felicità non la sento come una meta lontana da inseguire finchè la raggiungerò ma come un modo di vivere. Non é nemmeno uno stato permanente di vita. Quella sarebbe una illusione. La sento come qualcosa di cui a volte mi stupisco e che riconosco con gioia e gratitudine.. mentre mi sento a mio agio, fortunato, al posto che Dio ha sognato per me.
Allora i momenti felici sono occasioni precise in cui ti accorgi che la vita ha un sapore particolare.
Ho provato a riflettere: in genere questi momenti mi vedono in relazione con me stesso, con alcune persone amate, con la realtà che mi circonda. Che ne pensate? Non c’entrano mai le cose, l’avere, il possedere, se non come cornice.
Provate a ricordare le vostre di vite.. vi siete sentiti felici profondamente quando eravate con.. o avevate cosa.. facendo che.. contavano di più le persone o le cose?
Il Vangelo di oggi ci chiede di riflettere in modo schietto e concreto sullo stile di vita che stiamo avendo.
Due fratelli non riescono a mettersi d’accordo. Questione di “schei”. Curioso notare come l’eredità, cioè qualcosa che va diviso.. in realtà sia essa stessa a dividere! Non servono esempi, no?
La sottile bramosia di denaro che si fa calcolo, previsione, desiderio. Quanto è rassicurante. Già ci sentiamo meglio e ci giustifichiamo. Più sicuri di noi, delle nostre possibilità, del futuro. Può succedere che.. ma io intanto mi son prevenuto.
Abbiamo sentito tutti, da piccoli, la storia della cicala e della formica.
Gesù non se la prende certo con le cose, coi beni, con la ricchezza.
L’ideale cristiano mica è una vita miserabile.
La ricchezza non è un male, Gesù non l’ha mai condannata.
Ha solo e sempre messo in guardia dall’effetto che essa può produrre nei cuori se non gestita. Sarà lei a gestirti!
La sottile bramosia di denaro che si fa calcolo, previsione, desiderio. Quanto è rassicurante. Già ci sentiamo meglio e ci giustifichiamo. Più sicuri di noi, delle nostre possibilità, del futuro. Può succedere che.. ma io intanto mi son prevenuto.
Abbiamo sentito tutti, da piccoli, la storia della cicala e della formica.
Gesù non se la prende certo con le cose, coi beni, con la ricchezza.
L’ideale cristiano mica è una vita miserabile.
La ricchezza non è un male, Gesù non l’ha mai condannata.
Ha solo e sempre messo in guardia dall’effetto che essa può produrre nei cuori se non gestita. Sarà lei a gestirti!
sarà rassicurante, anestetica ma alla fine.. illusoria.
I beni non possono comperare cioè garantire automaticamente la salute, la pace interiore, l’amore, la serenità, la realizzazione..
L’ideale cristiano.. non è essere poveri ma LIBERI..
Avere un cuore libero.. che usa dei beni, delle ricchezze, delle proprie conquiste.. con libertà, in modo sobrio e misurato.
Accumulare “per sè”.. non serve. Sembra rassicurare ma alla lunga preoccupa o genera ansia. A poco a poco se ne diventa schiavi. Si gioca qui un approccio alla realtà e alla vita: abbiamo il coraggio, come cristiani, di verificarci su questo, a partire dalla Parola di oggi? Di chiederci come stiamo vivendo concretamente. Il modo in cui ci mettiamo in relazione con il mondo attorno a noi.. fatto di persone, cose, fatti.. come guardiamo? Gli altri, noi stessi?
L’ideale cristiano.. non è essere poveri ma LIBERI..
Avere un cuore libero.. che usa dei beni, delle ricchezze, delle proprie conquiste.. con libertà, in modo sobrio e misurato.
Accumulare “per sè”.. non serve. Sembra rassicurare ma alla lunga preoccupa o genera ansia. A poco a poco se ne diventa schiavi. Si gioca qui un approccio alla realtà e alla vita: abbiamo il coraggio, come cristiani, di verificarci su questo, a partire dalla Parola di oggi? Di chiederci come stiamo vivendo concretamente. Il modo in cui ci mettiamo in relazione con il mondo attorno a noi.. fatto di persone, cose, fatti.. come guardiamo? Gli altri, noi stessi?
La cronaca é purtroppo ricca di esempi di persone che vogliono solo possedere, accumulare, non lasciare andare.. sono bambini capricciosi, viziati, immaturi.. penso ai casi di femminicidio, allo stalking, alle dipendenze sempre in aumento, a corruzione e spreco.. all’avere sempre e solo diritti, perfino quello di un figlio su misura.. o di conservare il proprio status di vita..
Un’atmosfera, una mentalità invadente che crea in tante persone la sicurezza dell’aver diritto a tutti i costi, a spese degli altri che in pratica vengono vissuti come oggetti, a propria disposizione. La famigerata crisi non é stata causata da cuori che hanno vissuto così? Sarebbe utile verificarci e passare da uno sguardo che sia di possesso, accumulo, consumo, di proprietà egoistica e miope.. ad una percezione di dono, opportunità.. per me, per noi..
Delle responsabilità che mi sono date da Dio per fare del mio meglio per me e per gli altri, per lasciare il mondo meglio di come l’abbiamo trovato.
Delle responsabilità che mi sono date da Dio per fare del mio meglio per me e per gli altri, per lasciare il mondo meglio di come l’abbiamo trovato.
La mia vita é un dono da condividere e far fruttificare o una cosa privata da riempirmi? Il padrone di cui parla il Vangelo.. aveva solo beni e cose.. non parla mai di persone e affetti.
Dio ci ha creati per collaborare con Lui alla creazione. Attraverso il nostro lavoro, fatto “cristianamente” noi lo possiamo fare.
Sentire la responsabilità di essere suoi strumenti. Possiamo col nostro lavoro e il nostro stile di vita custodire e migliorare il Creato, il mondo, le persone, la società nel suo nome. Come dei doni.. una vita percepita come un dono, una opportunità che mi viene offerta per “esserci con gli altri” in un certo modo, per un certo scopo, con un certo stile, per un determinato fine..
Dio ci ha creati per collaborare con Lui alla creazione. Attraverso il nostro lavoro, fatto “cristianamente” noi lo possiamo fare.
Sentire la responsabilità di essere suoi strumenti. Possiamo col nostro lavoro e il nostro stile di vita custodire e migliorare il Creato, il mondo, le persone, la società nel suo nome. Come dei doni.. una vita percepita come un dono, una opportunità che mi viene offerta per “esserci con gli altri” in un certo modo, per un certo scopo, con un certo stile, per un determinato fine..
Forse come cristiani é questa la nostra prima testimonianza. Vivere in modo sobrio e liberi in questo mondo, testimoniando quali sono le cose che danno sapore vero alle nostre vite, colmandole di bellissimi momenti felici. Arricchirci davanti a Dio é solo questo.. una vita offerta e condivisa.
Hanno chiesto al Dalai Lama, la massima autorità buddhista..
“Che cosa L’ha sorprende di più dell’Umanità?”
Egli ha risposto:
“Gli Uomini.. perché perdono la salute per fare soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Perché pensano tanto ansiosamente al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente né il futuro.
Perché vivono come se non dovessero morire mai e perché muoiono come se non avessero vissuto mai.”