Battesimo del Signore – A

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

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In Ascolto del Vangelo secondo San Matteo 3,13-17

Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Gesù, lo Spirito, la voce del Padre. Ecco la trinità, la famiglia “Dio”. Pochi versetti, asciutti, questi di Matteo. Ma densi di senso.
La prima azione pubblica che Gesù compie. In fila con gli ultimi, i peccatori. Nessuna corsia preferenziale.
Questo brano andrebbe letto ogni mattina, per ri-orientarsi. Gesù è partito dalla fine, dagli ultimi. Lui, si è spogliato di tutto…identità, incarico, ruolo, potere.
Per non saper ne leggere ne scrivere, si è messo così indietro. Perchè nessuno dovesse “doverlo seguire”…o inseguire. Ma tutti si sentissero a proprio agio. Nessuno ultimo, dietro di lui. Questo è il volto di Dio, ecco la password, il codice di entrata, il Suo biglietto da visita, parola definitiva.
La chiesa e la fede, ripartano da qui. Ci doni la consapevolezza di poter lasciar perdere le false umiltà, la voglia di riconoscimenti, titoli, gratitudini (pur umane e necessarie, ma..), le ipocrisie del non sentirsi degni, meritevoli, perfetti…basta… basta. Questa pagina la ascoltiamo da decenni… e ancora continuiamo a far finta di niente e non sentirci degni, a non saperci comportare, a dire che non sappiamo, non abbiamo studiato, siamo abituati, ci hanno insegnato… che palle! Ma basta…
Quando cominceremo a prendere sul serio il vangelo? se non la nostra fede..almeno il vangelo!
Quelli che dicono di non sapersi comportare in chiesa, che si giustificano sempre, che poverini loro non hanno, sanno, possono….che chiedono permesso e se possono entrare in sacrestia, che sbavano per avere il monsignore, che son felici perchè hanno marcato il territorio col capitello, o hanno il prete che passa a presenziare e garantire… quelli che cercano visibilità, fama, onori, meriti, che confondono il sociale col religioso, il “pan e vin” con l’eucaristia, la proloco con la parrocchia, la fede con il religioso, la superstizione con la devozione, l’annuncio con la propaganda, lo stare assieme con la chiesa,  la carità con l’elemosina…
Questa pagina di vangelo mi commuove sempre: mi fa venir voglia di tornare in fabbrica anonimo, di non apparire, di non differenziarmi se non il minimo, di ricordare che la distinzione materiale/spirituale, sacro/profano…son tutte sciocchezze, da superare e integrare.
E poi non posso non ricordare come Dio confermi questa scelta di Gesù. E se la conferma per il figlio significa che lo fa anche per la chiesa…
Mi rigioco una battuta già fatta… è come se Dio, guardando stupito come Gesù abbia voluto iniziare il suo ministero publico, grattandosi stupito il barbone bianco, avesse sogghignato dicendo…”niente, ciò..l’è tuto so Pàre”.. (per i non veneti: è tutto suo padre!)
E noi da che parte staremo?

“La Pista Cifrata.” – Omelia Maria SS.ma Madre di Dio 1 gennaio 2017 – A

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«Con quale desiderio Lei entra nell’anno nuovo?»
Con il desiderio di essere risparmiato da domande del genere.
(Karl Kraus, Die Fackel, 1906/13)


Passare il tempo facendo i cruciverba non mi ha mai entusiasmato. Dover pensare per forza mi annoia: la mia poca cultura e pazienza fanno il resto. Mi limito a leggere le barzellette, le curiosità e soprattutto ad unire i puntini. Le riviste propongono La Pista Cifrata, una serie di punti numerati da congiungere. Alla fine da quel caos solo apparente di puntini sparsi su un riquadro bianco, emerge a poco a poco un’immagine definita. Avete presente?
Stiamo per archiviare quest’anno bisestile, ricco di un giorno in più, al quale io son particolarmente legato. Credo sia bello guardarsi indietro e …unire i puntini. Cosa intendo?
Lo fa anche Maria: dice Luca che accogliendo i pastori e ascoltando quanto raccontavano…lei custodiva e meditava. Quanto le era accaduto, le parole dell’angelo, la relazione con Giuseppe, il sogno di Dio, la sua fede, una vita misteriosa in lei…sappiamo poco ma… che avrà avuto nel cuore questa ragazzina?
Custodire: sa di mettere via, riordinare e proteggere. Come una cantina… nel nostro cuore mettiamo in ordine le cose preziose.
Ci aiuti allora Maria, ad avere il suo sguardo su quest’anno e …unire i puntini. A rivedere che ne è stato di noi, come cristiani.
I mezzi di comunicazione ci stanno inondando di classifiche e ricordi: chi è morto, fatti memorabili, scoperte e fallimenti, parole nuove e mode, per cosa ricorderemo questo 2016.
Facciamolo anche noi: non per la cronaca ma per vivere in maniera meno superficiale. Custodire è anche difendere…dalla banalità dell’abitudine e del vivere come viene. Lo sguardo di Maria ci aiuti ad unire sotto un unico spirito i puntini di quanto ci è accaduto. Non è stata solo cronaca. La fede è come la penna da usare per farlo. Essere cristiani significa poter avere lo sguardo di Dio sulla realtà, su di noi e sugli altri. La fede ci offre la possibilità di decifrare quei puntini e unirli, piano, per leggerli come occasioni in cui il Signore ci ha interpellato, ci è stato accanto o lo abbiamo invocato. Il più delle volte la Sua presenza è discreta e la cogliamo dopo…facendo cioè, come Maria; ripensando a quel che abbiamo vissuto per scorgere a poco a poco in noi la nascita di un’immagine. Quale? la relazione con Dio nella fede non è mai statica o scontata. Unendo i puntini cosa ho scoperto di Lui e quindi della mia vita, in questo 2016?
Non puntini di una cronaca muta, casuale e piatta, di una fede estranea alla vita concreta, separata da quanto vivo o mi sta a cuore. Forse lo scopriremo presente, buono e premuroso; o magari lo percepiremo distante? assente? indifferente? I tratti di un padre che ci accoglie con misericordia, di un Gesù figlio e nostro fratello che ci guida, la presenza materna e silenziosa di Maria.. Alla fine di un anno, insomma…che esperienza abbiamo avuto di Dio? é davvero almeno la metà, di tutto quel che diciamo a memoria e cantiamo assieme (salvatore, padre buono, onnipotente, misericordioso, sorgente di vita, creatore…)
Non è un esercizio facile, essere aiutati, magari da un padre spirituale o nel confronto con qualcuno, può agevolare e insegnare questo per la propria vita spirituale. Servizio assai prezioso, se ripenso alla mia vita, agli anni del seminario e non solo per riconoscere che non stavo vivendo a caso ma Lui era presente..e unendo i puntini, si creava quasi un filo rosso…la storia di fede che mi ha portato qui.
Appoggiamo Suo figlio Gesù, in questo tempo di Natale, sulla mangiatoia della nostra vita e con fede uniamo i puntini. Nascano in noi i sentimenti e le emozioni più vere e autentiche: gratitudine, riconoscenza ma anche la fatica, la paura e l’ansia. Mettiamo tutto in quella mangiatoia, sia Lui a guidarci. Come Maria, ci doni il Signore di saper anche meditare queste cose per poterlo ancora riconoscere al nostro fianco. La fede ci aiuti a viverlo presente e appassionato a ciascuno di noi e alla qualità delle nostre vite. BA!

Maria Madre di Dio – A

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

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In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 2,16-21

In quel tempo i pastori andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.
Il fatto che sia la fine dell’anno vince su tante cose… l’arrivo sul crinale tra i due anni è sempre assai suggestivo; è inevitabile fare somme e tirare bilanci. Sono auguri laici, sociali, esistenziali, personali.
“Buon Anno” tutti capiscono cosa significhi e tutti dicono quel che sanno di dire. Da giorni i mezzi di comunicazione ci ricordano come è andato il 2016, l’annus horribilis per i musicisti…sappiamo a memoria la formazione dei morti…
e credo che ci sia qualche immortale che attenderà questi ultimi giorni cercando le monetine nelle tasche dei pantaloni… tra l’altro nessuno ha parlato dei musicisti che son morti in Russia nell’aereo..il coro dell’armata rossa…mica pizza e fichi… RIP.
E poi ci si prodiga a fare le previsioni, metereologiche o metereopatiche o degli oroscopi cialtroni per dire che ne sarà del 2017, avendo Mercurio e Giove a braccetto o Saturno di passaggio e cagate varie…
Allora al di là di tutto e del cenone e degli auguri… mi piace ricordare che chi verrà alla prefestiva potrà ascoltare e cantare (meglio) il glorioso inno del Te Deum… un inno che fa del ringraziamento e della lode il suo sunto.
Guardo a questo vangelo: scosse di assestamento sul mistero del Natale celebrato e che stiamo vivendo nell’Ottava…
Mi perdo su quel verbo “adagiato”: che poetica delicatezza. Non l’hanno messo… ma adagiato. Io che fatico a prendere un braccio un neonato perché mi sembra sempre troppo delicato per le mie mani grandi e pelose…mi pare di romperlo, ho il terrore di farlo cadere o di fargli male…
Maria custodiva e meditava. Custodire, le cose preziose, come una formica, risparmiare, custodire…proteggere, conservare, ricordare bene. A noi e alle nostre chiavette USB fa bene darsi del tempo per rivedere le cose belle o meno dell’anno, quelle che ci han fatto crescere, patire, sognare, maturare, vivere, appassionare, incazzare…finire l’anno scegliendo cosa custodirò perché prezioso, sofferto, importante. Renderlo mio patrimonio esistenziale. Meditandole… assaporarle, metterle in ordine, tenerle vive. Custodire non basta; non siamo magazzini ma nemmeno banche con le cassette di sicurezza. Se non medito…non le metto in connessione col mio processo di crescita, sviluppo, maturazione…
Che ciascuno di noi possa trovare in questi giorni un po’ di pace per coniugare questi due verbi nella propria vita…e tanti pastori che ci raccontano cose belle della fede e ci annunciano la verità della Bellezza di Dio per noi.